AMICI NON NE HO…MA AMICHE Sì! (2016)

marzo 14, 2018

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TRACKS

  1. È andata così (Inedito) – 4:16

  2. Non sono una signora (feat. Emma) – 3:50

  3. In alto mare (feat. Fiorella Mannoia) – 3:19

  4. Luna (feat. Paola Turci) – 4:52

  5. Dedicato (feat. Noemi) – 3:40

  6. Sei bellissima (feat. Alessandra Amoroso) – 4:02

  7. Il mare d’inverno (feat. Fiorella Mannoia) – 4:26

  8. E la luna bussò (feat. Elisa) – 4:32

  9. La goccia (feat. Nina Zilli) – 3:30

  10. Folle città (feat. Antonella Lo Coco) – 3:29

  11. Ma quale musica leggera (feat. Aida Cooper) – 3:09

  12. Mi manchi (feat. Patty Pravo) – 4:18

  13. Così ti scrivo (feat. Bianca Atzei) – 4:42

  14. Buongiorno anche a te (feat. Irene Grandi) – 3:45

  15. Amici non ne ho (feat. Aida, Alessandra, Antonella, Bianca, Elisa, Emma, Fiorella, Irene, Nina, Noemi, Paola, Patty) – 4:00

  16. Stiamo come stiamo (feat. Mia Martini) – 4:28

  17. Il mio funerale (Inedito) – 3:15

 

  • Loredana Berté – voce, cori
  • Matteo Di Francesco – batteria
  • Davide Aru – chitarra, tastiera, programmazione, cori
  • Carlo Di Francesco – percussioni, tastiera, programmazione
  • Fabio Valdemarin – pianoforte
  • Luca Visigalli – basso
  • Diego Corradin – batteria
  • Clemente Ferrari – tastiera, cori
  • Giorgio Secco – chitarra
  • Luca Mattioni – tastiera, cori, programmazione
  • Lele Melotti – batteria
  • Pierluigi Mingotti – basso
  • Andrea Morelli – chitarra
  • Carlo Miori – batteria, basso
  • Stefano Mariani – tastiera, chitarra, cori
  • Alessandro De Crescenzo – chitarra
  • Alberto Linari – tastiera

 

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Amici non ne ho… ma amiche sì! è un album musicale antologico di Loredana Bertè, uscito il 1º aprile 2016 dalla Warner Music Italy.

L’album, prodotto da Fiorella Mannoia, è stato realizzato per celebrare i quarant’anni di carriera della Berté. Il primo singolo estratto, È andata così, è stato scritto da Ligabue, che nell’annunciare la collaborazione con la Berté, ha dichiarato:

“Mi sono ritrovato fra le mani questo pezzo di cui ho riscritto il testo pensando che forse Loredana Bertè potrebbe aver voglia, oggi come oggi, di raccontare la sua consapevolezza rispetto a chi è, alla sua natura e al suo rapporto con la musica fatta e la musica che resta ancora da fare. Credo che lo senta molto. Spero che le porti molta fortuna.”

Intervistata da Mario Luzzatto Fegiz, la cantante racconta:

“Io non l’avevo mai conosciuto. Ha fatto tutto Fiorella Mannoia. Lui ha accettato di scrivere il brano a condizione di potermi parlare personalmente. E l’incontro c’è stato nell’hotel di Roma dove lui trascorre le vacanze estive. […] Ha scritto il brano, l’ho inciso e lui, dopo avermi abbracciato, mi ha detto una cosa bellissima: Nel tuo canto si avverte la presenza di Mimì”.

La lista tracce dell’album comprende la maggior parte delle hit storiche della Berté, riarrangiate da Carlo Di Francesco e Davide Aru e presentate in duetto con alcune delle più famose cantanti italiane contemporanee, tra cui Fiorella Mannoia (In alto mareIl mare d’inverno), Alessandra Amoroso (Sei bellissima), Bianca Atzei (Così ti scrivo), Elisa (…E la luna bussò), Emma (Non sono una signora), Irene Grandi (Buongiorno anche a te), Noemi (Dedicato), Patty Pravo (Mi manchi), Paola Turci (Luna) e Nina Zilli (La goccia).

Nel disco sono presenti anche Ma quale musica leggera, brano scritto da Edoardo Bennato e cantato in duetto con Aida Cooper (amica e storica cantante sia nei concerti di Loredana Berté che di Mia Martini), una nuova versione di Folle città e un duetto virtuale con Mia Martini per la nuova versione di Stiamo come stiamo, brano presentato dalle due sorelle al Festival di Sanremo 1993.

Chiude l’album Il mio funerale, secondo inedito scritto dalla stessa Berté, contraddistinto da sonorità reggae con venature rock, definito anche come il suo miglior brano degli ultimi anni. Il testo, secondo la cantante, è un chiaro atto di accusa nei confronti di «chi si imbuca ai funerali delle persone famose e sgomita davanti alle telecamere, fingendo un’amicizia che in realtà non c’è mai stata, pur di ottenere qualche secondo di visibilità in TV o sui giornali. Non sopporto l’opportunismo e nemmeno il mostruoso narcisismo della gente comune.»

Il primo singolo estratto, È andata così, è stato promosso da un videoclip girato dalla stessa Bertè. L’album è stato raccontato dalla Berté in svariatissime video interviste di enti di primaria importanza.

(Fonti: Wikipedia)

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RECENSIONI E CURIOSITA’…

Loredana Bertè, al top con il nuovo album “Amici non ne ho… Ma amiche sì!”

Il nuovo album di Loredana Bertè, prodotto da Fiorella Mannoia, che celebra i quarant’anni di carriera della cantante, debutta al numero 1 di iTunes lo stesso giorno della sua uscita. In “Amici non ne ho… Ma amiche sì!” la cantautrice di Bagnara Calabra ha collaborato con un gruppo di cantanti, tutte donne, con le quali ha re-inciso alcuni dei brani più significativi del suo repertorio: Emma, Fiorella Mannoia, Paola Turci, Noemi, Alessandra Amoroso, Elisa, Nina Zilli, Antonella Lo Coco, Aida Cooper, Bianca Atzei, Irene Grandi, tutte pronte a celebrare quella che Ligabue ha definito “la più punk tra le cantanti italiane”. “Amici non ne ho… Ma amiche sì!” contiene anche due inediti: il primo singolo “È andata così” uscito l’11 marzo scorso e scritto per lei da Luciano Ligabue ed il secondo, “Il mio funerale'”, un brano ironico e beffardo sull’ipocrisia e la superficialità regnante al giorno d’oggi scritto dalla stessa Bertè.

la Repubblica – aprile 2016

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AMICI NON NE HO…MA AMICHE SI!

LOREDANA BERTÉ

Ha ragione Ligabue a definire Loredana Berté “la più punk tra le cantanti italiane”: punk non riferito a un genere musicale, ma alla sua natura. Una carriera, la sua, fatta di grandi successi e grandi cadute: sempre sull’orlo, in bilico tra il trionfo e la tragedia. Ha spesso avuto tra le mani carte belle, che però ha saputo giocarsi male: il finto pancione a Sanremo nell’86 (con “Re”, una bella canzone dei fratelli Mango), ad esempio, o il plagio di “Musica e parole” a Sanremo nel 2008 (un rifacimento di “Ultimo segreto”, cantata da Ornella Ventura vent’anni prima). Ora esce questo “Amici non ne ho… Ma amiche sì!”, un bel progetto voluto da Fiorella Mannoia per celebrarne i 40 anni di carriera: si tratta di un album che ha visto la Berté reincidere una selezione dei suoi cavalli di battaglia insieme ad alcune colleghe, tutte rigorosamente donne (da qui il titolo del disco, che allude alla canzone presentata dalla cantante a Sanremo nel 1994).

Il disco è prodotto da Carlo Di Francesco e Davide Aru, entrambi collaboratori della Mannoia, con la supervisione artistica della stessa cantante romana; l’album contiene 17 brani: quattordici successi di Loredana Berté riproposti con nuovi arrangiamenti e in duetto con le “amiche” che hanno preso parte al progetto; e tre inediti, se per inediti si intendono quelle canzoni che trovano per la prima volta collocazione all’interno di un disco. In questo senso, oltre a “E’ andata così” e a “Il mio funerale” andrebbe considerato come inedito pure il duetto con la storica corista di Loredana, Aida Cooper, su “Ma quale musica leggera”. Questo brano, scritto da Edoardo Bennato nel 2012, avrebbe dovuto far parte di un disco – realizzato con l’aiuto di Gigi D’Alessio, si diceva all’epoca – che però non vide mai la luce. Al momento della scelta delle canzoni da includere all’interno di questo “Amici non ne ho… Ma amiche sì!”, la Berté e la Mannoia hanno deciso di ripescare il pezzo e di reinciderlo con la Cooper, facendolo diventare quasi un manifesto della loro amicizia e delle tante tournée fatte insieme.

“Amici non ne ho… Ma amiche sì!” è un bel viaggio musicale nel repertorio multiforme della Berté: cronologicamente parlando, il racconto parte da “Sei bellissima” del 1975 e arriva fino agli inediti del 2016, ma la scaletta non segue un ordine propriamente cronologico. “E’ andata così” e “Il mio funerale”, infatti, sono posti rispettivamente in apertura e in chiusura del disco, come a rappresentare un punto psicologico dal quale ripartire (il primo) e una lettera ai posteri (il secondo). “E’ andata che mi hanno lasciato il microfono acceso”, canta Loredana alla fine del bel manifesto scritto per lei da Ligabue; “I miei dischi ai primi posti in classifica, per la gioia della mia casa discografica”, canta invece nel brano scritto in ricordo del funerale della sorella Mia Martini, una critica contro l’ipocrisia dello star system.

Alcuni dei cavalli di battaglia sono proposti con nuovi arrangiamenti, altri in versioni piuttosto fedeli a quelle originali, e le varie “amiche” duettano con Loredana sulle note dei brani che più si avvicinano al loro stile/genere. Emma ha scelto di duettare su “Non sono una signora”, elegante inno scritto da Ivano Fossati e inciso dalla cantante nel 1982 per l’album “Traslocando”, qui riproposto in chiave rock con le chitarre elettriche e la batteria in primo piano.
Paola Turci mette in “Luna” (1997) la sua interpretazione struggente: rispetto all’originale, nell’arrangiamento spiccano gli stacchi degli archi, che vanno a conferire maggiore drammaticità al testo, scritto due anni dopo la morte di Mia Martini, e all’interpretazione delle due.
Alessandra Amoroso, che si è spesso cimentata con canzoni romantiche, duetta con Loredana sulla canzone più romantica del suo repertorio, “Sei bellissima” (1975), resa ancora più patetica – nel significato etimologico della parola – da un crescendo di archi.
Patty Pravo offre un’interpretazione elegantissima di “Mi manchi” (1993), tra i brani più mansueti del repertorio della Berté.

Questi che abbiamo elencato fin qui ci sembrano gli episodi migliori del disco. In secondo luogo, convincono i rifacimenti di “Dedicato” (1978), “E la luna bussò” (1979) e “La goccia” (1981): la prima viene riproposta nella versione orchestrale presentata da Noemi a Sanremo quest’anno, meno folkeggiante e più blues rispetto all’originale; della seconda si fa apprezzare la ricerca vocale e sonora di Elisa, alle prese con il reggae; della terza, Nina Zilli offre un’interpretazione blues su una base tale e quale all’originale, molto punk – e stavolta punk per genere, non per natura… Punk è anche l’interpretazione di Antonella Lo Coco, già concorrente di X Factor nel 2011, su “Folle città” (1979); quella di Bianca Atzei su “Così ti scrivo” (1983), invece, è più solare e meno amara rispetto all’originale.
Il duetto con Irene Grandi su “Buongiorno anche a te” (1980), rivisitata in chiave jazz, è un omaggio indiretto a Pino Daniele, che della canzone scrisse la musica (nello stesso album in cui è contenuta, “LoredanaBertÉ”, figura anche un brano interamente composto dal compianto cantautore partenopeo, “Un po’ di tutto”). “Il mare d’inverno” è stata completamente riarrangiata in chiave elettronica, con beat che accompagnano l’interpretazione della Mannoia e della Berté (Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone la scriverebbero così, oggi?), mentre di “In alto mare” (1980) – ancora proposta con la Mannoia – vengono messe in risalto le chitarre elettriche, amplificando le sonorità funky del pezzo.

Tutte le amiche ricompaiono poi nella versione corale di “Amici non ne ho”; tutte, con la sola inevitabile eccezione di Mia Martini, presente nel disco con la riproposizione del duetto in “Stiamo come stiamo”, in gara a Sanremo nel 1993: “Loredana ha voluto ricantare la sua parte perché non era soddisfatta dell’interpretazione nella versione originale, ma tutto il resto è stato lasciato come allora per rispetto di Mimì”, dice Fiorella Mannoia.

Cosa condividono con la Berté alcune delle “amiche” coinvolte nel progetto non ci è dato saperlo (“Siamo tutte intorno a lei perché in fondo tutte noi le dobbiamo qualcosa”, osserva la Mannoia); detto questo, “Amici non ne ho… Ma amiche sì!” è un disco che rende il giusto onore ad un personaggio importante e influente per la musica italiana e alle sue canzoni: chi non conoscesse la Berté, può scoprirla (anche se mancano brani fondamentali come, solo per citarne alcuni, il singolo di debutto “Volevi un amore grande” del 1974, “Meglio libera”, “Movie”, “Ninna nanna”, “Per i tuoi occhi”, “Acqua”, “Re”); chi già la conosce e ha amato questi brani, può “riscoprirli” in una chiave di lettura alternativa. Per fortuna, quel microfono gliel’hanno lasciato acceso…

Rockol – aprile 2016

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AMICI NON NE HO…MA AMICHE SI!

LOREDANA BERTÉ

Loredana è Loredana, senza dubbio. E anche in questo suo ultimo lavoro, circondata da grandi voci femminili, rimane al cento per cento se stessa, come solo lei sa essere, sempre imponente, sorprendente, magari a volte un po’ eccessiva o sopra le righe, ma coerente e assolutamente unica. In questo disco, dal sapore quasi “live” tanto è ruvida e immediata la sua interpretazione, è pienamente lei fin dal primo brano scrittole addosso da Ligabue, E’ andata così (inedito), ballata pop-rock cantata con voce roca che è una sorta di autobiografia, tra successi e cadute, “tutta alta e bassa marea”. Loredana ha di nuovo grinta da vendere (se mai l’aveva persa) e una ritrovata voglia di mettersi in gioco, forse anche di divertirsi e un po’ gratificarsi, insomma di dimostrare al mondo (musicale e non) che lei c’è sempre, e naviga alla grande. E 42 anni dopo il primo album riteniamo abbia il diritto di autocompiacersi anche un po’!

Tra i duetti il più prezioso è sicuramente l’ultimo, perchè irripetibile, speciale, quello con la sorella Mia Martini. La canzone è quella presentata insieme a Sanremo del ’93, che Loredana ha voluto qui ricantare con la voce più ruvida che ha oggi, lasciando intatto tutto il resto, compresa  ovviamente l’interpretazione originale di Mimì già di per sè molto emozionante. Bisogna dire che, a parte questo, i duetti più riusciti sono quelli in cui Loredana si confronta con le cantanti più distanti da lei innanzitutto come timbro vocale, ma anche come figure a 360 gradi: la raffinata e sensuale Patty Pravo (bellissima partecipazione in Mi manchi, unica condivisione nella storia di queste due icone della canzone italiana), l’essenziale Fiorella Mannoia (ottimo l’alternarsi delle due voci in una continua complementarietà in In altro mare), l’apparentemente più fragile Irene Grandi (interpretazione struggente in chiave jazz in Buongiorno anche a te),  la “voce storica” nei live di Loredana e Mia Martini Aida Cooper(presenza importante in Ma quale musica leggera), l’inaspettata faccia rock di Elisa (in E la luna bussò). Stridono un po’ invece le “gare” a chi urla più forte, a chi si impone, a chi conduce il gioco in alcuni degli altri brani. Non convincono completamente ad esempio Emma in Non sono una signoraNoeminell’interpretazione di Dedicato e la Amoroso  in Sei bellissima, tre indiscussi cavalli di battaglia in cui la Bertè domina nettamente su voci e personalità che, anche per via dell’anagrafe, non riescono nonostante le migliori intenzioni e l’impegno a reggere il confronto. Con Loredana in fondo non c’è scampo: è lei la più forte e grintosa, l’originale, quella che involontariamente (o no?) a volte sovrasta le colleghe. E in fondo è giusto così; è inutile tentare di imitarla, cantare graffiando più di lei, arrochire la voce per essere come lei o migliori di lei. E’ impossibile, perché di Loredana ce n’è una ed è irraggiungibile, senza vie di mezzo, anche se “dimenticata” per lunghi periodi ma molto spesso presa a modello dalle nuove generazioni di cantanti, e grazie al cielo (e grazie a chi le lascia ancora aperti i microfoni, parafrasando la canzone del Liga) non se ne sta zitta.

Loredana ne esce sempre e comunque vincente e, questo disco nel suo insieme molto vivace e colorato (come lo è lei del resto, con i suoi capelli blu elettrico, i fiori sulla testa e le labbra di fuoco) lo dimostra ampiamente, anche grazie alla sua prorompente ironia che più volte le ha salvato la vita e che maschera le immense fragilità di chi è Artista maiuscola, grandissima ma ipersensibile e vulnerabile come poche. E a proposito di ironia, non possiamo non citare il secondo inedito, cioè l’ultimo brano dell’album, Il mio funerale, (il testo stavolta è suo) in cui con un po’ amarezza e sottile sarcasmo Loredana evoca la scomparsa della sorella ed esorcizza, pubblicizzandolo come ultimo imperdibile show, il pensiero del proprio funerale (che le auguriamo ovviamente tra mille anni) denunciando l’ipocrisia di chi lucra sulla fama post-mortem. Uno sberleffo che è un bel pugno nello stomaco, appena addolcito dal ritmo del reggae.

Loredana è, nonostante gli eccessi e qualche scivolone (questo album non è né questo né quello, fortunatamente) in barba a tutto e a tutti, un’artista che ancora oggi fa il pienone ai concerti e riunisce attorno a sé tre generazioni di fans. Pubblico fedele che, in attesa da più di dieci anni di un nuovo disco  in studio, crediamo sia oggi ampiamente appagato da questo bel lavoro.
E allora, di cuore,  bentornata non-Signora Bertè!

L’ Isola che non c’era – aprile 2016

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Loredana Bertè e “le sue amiche”: il nuovo album e il passato di una vera rocker

“Alla fine è stata una vita del cazzo, una partita persa, una mano sfortunata”.

Prima di incontrare Loredana Berté non riesco a togliermi dalla testa queste parole che (quasi) concludono la sua autobiografia, Traslocando. È andata così. In genere gli artisti (e non solo loro) cercano di nobilitare in ogni modo la propria esistenza. Lei, no. Ha vissuto situazioni drammatiche, ma anche altre decisamente esaltanti. Da un’infanzia anaffettiva agli amori turbolenti (Björn Borg su tutti), fino alla perdita dell’adorata sorella Mia Martini, Mimì. Dalle amicizie con Michael Jackson e Andy Warhol all’onnipresente voglia di scuotere un’Italia bigotta e moralista. Ora Loredana festeggia 40 anni di carriera con Amici non ne ho… ma amiche sì!, l’album dove ricanta i suoi pezzi del passato in duetto con altre cantanti italiane e con due inediti: È andata così, il singolo in radio scritto per lei da Ligabue, e Il mio funerale, firmato da lei.

Quella che incontro in un hotel di Milano (dove continua a vivere: «Ma non mi piace per niente, come Roma, del resto», spiega) è una Berté in versione sportiva: leggings in tessuto tecnico, felpa della tuta, sneakers, capelli con sfumature azzurre raccolti in una coda alta. È tranquilla, come non te l’aspetteresti mai. «Allora, l’hai sentito questo album?», mi interroga. «Hai visto che la mia voce è più bella rispetto al passato? Boh, saranno le sigarette. E mi sono pure disegnata io la copertina». Eccola, all’improvviso adrenalinica.

Che giudizio dai alle cantanti che hanno lavorato con te e a Fiorella Mannoia, che ha prodotto l’album?
Buono a tutte: son riuscite a comprendere il vissuto che c’era dietro ogni pezzo. Da Emma, che mi chiama la sua mamma rock, a Elisa, che ha dato un’interpretazione molto personale a E la Luna bussò, fino a Nina Zilli, che ho adorato. Patty Pravo, poi, mi ha spiazzato scegliendo un pezzo di nicchia come Mi manchi. Ottimo a Fiorella Mannoia, che ha avuto l’idea e ha coinvolto le altre. Tutto merito di Renato (Zero, ndr), comunque: se non ci fosse stato lui, che ha tirato una sòla a me e a lei, a quest’ora non ci saremmo conosciute.

Come sei dura con Renato, l’amico di una vita…
Abbiamo litigato troppe volte e stavolta abbiamo rotto per sempre. E non chiedermi anche tu perché.

In fondo avete condiviso tante belle esperienze, no?
Eccome: io, Mimì e Renato partivamo per andare a vedere qualsiasi concerto senza avere una lira in tasca. Come l’ultima volta che ho visto i Rolling Stones. Era l’11 luglio del 1982, con noi c’era anche Miguel Bosè, era pomeriggio, perché la sera dovevamo vederci la finale dei Mondiali. Che periodo pazzesco. Il giorno dopo l’etichetta discografica mi prelevò da casa all’improvviso e mi disse: “Adesso vai in tour in Germania, ecco i compagni con cui dividerai il palco. Erano i Jackson 5”.

Alla fine degli anni ’70 eri invece a New York con Andy Warhol.
Ero nel negozio di Fiorucci, sulla 53esima e arrivò Warhol, che all’inizio mi scambiò per una cameriera. Mi chiese un caffè, io mi prestai al gioco e glielo preparai. Nei giorni successivi, poi, Warhol doveva organizzare una mega festa alla factory e Fiorucci gli suggerì di chiedere a me una mano, perché, oltre che rockstar, da buona italiana avrei anche potuto cucinare per tutti. Così feci, e in cambio Warhol mi disegnò la copertina dell’album e girò per me pure il video di Movie! Non l’ha fatto con nessun altro artista italiano, capisci?

Hai conosciuto anche Umberto Eco in quegli anni.
Non proprio. Stavo lavorando per Gerusalemme con Mario Luzi e Carla Fracci, Eco è andato da Mario Luzi e gli ha chiesto: “Ma è una leggenda metropolitana o stai lavorando con una “rockettara”, lì, come è che si chiama?”.

Al suo funerale immagino tu non sia andata…
Ma figurati! Ne Il mio funerale canto proprio che ci sono troppe persone che vanno ai funerali solo per farsi vedere e farsi fotografare.

Il tuo come lo vorresti?
Pieno di transessuali, mentre suona la mia canzone. Vorrei essere vestita da Mercoledì Addams ed essere sepolta al cimitero di Praga.

In un paio di occasioni hai detto due cose che ho trovato davvero controcorrente: la prima è che secondo te il tempo non lenisce il dolore, ma lo aumenta.
Ogni giorno penso alla perdita di Mimì e niente riesce ad alleviare la ferita più grande della mia vita. Una sorella o un fratello a volte si danno per scontati e si sbaglia, parecchio. La seconda quale è?

Dici che è stata una vita del cazzo: a me non pare.
Invece sì, e il motivo è che non riesco a darmi pace per essere partita per un viaggio senza aver salutato Mimì, perché avevamo litigato per delle cazzate. Penso anche a quel maledetto cellulare che lei voleva darmi e io non ho voluto.

Per questo non hai un cellulare?
Certo, ho perso la telefonata della vita, quindi adesso a cosa potrebbe servirmi?

Questo disco, però, mi sembra che ti abbia dato una dose di positività.
Positività a me? Ma che, stai scherzando? Certo, posso salvare la musica nella mia vita. Ho voglia di tornare sul palco, anche perché hai visto quello che combino, vero? Sono tosta, posso sopportare tutto. Ma positiva no, quello proprio mai.

Silvia Danielli, Rolling Stone – aprile 2016

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