BABYBERTE’ (2005)

Copertina Special Edition

TRACKS

  • CD 1

  1. <Segreteria cane deficiente… Leone (Skit)> – 0:24

  2. Sola come un cane (Berté/Leon) – 3:42

  3. <Mess. Morgan… cappello salvo… (Skit)> – 0:21

  4. Mufida (Berté/Leon) – 4:08

  5. Notti senza luna (Berté/Leon) – 3:35

  6. <Full Metal Jacket (Skitlude)> – 0:26

  7. Mercedes Benz (Berté/Leon) – 4:58

  8. <Mess. Asia… dall’America… Sei bellissima… (Skit)> – 0:36

  9. Io ballo sola (Berté/Cavallo) – 5:06

  10. <Segr. cane Dori Ghezzi cheffai abbai?!? (Skit)> – 0:19

  11. Joe (Berté/Leon) – 3:33

  12. <Documento Genova – Fazio… Serra etc. (Skitduction)> – 0:43

  13. Una storia sbagliata (Fazio) (De André/Bubola) – 6:07

  14. <Mess. Dori Ghezzi (Skit)> – 0:05

  15. <Mess. Rosita (Skit)> – 0:27

  • CD 2

  1. I ragazzi italiani (Dalla/De Gregori/Cellamare) – 4:16

  2. <Mess. Ron che ride (Skit)> – 0:14

  3. <Mess. fans incazzati x disco + segreteria esaurita!! (Skit)> – 0:40

  4. Deliri a 45 giri (R. Zero/D. Riccardi) – 2:39 (demo)

  5. <Mess. Renato so’ Giulio Cesare!!! (Skit)> – 0:11

  6. Al lupo (Berté/Piccoli) – 4:13

  7. <Mess. Gragnaniello rocckkissima!!! (Skit)> – 0:14

  8. <Mess. Rosita ci sei??? (Skit)> – 0:32

  9. Non mi pento (Berté/Leon) – 3:43

  10. <Segr. cane… Renato pazzesco!?! (Skit)> – 0:35

  11. Strade di fuoco (Berté/Fasolino/Cinelli) – 4:26

  12. <Mess. Asia cerchietti… (Skit)> – 1:06

  13. Sto male (Berté/Leon) – 4:58

  14. <Mess. Renato… non sei tornata!!?! (Skit)> – 0:25

  15. <Autostrada… Introdurre biglietto… Arrivederci!!! (Skit)> – 0:18

 

 

Io ballo solaNotti senza lunaMercedes Benz

Registrate: agosto 2000, Bach Studio, Milano

Mufida

Registrata: dicembre 2003, Master Studio di Leopoldo Rossano, Macerata

  • Loredana Berté: arrangiamento e produzione
Sola come un caneJoeI ragazzi italianiAl lupoNon mi pentoStrade di fuoco e Sto male

Registrate: 11 luglio – 5 settembre 2004, Forum Musicvillage, Studio A, Roma

  • Derek Wilson: batteria
  • Massimo Camarca: basso
  • Alfredo Matera: tastiere
  • Giorgio Cocilovo: chitarre
  • Daniela Loi, Cristiana Polegri: vocalist
  • Loredana Berté: arrangiamento e produzione; co-missaggi
Deliri a 45 giri

Registrata: «Studio Fonopoli» / Roma

Una storia sbagliata

Registrata live a Genova il 12 marzo 2000

 

 

Foto 2

 

 

“Babyberté” esce sul mercato dopo la fortunata esperienza televisiva di Loredana a Music Farm, che l’ha vista assoluta protagonista del programma tv.

Lalbum viene pubblicato su etichetta Nar International/Edel Music, nel settembre del 2005 in due versioni: una singola, contenente un solo CD con trenta tracce, e una “deluxe”, consistente nel CD con trenta tracce, un CD singolo con due brani e un DVD con alcuni videoclip di brani tratti dall’album, interpretati dall’attrice Asia Argento.

L’album rappresenta il ritorno di Loredana sulla scena discografica italiana dopo un silenzio durato molti anni: tra raccolte, singoli sparsi e compilation dal vivo, l’ultimo album di inediti di studio risale a otto anni prima. Il disco è stato interamente realizzato, prodotto, arrangiato da Loredana, e registrato con tecnica analogica.

Assieme alle tracce musicali, sono stati inseriti, tra un brano e l’altro, spezzoni vari, soprattutto messaggi della segreteria telefonica di Loredana, lasciati da alcuni personaggi noti, quali Asia ArgentoMorganRenato ZeroDori GhezziEnzo GragnanielloRon e Rosita Celentano.

L’album comprende anche l’EP del 2002, “Dimmi che mi ami”, ad eccezione della title track, che compare però, in versione demo e in versione strumentale nel CD singolo allegato all’edizione “deluxe”.

L’album è stato pubblicato in due diverse edizioni con la stessa copertina ma con packaging differente. La confezione della versione “deluxe” (“pop-up”) riprende quella tipica dei libri “parlanti” o “sagomati”, per i bambini.

Il lavoro discografico è il prodotto del variopinto, contraddittorio e confusionario mondo di Loredana Berté e racchiude diversi brani registrati precedentemente al 2005, tra cui le sue versioni di “Una storia sbagliata” di Fabrizio De André e de “I ragazzi italiani” di Lucio Dalla, Ron e Francesco De Gregori. Renato Zero le regala una nuova canzone, l’ironica “Deliri a 45 giri”.

La versione “pop-up” dell’album regala al pubblico una serie di gadgets e sagome colorate interamente ideate da Loredana stessa.

L’album raggiunge il secondo posto della classifica delle vendite Fimi/Nielsen ed il primo singolo utilizzato per la promozione radiofonica è “Non mi pento”. Il cd singolo estratto è il brano “Strade di fuoco”, che ottiene un discreto successo sia come vendita che come risonanza radiofonica, anche grazie alle partecipazioni televisive di Loredana e all’originale videoclip che viene realizzato.

Il brano “Mufida” è dedicato a Mia Martini e racconta della loro infanzia, con una serie di immagini a volte visionarie e a tratti drammaticamente lucide.

Il ritorno alla discografia di Loredana viene accolto dalla critica con elogi sia per la parte musicale che per la realizzazione del lavoro, ancora più del solito straordinariamente curata.

 

(Fonti: Wikipedia)

 

 

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Foto 15Retro Special Edition

 

 

 

RECENSIONI E CURIOSITA’…

 

A SETTEMBRE TORNA LOREDANA BERTÉ CON UN NUOVO ALBUM

Dopo 8 anni dall’ultimo album di inediti, “Un pettirosso da combattimento” (1997), dopo 7 anni dal live ufficiale “Decisamente Loredana”, dopo poco più di tre anni dal mini-Cd “Dimmi che mi ami” (2002), si annuncia per il prossimo 9 settembre l’uscita di “Babyberté”: 13 nuove canzoni di Loredana Berté fra le quali anche una rilettura di “I ragazzi italiani”, singolo di Ron degli anni Settanta. “Babyberté” uscirà su etichetta Nar International distribuito da Edel Italia

 

www.rockol.it – 4/8/2005

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MEZZANOTTE CON LOREDANA BERTÈ

Allo scoccare della mezzanotte di giovedì 8 settembre, le Messaggerie Musicali di Milano ospiteranno il primo grande evento della nuova stagione discografica. Infatti alle 24.00 in punto inizierà la vendita del nuovo, attesissimo CD di Loredana Bertè dal titolo “Babybertè”, in arrivo sul mercato dopo sette anni dall’ultimo album di inediti “Un pettirosso da combattimento” (1997). Per l’occasione, la sera di giovedì 8 settembre il megastore non chiuderà alle 23 come di consueto, ma prolungherà l’orario di apertura al pubblico fino a notte fonda per festeggiare l’evento con una “padrona di casa” d’eccezione: Loredana Bertè stessa, che avrà così modo di incontrare i suoi tanti e appassionati fan in una notte davvero magica, suggellata dal rito dell’autografo sulle prime copie del cd acquistate “in tempo reale”. “Babybertè” (pubblicato da Nar International e distribuito da Edel Italia) contiene 13 nuove canzoni di Loredana Bertè fra le quali anche una rilettura di “I ragazzi italiani”, singolo di Ron degli anni ’70.

 

www.messaggeriemusicali.it 4/8/2005

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LOREDANA BERTE’: “BABYBERTE’”

Loredana Bertè, la più amata e straordinaria voce femminile italiana pubblica il suo nuovo album ‘BabyBertè’ il 9 Settembre, un disco che conferma l’immenso talento della Bertè e che si candida ad essere uno dei più belli della sua straordinaria carriera.

Edel Italia ringrazia i tantissimi fan di Loredana che nelle ultime settimane hanno scritto e telefonato per avere maggiori notizie sull’album.

Edel Italia invita tutti i fan di Loredana alla “festa/presentazione” del disco alle 24:00 di Giovedì 8 Settembre (la notte tra Giovedì e Venerdì) alle Messaggerie Musicali di Milano.Loredana Bertè firmerà le copie del nuovo album in vendita già dalle 00:01 di Venerdì ed ascolterà il disco in compagnia dei suoi amici e dei suoi fan.Nei prossimi giorni su www.edel.it maggiori informazioni sul disco, i brani e la copertina dell’album

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UN ATTESA LUNGA 8 ANNI PER PARTORIRE “BABYBERTÈ”, IL NUOVO ALBUM DI LOREDANA BERTÈ

E’ finalmente ufficiale la data di pubblicazione del tanto atteso nuovo album di Loredana Bertè. “BabyBertè” sarà in tutti i negozi dal 9 Settembre 2005. Messaggerie Musicali festeggia il ritorno sulle scene musicali di Loredana Berté, con un evento d’eccezione! Infatti, dopo le ore 23 di giovedì 8 settembre, il negozio di Milano riamarrà eccezionalmente aperto per dare la possibilità a tutti i fan di attendere la mezzanotte quando sarà possibile acquistare il nuovo album “Babyberté” e farselo autografare dalla straordinaria cantante in persona. “Babybertè” conterrà 13 nuove canzoni, tra cui anticipiamo in anteprima “Strade di fuoco”, “Sola come un cane”, “Deliri a 45 giri”, ed anche una rilettura de “I ragazzi italiani”, singolo di Ron degli anni ’70. Curiosità: fra una traccia e l’altra la Berté ha inserito alcuni veri messaggi di segreteria telefonica che le hanno lasciato, fra gli altri: Asia Argento, Renato Zero, Morgan e Rosita Celentano. Uscirà su etichetta Nar International distribuito da Edel Italia, al prezzo indicativo di 15 euro.

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LOREDANA BERTÈ: NUOVO DISCO IN USCITA IL 9 SETTEMBRE

Dopo 7 anni di assenza e 5 di lavorazione finalmente il nuovo, incredibile, cd di LOREDANA BERTE’ da venerdi 9 settembre in tutti i negozi, dal titolo BABYBERTE’

La grinta, l’energia, la rabbia del personaggio più atipico del rock al femminile in un album ricco di storie quotidiane.
Tutta la voglia di tornare al grande pubblico che la segue da quasi 30 anni. Un cd che la stessa Loredana definisce “un format”.

13 canzoni intervallate da messaggi di pochi secondi lasciati sulla segreteria telefonica di Loredana da amici e colleghi.

Le voci di Asia Argento – Morgan – Renato Zero – Rosita Celentano – Enzo Gragnagniello – Dori Ghezzi e poi fans incazzati, distributori automatici di biglietti autostradali e quant’altro.

I testi portano la firma di Loredana tranne “I ragazzi italiani” firmata da L.Dalla/F. De Gregori con musiche di Ron e “Deliri a 45 giri”, qui in versione demo e firmata da Renato Zero.

Nella notte tra giovedi 8 e venerdi 9 settembre esattamente a mezzanotte e un minuto le Messaggerie Musicali di Milano (Corso Vittorio Emanuele) organizzano, in collaborazione con NAR INT. e Edel

 

www.radioitalia.it – 4/8/2005

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TORNA LA BERTÈ E FA ASCOLTARE LA SEGRETERIA

Dopo 7 anni, il 9 settembre esce “Babybertè”, il nuovo cd di inediti dell’incontenibile Loredana. Contiene 14 brani

Dopo “Music Farm”, le sfuriate, annessi e connessi, torna, dopo sette anni su cd inedito, l’irascibile Loredana Bertè

Nel suo entourage giurano (per l’ennesima volta) che sia cambiata, che sia ormai diventata uno zuccherino, ma chi ci crede?

L’appuntamento è allo scoccare della mezzanotte di venerdì 9 settembre, quando le Messaggerie Musicali di Milano metteranno in vendita il nuovo pargolo, “Babybertè”.

Lory (che per fortuna non è la Lecciso, per la cronaca) sarà lì, pronta ad autografare le prime copie ai fan irriducibili.
“Babybertè” contiene 13 nuove canzoni, e una cover di “I ragazzi italiani”, singolo di Ron degli anni ’70.
Curiosità: fra una traccia e l’altra la Berté ha inserito alcuni veri messaggi di segreteria telefonica che le hanno lasciato, fra gli altri: Asia Argento, Renato Zero, Morgan e Rosita Celentano.

www.vipline

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CHE FINE HA FATTO BERTEBABY?

IL RITORNO DI LOREDANA BERTE’

Otto anni sono lunghi da passare, anche se interrotti da un breve episodio rappresentato da un extended play con quattro canzoni, e un brano strumentale, tre delle quali (Mercedes Benz“, “Io ballo da sola e Notti senza luna) rientrano nel nuovo lavoro in uscita il 9 settembre. Poche apparizioni in televisione, molte aspettative e parecchi rinvii lasciavano i fan di Loredana Berté di volta in volta con il fiato in gola. La nostra interprete più rock (e più incazzata) sembrava sempre pronta a dare in pasto un nuovo lavoro al pubblico che, dopo aver ‘toccato’ il bellissimo Un pettirosso da combattimento, non poteva che aspettarsi il seguito logico di una storia personale raccontata in musica in un altro sensazionale disco carico di emozioni. Chi ha avuto modo di ascoltare qualche estratto del nuovo lavoro, tra cui Non mi pento, primo singolo, sostiene che BabyBerté è un disco bellissimo, e non vedo perché non dovrei crederci. Alla realizzazione, costata anni di ricerca, hanno partecipato in un modo un po’ fuori dall’ordinario, tra le tracce, molti illustri personaggi: Rosita Celentano, Morgan, Asia Argento, Enzo Gragnaniello, Dori Ghezzi e anche l’amico Renato Zero che firma il brano Deliri a 45 giri.

L’unico augurio idiota che mi sento di esprimere alla ritrovata Loredana è che il suo disco sbanchi le classifiche e venda tantissimo dando a lei l’opportunità di poter produrre molti altri dischi e a noi, i suoi fedeli ammiratori, la possibilità di non perderla più di vista per così tanto tempo.

Nel sito della Edel è possibile ascoltare il primo singolo.

Finalmente! E’ il caso di dirlo.

Dopo anni di attesa, resa più ardua dalle continue smentite, arriva nei lettori di tutti i fan di Loredana Berté il tanto agognato “lavoro dei lavori”. Cinque anni è durata la gestazione? Va beh, mica ci avranno lavorato per cinque-anni-otto-ore-al-giorno-cinque-giorni-su-sette?! Siamo seri. Intanto un pizzico di delusione per l’inclusione di tre pezzi già editi che forse potevano trovar posto come elementi extra senza essere “mischiati” di brutto con la nuova produzione. Felice come una pasquetta invece di trovare finalmente le note di Mufida di cui, sebbene fioccassero gli inviti di amici e parenti di scaricarmela da internet, avevo solo un ricordo emozionale “live”. Ora è a casa.

Una storia sbagliata invece poteva rimanere di casa nell’album tributo a Fabrizio De André e non cercare altre collocazioni: non che non mi piaccia la canzone, è solo che penso che ogni cosa dovrebbe mantenere il suo spazio e sarebbe meglio se un’emozione musicale rimanesse tale, e tale può rimanere solo mantenendo inalterato l’impatto che ha avuto la prima volta (un po’ come il primo amore, no?).

Questi i difetti dell’operazione.

I pregi?

Beh, i pregi sono tanti, a partire dall’entusiasmo e dalla voglia di cantare qualcosa di forte, e di cose forti nel disco ce ne sono in abbondanza.

La fortuna nostra è che Loredana Berté è una donna che sa ancora emozionare il suo pubblico e se in questo Paese si prestasse maggiore attenzione a chi  dell’industria musicale è parte integrante, e non solo ai progettini fini a se stessi, buoni per raccogliere spiccioli facili, la Berté sarebbe una con una tale riserva di cartucce da sparare da averne ancora per almeno tre o quattro vite oltre a quella che il destino riserva a tutti di default.

Ci sono artisti che, artisticamente parlando, muoiono sul nascere e poi ce ne sono altri forse un po’ “scomodi”, come Loredana Berté, che hanno il dono dell’immortalità non riconosciuta dagli allocchi.

Parlando del disco, senza entrare troppo in profondità perché è meglio che ciascuno si formi un’opinione propria, mi sento di dire che ci restituisce una Berté ancora incazzata ma forse un po’ meno del solito, che le canzoni potevano essere almeno 15 (considerate le tre che già avevamo in quel dischetto sanremese) e, per concludere, che sicuramente può essere davvero un buon modo per ricominciare un dialogo con il pubblico che la dava ufficialmente per dispersa e che con Babyberté la ritrova alla grande.

Grande Loredana e grande anche Luciano (Tallarini).

MM

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Esce tra pochi giorni il nuovo, atteso album di Loredana Berté: BabyBerté. 13 brani nuovi e la grinta ruvida ed energetica di sempre.

LA NOSTRA MAMMA ROCK

In BabyBertè ci sono 13 tracce di canzoni nuove (3 di queste sono riproposte dall’ultimo ep del 2002, compresa la bellissima ‘Mercedes Benz’) e nuovissime. Molti testi sono scritti dal pugno incazzato di Loredana. C’è anche ‘I ragazzi italiani’ (scritta da Dalla, De Gregori e Ron e da questi cantata negli anni ’70). C’è una sfiziosa canzonetta scritta da Zero. C’è il live da brivido del concerto dedicato a De André. E c’è tutta la matrice Berté nelle interpretazioni.

Tra una brano e l’altro, suoni di bobine, messaggi acustici e voci di segreteria. Sono i messaggi lasciati a Loredana dai suoi amici e conoscenti più disparati. Compresi alcuni fan gay baresi. Compreso ancora Renato ‘a Loredà io sto a venì a Milano, te ci sei?’. Non manca Asia Argento che così apostrofa Loredana ‘tu sei la mia mamma rock’.

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QUANDO UN’ICONA DIVENTA RIFLESSO DELLA VITA REALE

di Andrea Balilla

1983. Anno del primo governo Craxi, della vittoria elettorale di Margaret Thatcher dopo la guerra delle Falkland, dell’assassinio di Aldo Moro. Esce Flashdance, ma anche Il Grande Freddo, Billie Jean, ma anche Sweet Dreams. Nello stesso anno muoiono Gorge Cukor, Tennessee Williams, Gloria Swanson e viene identificato il virus dell’Aids. Finiscono un sacco di sogni e ne nascono altri. Forse più finti, forse più reali.

Loredana Bertè pubblica Jazz (a fianco foto di copertina), uno dei suoi dischi più belli e più compiuti, prodotto da Ivano Fossati e registrato a New York che la consacra star del rock italiano con canzoni come Il mare d’inverno. Ma che soprattutto aiuta un’intera generazione a riscrivere un immaginario frantumato e incerto.
Di sincerità ha vissuto e vive ancora Loredana. Non ha mai nascosto niente né mentito a nessuno. Chi come lei si trova nella felice (o infelice?) condizione di non avere niente da perdere ha tra le mani la libertà. Da più di trent’anni icona della musica detta popolare, ma con all’attivo partecipazioni che fanno abbassare gli occhi a molti cantanti nostrani, Loredana ha inventato la formula della sopravvivenza e se la tiene stretta.

Durante la sua lunga carriera interrotta da abbandoni, lutti, liti e soprattutto da sé stessa, ha scritto pagina dopo pagina un diario umano che riguarda da vicino o da lontano tutti noi. Da Dedicato alla prossima Mufida (contenuta in questo nuovo, spettacolare e inaspettato album) ha scelto di raccontare l’Italia e il mondo visti dal basso, dai marciapiedi, come dice lei. E in lei una massa di persone si è riconosciuta ed è cresciuta fuori dall’ombra in cui la società civile l’aveva sbattuta.

I cantautori di solito scrivono le storie, gli interpreti le raccontano. La Bertè ha vissuto nella vita quello che sul palco ha rappresentato. Senza avere paura di posare nuda sulla copertina del suo primo disco, di urlare che non era una signora inciampando nella gonna, di ballare con un finto pancione da donna incinta, di mandare affanculo la luna, di piangere in pubblico una sorella troppo importante.

E nel fare questo ha portato per mano una massa anonima di gay, lesbiche, transessuali, transgender e quant’altro che soffrivano di identità mancanti o multiple, che non si accordavano all’estetica dominante e che avevano il disperato bisogno di un traino per arrivare alla fine di un processo di autoidentificazione doloroso. Loredana Bertè ha dato bocca, occhi, orecchie e soprattutto parole a ciechi, sordi e muti senza speranza. Ha negli anni costruito certezze negli orizzonti di chi combatteva, e forse continua a combattere, una battaglia quotidiana contro il mondo.

Ma soprattutto, attraverso infiniti stadi e cambiamenti che l’hanno avvicinata e allontanata dal pubblico, continua a dimostrare come icona non voglia dire solo immagine, ma riflesso limpido della società che nelle sue canzoni appare sempre orribilmente reale, incredibilmente vera.

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QUEL CONCERTO DI LOREDANA CHE CAMBIO’ PER SEMPRE LA MIA VITA

( di Alessandro G. )

E’ l’alba degli anni ottanta nel 1983. Da una densa cortina di fumo e riflettori viola e verdi, dopo un intro lunghissimo, Loredana esce sul palco vestita di stracci couture. All’inizio non la vedo, sento solo la voce battere sulle pareti di plastica di Bussoladomani e ricadere dentro la mia testa a ripetizione. Ho il cuore che mi va dappertutto. Non ho mai visto niente neanche di lontanamente paragonabile. Poi sale su una cassa e urla. Allora la vedo. E’ bella come penso che ogni donna dovrebbe essere, è un gladiatore marziano, non vola solo perché non ne ha voglia. E ruggisce. Per due ore, senza mai fermarsi. Le canzoni parlano di me, dicono che si può non capire, si può sbagliare, si può morire e rinascere. Penso che voglio salire lì sopra e non scendere mai più perché quaggiù è tutto troppo pulito. E lì sopra è solo sporco e caos. Penso che sono libero di fare quello che voglio, che non ho limiti, che va bene così.

Poi è mattina e mi sveglio. Vado a una scuola piena di sedicenni con i capelli molto cotonati e le camicie stirate. Cattivi. Che mi giudicano. E a cui non riesco a raccontare niente. Penso che me ne devo andare ma che ho ancora due anni e che non ce la farò mai. Vado a casa e come ogni pomeriggio studio fino a sera. Catullo e Seneca se ne stanno lì sugli scaffali e non mi aiutano.

Sono solo in casa, come sempre. Vado in sala, accendo lo stereo e metto un disco di Loredana. Lei mi guarda da una foto che sembra fatta a un televisore. E canta di nuovo. Io la ascolto come si ascoltano le sirene, me la faccio entrare nelle vene mentre spingo il volume più su. Non vedo più niente e allora chiudo gli occhi. E me ne sto lontano, dove vorrei essere.

E’ ogni giorno così, per due anni e tre dischi. Finchè arriva il giorno del diploma e sono libero. E mia madre mi guarda e mi chiede dove voglio andare. E io le rispondo lontano, mamma, molto lontano. E sento che ho già fatto tanta fatica per arrivare lì ma che c’è stata la sua musica e che ci sarà ancora. Le canzoni le so a memoria, tutte, da sempre. E quando prendo il treno per andare a vivere a Milano me le canto nella testa. E Milano arriva veloce.

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DOPO 7 ANNI ECCO IL NUOVO CD

BABYBERTÈ, IL RITORNO DI LOREDANA

Arriva nei negozi il nuovo disco della Bertè, dal titolo “Babybertè”. Dopo cinque anni di lavorazione la cantante italiana è riuscita a portare a termine un lavoro a cui tiene molto. Questa notte, a mezzanotte e un minuto, la Bertè sarà alle Messaggerie Musicali, in via Vittorio Emanuele a Milano, per presentare il disco ai fans, che potranno incontrarla e farsi autografare il cd.

“E’ stato un parto plurigemellare”, ha detto la cantante, spiegando il significato del titolo del cd. La Bertè ha voluto registrare solo in sale di registrazione analogiche, “difficile da trovare disponibili – spiega Loredana – che insieme ad altri problemi avuti nel corso della lavorazione,hanno allungato i tempi, non trovava una squadra con cui poter lavorare come avrebbe voluto, fino al connubio con la discografica Nar/Edel, “una realtà indipendente della discografia italiana”.

L’album arriva dopo 7 anni di pausa. “Ho avuto mille difficoltà – dice Bertè – e poi sono considerata una rompicoglioni dalle case discografiche perchè volevo registrare il cd solo in maniera analogica, e ho pure dovuto cacciare tre fonici che erano giovani e non mi soddisfacevano : studiate e tornate gli ho detto. Mi sono auto-finanziata con 450 milioni di vecchie lire guadagnati anche con lo show ‘Music Farm”‘.

L’album, esce venerdì 9 settembre, mentre stasera (a mezzanotte e un minuto) Loredana sarà alle ‘Messaggerie Musicali’ di Milano, in corso Vittorio Emanuele, per autografare le prime copie vendute. Tra le particolarità del cd, il disegno sulla copertina che fa assomigliare Loredana al personaggio Mafalda di Quino: “Io sono Mafalda – dice – e poi credo che le copertine di qualità siano le uniche che possano battere la pirateria”.

“BabyBertè” è un disco contro l’ignoranza, l’ipocrisia, la credulità. E’ un disco che vuole denunciare chi, affibbiando a destra e a manca il titolo di portatore di iella, rovina le persone.

E’ Loredana stessa a spiegarlo, puntando l’indice anche contro chi, etichettandola come “porta-sfiga”, ha distrutto la sorella Mimì.

Minigonna di jeans, maglietta nera con scritta ‘Canada’, lunghi capelli bianchi e neri, Loredana Berte’, classe 1950, parla a tutto campo: “Ho scoperto non solo di non essere divorziata con Bjorn Borg, ma nemmeno separata: a lui conviene cosi’ altrimenti dovrebbe darmi 12 miliardi di lire. Ma quello che mi manca veramente e’ stato di non aver fatto un bambino. Mia suocera mi aveva detto che voleva solo nipoti di razza pura svedese e cosi’ io mi sono arrabbiata e me ne sono andata”.

“Amici non ne ho, ci ho anche scritto una canzone, però ho dei fratelli come Renato Zero e Asia Argento, Ron e’ mio cugino e Rosita Celentano e’ stata una grande scoperta per me, e’ una tipa forte”. “Farò di tutto per andare nella trasmissione di Adriano – promette – mi metterò sotto la sua porta, telefonerò a Claudia finchè dovrà chiamarmi”.

Di Loredana è anche previsto un concerto unico, che si terrà al teatro Smeraldo a Milano tra ottobre e novembre . Per questo concerto Loredana ha deciso di fare una sorta di concorso – dice la cantante – ogni fan-club potrà disegnare il biglietto di ingresso al concerto e io sceglierò il più bello.

 

www.newrockmagazine.it

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LA CANTANTE TORNA CON UN DISCO CHE ESCE OGGI “BABYBERTÈ” TREDICI CANZONI SCRITTE DA LEI O DA ZERO, DE GREGORI, DE ANDRÉ
BERTÈ: “PROVO A FAR PACE CON LA VITA MA IL DIGITALE NO, NON LO SOPPORTO”
di Giuseppe Videtti

MILANO – “Ho litigato con la vita quando avevo cinque anni e non c’ho più fatto pace”. Per questo ha messo nella copertina del suo ultimo disco BabyBertè (Ed. Edel) il disegnino di una bimba con il fiocco, idealmente appoggiata sul banco delle elementari, con gli occhi di chi guarda la vita con mille speranze e un po’ di perplessità. “Adesso non abbiamo più nessuno che ci denuncia”, esplode Loredana Bertè festosa, alludendo a quando l’artista tentò la rimonta (era il 1997) con Pettirosso da combattimento, “un album che la mia casa discografica ha letteralmente buttato al vento”.

Era un’altra Loredana, opaca, spenta. La morte di Mimì l’aveva provata, e la tragedia aveva riacceso i dissapori con i genitori. Lei si confidò in un’intervista al nostro giornale, imprecò contro la sua infanzia negata e contro chi gliel’aveva negata. E la storia finì in tribunale: “E io, ancora una volta, ho perso e pagato”.

Adesso ha tredici “bambine” da crescere, pensa a loro, alle canzoni di BabyBertè, che esce oggi nei negozi. Saranno il suo ritorno al futuro, l’occasione di essere ancora la Sophia Loren del rock Made in Italy, andata fuori binario a causa dell’incuria dei discografici, di un grande amore andato a male (con il tennista Björn Borg) e di un carattere considerato aggressivo, inaffidabile. Dopo album memorabili, come la magnifica trilogia Made in Italy, Traslocando e Jazz.

“Traslocare mi ha sempre fatto bene. Quel disco nacque tra gli scatoloni. E in mezzo ai pacchi ero anche quando m’invitarono a Music Farm. Risposi: ‘Siete matti? Non fa per me’. E un mio amico: ‘Perché no? Che hai da perdere? In questo momento non hai neanche casa’. Aveva ragione. Ficcai tutto in un deposito e andai da Mességué (dove peraltro ero già stata con Renato Zero a digiunare. Che ridere, gli chiedevamo una Coca Cola e ci portavano una tisana)”.
Aveva le sue “creature” da sfamare: “Io queste canzoni me le sono pagate una a una, il disco l’ho scritto e prodotto io. E senza l’ausilio del digitale: ho preteso che tutto venisse suonato e cantato come si faceva una volta. Ho mandato al diavolo i pigri cialtroni che pretendono di registrare col Pro Tools, un pezzettino alla volta. Qua si fa come dico io, ho detto. Si suona una canzone dall’inizio alla fine. E loro lì a guardarmi come se fossi una bestia rara, perché lo so, ormai non si fa più così. Ma con il digitale di merda l’immediatezza, la grinta, la voglia e la rabbia che vuoi metterci dentro, vanno a farsi fottere”.

Che sollievo, dopo aver raccolto sette anni fa le sue amare confessioni e assistito impotenti al pessimismo cosmico dei giorni del lutto, ritrovarla con la voglia di dare, salvata dal rock. Ringhia a chi solo osa sfiorare le sue canzoni. I testi sono compiuti, la musica rotonda e potente. Lei ci canta dentro il buio che ha conosciuto e questa nuova voglia che le è venuta di ricominciare: Sola come un cane, Notti senza luna, Io ballo sola, Sto male, Non mi pento. E qualche brano regalato dagli amici: Deliri a 45 giri di Renato Zero, Una storia sbagliata di De André, arrivata attraverso una premurosa Dori Ghezzi, e I ragazzi italiani, firmata da Dalla, De Gregori e Ron. Di quel canto strozzato e della feroce drammaticità di tante spietate trasmissioni televisive che le hanno solo fatto più male, qui non c’è traccia.

Salvata dal reality? “Dice bene, salvata dal reality. E, badate bene, non era il Music Farm della Ventura, dove tutti si ingozzavano. Noi eravamo a dieta stretta. Con Amadeus che stentava a capire lo spirito con il quale io ero lì. Per rompere il ghiaccio m’inventai quelle sedute di ‘Artisti anonimi’, autoanalisi tipo alcolisti anonimi per intenderci. Il momento decisivo fu quando la Minetti gridò: ‘Sono incazzata, perché sono cieca’. Chi ha il coraggio di lagnarsi perché deve cenare con un sedano e una carota di fronte a un’affermazione del genere?”.

Dagli Artisti anonimi, la Bertè diventò amica dei Ricchi e Poveri. “Per me erano i Gianni e Pinotto del pop italiano, improvvisamente mi ritrovai a voler diventare la quarta del gruppo. Lì è iniziata la mia carriera di scassa-format. Vorrei continuare, aggredire Sanremo. E il Festival di Venezia. Se a Sanremo invitano tutti quegli attori, perché noi non dovremmo cantare a Venezia prima delle proiezioni?”.

S’accarezza i capelli lunghissimi, bianchi e neri a strisce, una maliarda rock che non vuol più nascondere l’età (compie 55 anni il 20 settembre). “Le extension me le ha consigliate Asia”, dice, scoprendo il trucco. Già, Asia Argento: in BabyBertè è il suo alter ego, l’ha contagiata con il suo amore per Baudelaire (a cui è dedicata Notti senza luna) e ha diretto e interpretato tre potentissimi videoclip, Io ballo sola, Notti senza luna e Mercedes Benz, un garbato omaggio a Janis Joplin (non una cover).

La prima volta che incontrai Asia fu in un aeroporto. Venticinque anni fa? Era una bimba, mandò sua sorella a chiedermi l’autografo, io le regalai il mio orecchino a forma di ciuccio”. In Io ballo sola, Asia dà vita a tutte le Bertè che hanno fatto di Loredana un cult. Quella di “Dedicato”, “Sei bellissima”, “E la luna bussò” (“Non dimentichiamo, per favore, che il reggae in Italia l’ho portato io”) e “Il mare d’inverno”.

La diverte essere chiamata la Loren del nostro rock. Poi ci ripensa e scatta in piedi (in realtà non sta seduta un attimo): “Qualche ritocco qua e là l’ho fatto anch’io. Con la menopausa le tette erano diventate enormi, e allora zac! E poi qui (si accarezza il ventre, ora piatto), e qui (alza la mini, le gambe sono perfette come ai tempi di Streaking, il disco-scandalo del ’74 in cui era nuda in copertina). Ecco perché il mio amico chirurgo plastico ha la sua brava fotina nel disco. Però io non vado mica da Harrods ad autografare i miei libri di cucina scortata da guardie del corpo. Io stasera mi butto in mezzo ai miei fan, a mezzanotte esatta alle Messaggerie Musicali del Duomo, senza rete”. L’ha fatto davvero, ieri sera. Un trionfo. Quella è la Loren a cui pensavamo: mica quella delle ricette, la “Ciociara”

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TORNA LOREDANA BERTÉ: ‘FACCIO ROCK PERCHÉ LITIGO ANCORA CON LA VITA’

Niente trucco e niente inganno, quando c’è di mezzo la Berté. Non si tinge i capelli spruzzati di bianco, non nasconde le sue simpatie e antipatie (e nemmeno le belle gambe), manda all’aria le convenzioni della routine promozionale, va a ruota libera con la lingua (e al giornalista di turno può capitare di essere “interrogato” sul grado di preparazione rispetto al suo ultimo disco. Anche bacchettato, se le risposte non la soddisfano: manco fosse un alunno ripetente…). Un disco, questo “Babyberté”, che la cantante di Bagnara Calabra ha voluto accompagnare per mano al debutto autografando copie per i fan, dopo mezzanotte, presso le Messaggerie Musicali di Milano (“Sophia Loren l’ha fatto da Harrods, a Londra, per un libro di ricette. Perché io no?”, spiega); un album da lei fortissimamente voluto e autofinanziato con i soldi di Music Farm (“mi è costato 450 milioni di lire, copertina compresa, e un bel po’ in salute”), poi acchiappato al volo da una “joint venture” composta da Around The Music (l’etichetta olandese di Massimo Scolari che ha appena aperto un ufficio in Italia), Nar International e il distributore edel. “Fino a quando non ho incontrato loro, ad agosto, ho continuato a pensare che non sarebbe mai uscito”, racconta adesso Loredana. “Anche per questo si intitola ‘Babyberté’: ci ho messo 5 anni, a partorirlo. Ho scritto cinquanta pezzi, in tutto questo tempo. Molti li ho buttati via, quindici sono ancora nel cassetto”. Altri dieci, invece, hanno staccato il biglietto per il disco nuovo: molta autobiografia e poca fiction, sembra di capire. “Macché fiction. Qui è tutto vero, mica siamo a Centovetrine. Ho cantato dal vivo, tutto in diretta, arrabbiandomi con i musicisti quando sbagliavano il ritmo o gli accordi. Per questo ho messo i bpm sotto ai crediti di ogni pezzo, nel libretto. Chi li suonerà in tournée non avrà più la scusa per sbagliare tempo, e io mi risparmio la fatica di insegnarglielo”. Per adesso, però, l’unico show appuntato in calendario è un “evento speciale” in programma tra un mese al Teatro Smeraldo di Milano, con ripresa Tv e (parziale) via Internet.

Si diceva delle canzoni: tra queste c’è anche quella “Mufida” assai attesa dai fan e dedicata alla memoria della sorella Mia Martini (vedi News). L’immagine che la accompagna sul libretto del cd è quella di un gatto nero, vittima inerme di una superstizione dura a morire. “Ma l’hai visto il nuovo spot del Cepu? E’ uno scandalo, una vergogna. E’ profondamente diseducativo insistere sull’ignoranza e sulla superstizione della gente. La protezione animali dovrebbe denunciarli e fargli un culo così. Che c’entrano i gatti neri con la sfortuna?

Sarà per questo che in giro non se ne trovano più… Persino le pie dame di carità quando ne vedono uno per strada si fanno il segno della croce! Ma stiamo scherzando? Questa storia non mi va proprio giù! Le signore bene di Roma e di Milano vanno da maghi e fattucchiere, e nei salotti si fanno le classifiche di chi porta più jella. Sembrano cazzate, e invece sono cose che ti rimangono addosso: mia sorella ci è morta, per questo”.

E gli altri pezzi nuovi? “Per me sono tutti fortissimi, tutti potenziali singoli. ‘Non mi pento’ l’hanno scelta i discografici perché da qualche parte bisognava pur cominciare, per lanciare il disco. Ma le altre non sono da meno. ‘Sto male’, per esempio, è esplosa dopo che ho risentito Youssou N’Dour e ho capito che quella era l’atmosfera che volevo. Asia (Argento) ha già girato tre video per me, in ‘Io ballo sola’ mi interpreta persino. ‘Notti senza luna’ l’ha voluta fare subito: come me, lei va matta per Baudelaire”. La voce della giovane attrice (e ora regista) affiora anche nei (veri) messaggi di segreteria telefonica che intervallano le canzoni, insieme a quelle di altri amici celebri: Renato Zero, Dori Ghezzi, Rosita Celentano…

“Potrei farci dieci cd solo con quelli, e comunque sono legati alle canzoni, niente è messo lì a caso. Il pezzo di Renato (Zero), ‘Deliri a 45 giri’, arriva dopo il messaggio dei fan incazzati perché non gli dò il disco nuovo. E’ un demo che avevamo fatto a Fonopoli cinque o sei anni fa. Una dedica al vinile che non c’è più, con un’atmosfera solare anni ’60 e Lele Melotti che suona con le spazzole”. “Mercedes Benz”, per cui la Argento ha già girato un terzo video, non è quella di Janis Joplin, ma comunque un omaggio esplicito alla cantante texana. “Era grandissima, l’ho vista un paio di volte in America. Ma oggi i ragazzini non conoscono più nessuno. A Roma mi si sono avvicinati dei fan dicendomi che avevano appena scoperto i Beatles. Mi hanno fatto sentire proprio vecchia…

In ‘Mercedes Benz’ me la prendo con Dio, e per me non è una novità. L’unica cosa in cui credo è lo sciopero dei treni”. Questo non le ha impedito di dedicare il disco a Padre Clemente, che si prodiga per i bisognosi dalla sede milanese della Fondazione Fratelli di San Francesco D’Assisi: “Ma lui è uno di frontiera, un frate atipico. Non predica, non ti fa la morale. Guarda all’uomo, non alla sua fede religiosa”.

Altri omaggi: nel suo disco più personale di sempre, la Berté ha voluto recuperare anche un classico De André (“Una storia sbagliata”, dal vivo nel marzo 2000) e “I ragazzi italiani” di Ron-Dalla-De Gregori. “Con Ron ho registrato anche ‘Una città per cantare’, sarà sul suo disco nuovo. E ‘I ragazzi italiani’ la canto da vent’anni, come canto ‘Il ghetto’ o ‘Coccodrilli bianchi’ di Radius e ‘Fiume Sand Creek’, l’ultima volta a Savona con Morgan. Non per vantarmi, ma negli anni ho messo insieme un gran repertorio. I miei concerti sono sempre come delle compilation di successi”.

La “cifra” più evidente del disco, però, resta marcatamente rock. E molto personale. “‘Sola come un cane’ parla delle mie estati in città, chiusa in gabbia e con l’amministratore che bussa alla porta per riscuotere i soldi. ‘Strade di fuoco’ dell’amore che dai sempre al tipo sbagliato. Dovevo sposarmi un avvocato, altro che un tennista!”. Le session, ammette, non sono state tutte rose e fiori… “Avevo le idee chiarissime sugli arrangiamenti, dopo essermi fatta i provini da sola in cantina.

Quando sono arrivata in studio, ho fatto spegnere tutti quei computer e quei Pro Tools che fanno assomigliare i musicisti a tanti commercialisti. Ho dovuto cacciare un paio di fonici perché sembra che nessuno sappia più registrare in analogico. E i musicisti… non sono più abituati a suonare! Registrano otto battute e poi si fermano.

Ma che fate, gli dicevo. Suonate ‘sti benedetti pezzi dall’inizio alla fine! Mi guardavano come una marziana, ma alla fine erano contenti anche loro, i ragazzini della mia nuova ‘Banda Bebè’…” E il rock? “Gli ho fatto capire che non è un’accozzaglia di suoni. E’ un modo di essere, di stare al mondo. Io con la vita ci litigo da quando avevo cinque anni e non ci ho ancora fatto pace”.

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9 Settembre 2005

www.leonardo.it

 

BABYBERTÈ

MAURIZIO AMORE

Dopo sette anni di assenza esce nei negozi l’atteso album di Loredana Bertè. Intitolato BabyBertè il nuovo cd è stato definito dalla stessa artista un vero e proprio format

09-09-2005 “Mi risveglio la mattina senza un sogno vero che poi mi faccia compagnia non si disperda…Ogni notte è sempre uguale senza scosse per il cuore e nessun particolare da salvare per poterlo ricordare e tenerlo dentro me, come quando il mio amore girava intorno a te…E io sto male” . Sto Male (Bertè-Leon)

È passato qualche anno da quando Loredana Bertè, il personaggio più atipico del rock italiano al femminile, ha deciso di intraprendere la strada dell’autobiografismo. Una strada difficile a volte autoironica, ma sempre segnata dal profondo dolore di una donna colpita nella parte più fragile della sua anima. Tutto è cominciato con il fallimento della storia d’amore con il tennista Bjorn Borg, fino a toccare letteralmente il fondo con la morte dell’amata sorella Mia Martini. Da allora energia, grinta, rabbia e viscerale tormento hanno sempre caratterizzato le sue sporadiche ma molto sentite apparizioni televisive. Ora Loredana ritorna con un nuovo album intitolato BabyBertè che rimane sulla stessa linea dei suoi lavori precedenti da Ufficialmente Dispersi (93) in poi.

BabyBertè è concepito come un format contenente tredici canzoni intervallate da messaggi di pochi secondi lasciati sulla segreteria telefonica di Loredana da amici e colleghi. Fra un pezzo e l’altro sono riconoscibili le voci di Asia Argento, Morgan, Renato Zero, Rosita Celentano, Enzo Gragnagniello e Dori Ghezzi. Tutti i testi portano la firma di Loredana, tranne I Ragazzi Italiani firmata da L.Dalla/F. De gregori con musiche di Ron, Deliri a 45 giri, qui in versione demo, firmata da Renato Zero e Una Storia Sbagliata di FabrizioDe Andrè/M. Bubola. Il primo singolo scelto per la promozione radio è Non Mi Pento, ma effettivamente, qualsiasi titolo della tracklist potrebbe essere un potenziale singolo.

 

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 9 Settembre 2005

it.gay.com

 

ECCO LA BERTÈ E NON LA FERMA NESSUNO

di Francesco Belais

Intervista-delirio senza peli sulla lingua alla signora rock italiano. Dolce e incazzata, torna finalmente con “BabyBertè”, nei negozi da oggi. Ad ottobre un concerto evento.

MILANO – Confesso che sono un po’ emozionato ed agitato, abbiamo appuntamento negli studi della Edel, la sua nuova casa discografica. Sono così eccitato che temo che qualcosa vada storto. L’ufficio stampa mi rassicura riferendomi che Loredana oggi ha chiesto: “Che viene quello de’ gay.it, vero?” Sarà un po’ difficile essere professionali, la Bertè per me è sempre stata un mito, ci proverò!

Dopo anni di attesa, il nuovo cd “BabyBertè” vede finalmente la luce. Un disco rock, suonato, sofferto e cantato con la grinta propria Bertè da sempre, da lei stessa prodotto, realizzato ed arrangiato. Tredici brani in tutto, di cui nove inediti, intervallati dai messaggi lasciati nella segreteria telefonica di Loredana dai suoi amici più cari, Renato Zero, Asia Argento, Dori Ghezzi, Ron, Morgan, Rosita Celentano.

È il mio turno, devo entrare. Lei è seduta ad un tavolo, minigonna di jeans, una felpa blu e capelli legati, che le scoprono il viso, con delle extensions bianche.

Rompo il ghiaccio:

Ciao Loredana, piacere Francesco!

Ciao, piacere! (e mi da un bacio)

Parliamo un po’ di questo, tanto agognato, nuovo disco. Come mai “BabyBertè”?

Perché è stato un parto, plurigemellare che mi è costato più di 450 milioni (di Lire N.d.r.) compresa la copertina, che è molto importante. A Natale uscirà una versione speciale con quattro pop-up ed una tiratura limitata del vinile. La gente deve affezionarsi all’oggetto. Ho incontrato un sacco di difficoltà, ma volevo essere libera perché sono 40 anni che faccio musica.

Nei credits c’è tutta la cronistoria, ho cominciato a registrare nell’agosto del 2000. Volevo studi analogici, e trovarli è un impresa. Uscita da Music Farm, con quello che ho guadagnato mi sono fiondata in studio finché non ho finito il disco. Ho voluto tutti gli strumenti nei loro gabbiotti e tutta la mia banda bebè – adesso si chiama così! I giovani musicisti adesso stanno troppo davanti al computer e poco con gli strumenti:

– Che fate i commercialisti? – gli ho detto.

– No, stiamo cercando il suono.

– De che? Ma vai de’ llà e sona, te lo dico io quando è buono il suono!

Nel mondo della musica c’è una mentalità molto maschilista e i musicisti non sopportano che una donna entri in sala e prenda a calci – come ho fatto – tre fonici di seguito.

– Bello, non me ne frega un ***** se c’hai vent’anni! Analogico ho detto! Se non lo sai fa’ informate, fai un po’ de pratica e poi torna!

Ho fatto tutti i miei dischi in analogico e questo non poteva essere diverso. Il brano di Renato “Deliri a 45 giri” è un demo. Dori Grezzi mi ha autorizzato ad usare “Una storia sbagliata” che avevo cantato nel live della serata dedicata a De Andrè e lo ho lasciato così com’era. Il disco è suonato live, in presa diretta. Voglio sempre il meglio perché quando sarò morta i dischi restano per sempre e devono essere come io decido.

Come mai tutte queste difficoltà per fare un disco per un’artista così amata come te?

Perché sono una leggendaria rompicojoni. Per metà dei discografici, c’ho questa nomea: “Come sbatti bene le porte tu” mi hanno detto una volta, ma ormai era troppo tardi. Quando ho trovato questi della Edel ho detto “Sono miei, mi dispiace per gli altri artisti ma qui è diverso”.

Non credi che in Italia ci sia troppo abbandono nei confronti di alcuni grandi artisti da parte delle case discografiche?
Certo, già ti fanno fare i dischi co’ du’ lire e col Pro Tools. Io voglio far vedere che se si vuole e si sa farlo, i dischi si possono vendere. Ho incontrato personalmente tutti i distributori ed ho detto che se non fanno il loro dovere mi piazzo in casa loro con le valigie e dico: “Quanti dischi hai venduto oggi? Pochi? Allora sto qua una settimana!”

Come ti è venuta l’idea di mettere i messaggi della tua segreteria telefonica?

Perché io non ho mai avuto un telefonino, sono sempre stata contro e non lo voglio. Tutti sono costretti a chiamarmi a casa e lasciarmi un messaggio. Renato ancora non ha capito come funziona, mi chiama: “Loredana, Loredana ci sei?” Ma io non posso sentire perché se arriva prima la Telecom de te, tu non senti niente. “Loreda’ rispondi sono Ron!” E così via. Il mio ufficio stampa si è permesso di dirmi che me ne regalava uno:
– Ma io te lo tiro dietro, non lo voglio, non voglio rompe’ er record. Fine!

Renato sono anni che ce prova a regalarmelo, ma io niente. È come un collare poi, lui ne ha diciotto, ma se devo trovarlo sono costretta a chiamarlo a casa.

Concerti?

Per adesso farò un evento unico allo Smeraldo di Milano in ottobre/novembre. Intanto voglio vendere un po’ di dischi, poi ci penseremo. Devo trovare un buon management che mi faccia cantare dove voglio io e alla fine del concerto me devono tirà giù col carro attrezzi, perché voglio cantà almeno tre ore! Questi sul più bello te vogliono fa’ smette’. Adesso che ho il disco vorrei andare ospite al programma di Celentano che adoro. Se la boss, Claudia Mori, non mi chiama, andrò fuori dello studio e mi metterò a fare come Rocky: Adrianoooo, Adrianoooo! E mi faranno entrare!

È un momento felice della tua vita questo?

Felice? Sarò abbastanza contenta a due milioni de copie, ma felice a dieci! Perché mica ci limiteremo all’Italia. Farò la versione spagnola e portoghese perché io in Brasile sono di casa.

Senti Loredana, gli amici…?

Io amici non ne ho! Renato è mio fratello, Asia è mia figlia, Ron è mio cugino e Rosita Celentano è stata una scoperta. Adesso voglio dedicarmi ai nemici… ai quali voglio vendere il disco! Con Music Farm mi sono riconquistata tre generazioni. Poco dopo il reality, un pomeriggio a Roma una signora mi affianca con una Mercedes, inchioda e mi dice: “Brava Loredana, mandali tutti affan****! Continua così, tu sì che sei forte!”
Cosa pensi della situazione politica italiana?

Non bene, il vero terrorismo è l’informazione che fa schifo! Ti fanno vedere solo morti e se non sono italiani sembra non gliene freghi niente. C’è troppo allarmismo, ma chi dà il diritto a certa gente di chiudere una moschea? Tolleranza non ce n’è. Ma come si permettono in Italia a criticare la Spagna che ha acconsentito ai matrimoni gay? In Olanda per esempio mi dici che devo fa’ pe’ anda’ in galera? Io adesso sono incazzata nera e rassegnata perché i nostri sono politicanti, non politici, si mettono tutti d’accordo per mangiasse la loro fetta di torta e guarda in quale stato sta il nostro paese. Sicuramente sono a sinistra, perché a destra non ci potrei stare, ma hanno rotto le palle con tutti questi partiti.

Molto spesso hai criticato i tuoi genitori. Alla luce della tua esperienza cosa pensi delle adozioni alle coppie gay?
Criticato? Chi li conosce? Io e Mimì invidiavamo gli orfani. Dico che conta la persona, cominciamo a togliere un po’ questi poveri bambini dalla strada, dagli istituti, dalla mafia, dalle organizzazioni della morte che li uccidono per il trapianto di organi. Cominciamo a salvarne un po’. Certo che sono favorevole, ma non solo per quanto riguarda i gay, per i single anche! A nessuno però frega un ***** del bene dei bambini come di tutto il resto. Hanno speso miliardi per i referendum… ma quando noi stiamo con le trombette a capodanno questi signori si fanno una legge per il finanziamento dei partiti. Ma non ci prendete per il ****!

Credi che arriveremo anche noi ad una legge come in Spagna?

No, in Italia stiamo scivolando nel buio più totale, questa è una dittatura, uno stato di polizia, mi ricorda il Cile di Pinochet, ma dove stiamo arrivando?

Lo scorso agosto, quando sei apparsa con Dolcenera sul palco del Friendly Versilia, c’è stato il delirio, come mai sei così amata dai gay?

Che bello, è stata un’idea di Dolcenera, ha fatto gli arrangiamenti ed abbiamo provato qui a Milano, mi sono divertita molto. Non so perché i gay mi amino, io canto per tutti, per coloro che capiscono e apprezzano la mia musica lo faccio ancora più volentieri. Poi tutti i miei migliori amici sono gay, che te devo dì?

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Esce oggi il cd grintoso e carico di rabbia di Loredana registrato senza computer

BERTÉ: «IL DISCO ME LO SONO FATTA DA SOLA»

Ora vuole partecipare al programma di Celentano: «Aspetto che mi chiami»

DARIO SALVATORI

«ADESSO che è passato molto tempo posso finalmente dire la verità. Vi ricordate le mie sparizioni a “Music Farm”? Dietro c’era il grande Celentano. È stato lui a consigliarmi di sparire, di far inquadrare la mia stanza vuota, la spesa nel supermercato e tutto il resto. Infatti ha funzionato. E allora sapete che vi dico? Ora voglio andare nel programma di Adriano, mi propongo, sono già qui che aspetto la sua chiamata e se non mi chiama mi piazzo davanti allo studio e rimango lì giorno e notte». È una Loredana Bertè straordinariamente motivata quella che si ripresenta sul mercato con l’atteso nuovo disco, «Babybertè», un disco grintoso, carico di rabbia, musicalmente assai competitivo. Un disco emotivamente faticoso, sostanziale, di grande impatto, esistenzialmente doloroso, come molte cose che riguardano la cantante calabrese. Però stavolta, proprio alla luce di questa pubblicazione, è il caso di rivalutare la Bertè cantante, disposta a tutto pur di affermare ciò che altri hanno tolto al suo essere artista discussa e discutibile. Colpita negli affetti e nella professione, vulnerabile come poche, Loredana ha voluto questo disco a tutti i costi, stringendo i denti quando la meta sembrava allontanarsi. Ora il disco è uscito, lei può esserne più che fiera, anche se i problemi devono ancora iniziare. Allora Loredana, cominciamo dagli amici coinvolti nel disco, sono tanti? «No, se permette cominciamo dal fatto che mi sono fatta un disco da sola, perché nessuno mi voleva. Da anni. Ho venduto milioni di dischi, ho sempre lavorato generosamente, ho un pubblico che mi adora e nessuno mi voleva. Ho fatto debiti e accettato ridicoli ruoli televisivi pur di fare questo disco. Vuol sapere quanto mi è costato»? Me lo dica lei. «450 milioni». Diciamolo in euro, fa un altro effetto. «Ma quale euro. Ho pagato tutto io dalla sala ai musicisti. Non solo.

Voglio precisare che si tratta di un disco totalmente analogico, non c’è elettronica. Quando sono entrata in sala per la prima volta e ho visto tutti quei computer ho cacciato tutti. Ma che fate i musicisti o i commercialisti? Con tutti quei computer adatti a chi non sa suonare. Con i musicisti sono stata chiara: voi fate finta di suonare, io faccio finta di pagare». È stato a quel punto che Lele Melotti, il batterista, ha ripreso in mano le spazzole? «Bravo». Ma a parte l’aspetto imprenditoriale, parliamo di musica. «Tutte palle. Parliamo del fatto che nessuno voleva questo disco, che è stata un’impresa titanica e che nessuno ha simpatia per una donna che impone il suo pensiero». Lei però l’ha fatto? «Si, ma adesso sono in un mare di casini. Per questo voglio andare da Celentano». Ci sarebbe anche Renato Zero? «Renato è un vecchio amico da quarant’anni. Ci vogliamo bene ma litighiamo spesso».

Se la prenderà per il suo inserimento nel disco? «Macchè. Non avendo telefonino, io ho ancora una semplice segreteria telefonica. Molti dei messaggi che mi arrivavano li ho conservati, e così Renato è finito nel disco. Però c’è dentro anche la sua “Deliri a 45 giri”, puro inno del vinile. Mi sono divertita molto a cantarla. Per gentile concessione della Zerolandia. Grazie». Fra le cover spicca anche «Una storia sbagliata» di Fabrizio De Andrè, periodo Massimo Bubola. Perché? «Mi è sempre piaciuta. Qui il grazie, e di cuore, va a Dori Grezzi, sincera amica». E arriviamo a «I ragazzi italiani», testo di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, musica di Ron. «Questa non è una novità: è il mio bis da anni. E comunque sono tutti contenti, anzi, sono ospite nel nuovo disco di Ron». E Asia Argento? «Carina, deliziosa, una bomba. È un po’ come ero io tanti anni fa. È lei la protagonista dei tre video tratti dall’album: “Mercedes-Benz”, “Io ballo sola” e “Notti senza luna”. Nei video indossa i miei vestiti anni Settanta-Ottanta, compresi gli occhialini che ho acquistato a Rio. Però si è fregata tutto». In conclusione Loredana, a chi è rivolto questo disco? «A tutti coloro che ancora credono nell’entusiasmo e nei poteri forti della musica. Basta con questa musica inutile, stupida, senza capo né coda. Il mio disco suona come una casa. Vi basta?».

 

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“BABYBERTÈ” È IL NUOVO ALBUM DI LOREDANA BERTÈ

 

Tutta la voglia di tornare al grande pubblico che la segue da quasi 30 anni con un nuovo Cd.
In “BabyBertè” 13 canzoni intervallate da messaggi di pochi secondi lasciati sulla segreteria telefonica di loredana da amici e colleghi. Le voci di Asia Argento – Morgan – Renato Zero – Rosita Celentano – Enzo Gragnagniello – Dori Ghezzi e poi fans incazzati, distributori automatici di biglietti autostradali e quant`altro.

I testi portano la firma di Loredana tranne “I ragazzi italiani” firmata da L.Dalla/F. De Gregori con musiche di Ron e “Deliri a 45 giri”, qui in versione demo e firmata da Renato Zero. Il primo singolo scelto per la promozione radio tv e` “non mi pento” …..allora oggi non mi pento…intanto oggi non mi arrendo…allora odio ancora il vento…e non so` fare a meno di te…Nella notte tra giovedi 8 e venerdi 9 settembre esattamente a mezzanotte e un minuto le messaggerie musicali di milano (Corso Vittorio Emanuele) organizzano, in collaborazione con Nar Int. e Edel , in vendita il cd di Loredana con la presenza dell`artista per autografare le prime copie di “BabyBerte`”.

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Il Mattino Di Napoli

LOREDANA BERTÈ  «COSÌ HANNO UCCISO MIA SORELLA»

di Federico Vacalebre

 

Loredana ricorda con rabbia, ritorna con rabbia. Il suo nuovo album «Babyberté» è appena uscito: «Per registrarlo ci sono voluti 5 anni, tutti i soldi – e ne avevo chiesti tanti – guadagnati con ”Music farm”, l’aiuto di Asia Argento, in cui mi rivedo ragazza, e degli altri miei pochi amici». Che poi sarebbero Morgan, Enzo Gragnaniello, Renato Zero (che ha scritto per lei «Deliri a 45 giri»), Ron (di cui ha ripreso «I ragazzi italiani»), Dori Ghezzi (che le ha concesso l’uso della versione di «Una storia sbagliata» registrata in occasione del concertone genovese per ricordare De André), Rosita Celentano, tutti presenti anche con buffi messaggi registrati sulla segreteria telefonica della cantante. Il disco è ruvido, ostentantamente analogico, senza peli sulla lingua sin dall’incipit: «Sola come un cane in questo schifo di città. Come un animale che vive in cattività e mi costa un capitale questa libertà virtuale». «L’ho scritta un Ferragosto, uno di quei Ferragosti in cui nel mio palazzo c’ero solo io e la portinaia», spiega lei. Che torna in qualche modo sull’argomento in «Sto male», profonda dichiarazione di disagio. Ma il brano più atteso è «Mufida», parola araba che significa «sorella» e parla di Mia Martini: una requisitoria contro «i soliti idioti, maghi e parrucchieri», «il popolo della superstizione, la tribù che condannò Mimì all’assurda diceria dell’untore. Dissero che portava sfiga e la marchiarono, trattandola come un gattino nero. Pensavo a questo proprio riascoltando il disco: in tv passa ancora lo spot di quelli che si fermano perché è appena passato un micio color pece. Ma in quale nazione viviamo se nessuno protesta? Se i presentatori continuano a giocare sulle persone che ”portano bene” e quelle che ”portano male”? Ha ragione Celentano: questa nazione di ignoranti l’ha uccisa così». Le lampare accese sul mare di Bagnara Calabra sono l’unica immagine positiva evocata dai versi. Il canto di Loredana è un pianto soffocato, imploso, un rauco rantolo che si fa j’accuse ed esorcismo: «Ora hanno seppelito in fretta il ”cantante triste” Sergio Endrigo: quando l’Italia riuscirà a tener conto delle sue grandi voci, della sua grande musica popolare?». La dedica alla piccola grande donna di «E non finisce mica il cielo» non è l’unica dell’album: tra «Notti senza luna» per Baudelaire e «Mercedes Benz» per Janis Joplin si nasconde «Joe» per l’amico fragile Faber che amava i pettirossi da combattimento. «Io resto quella di sempre, scomoda, scostante, quella che rompe… Eppure vedendomi nel reality show la gente ha cominciato a capire perché ”rompevo”, perché brontolavo e mi lamentavo. Prendiamo questo disco: ho dovuto combattere con il maschilismo dell’ambiente, con musicisti e tecnici ormai schiavi del digitale e poco disposti a obbedire a una donna.

Quando sono entrata in sala di registrazione stavano tutti intorno ai computer: ”Ma andate agli strumenti”, sono sbottata io». «Io ballo da sola», «Non mi pento»; incalza «Babyberté». Loredana «scomunicata dalla vita» firma i testi, P. Leon gran parte delle musiche. «Forse un giorno capirò dove è stato che ho sbagliato e mi perdonerò», ulula Lory alla luna: «Ci rivediamo in tour». Speriamolo davvero e presto.

 

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9 Settembre 2005

Il Gazzettino

LOREDANA BERTÈ: È TORNATA “MAMMA ROCK”, ATTUALE CON RABBIA
BRUNO MARZI
Milano. Asia Argento la chiama “mamma rock”, Renato Zero non la trova mai, idem Rosita Celentano. Morgan le ricorda che «il cappello è arrivato in America» e via dicendo. E poi c’è un tizio misterioso che abbaia e ringhia. Il tutto tramite segreteria telefonica, un articolo che alla luce delle nuove tecnologie sembra obsoleto ma che si dimostra strumento di libertà, di sfoghi e di silenzi. «Io non ho il telefonino e lo detesto – spiega l’interessata – mentre Renato ne ha diciotto», Renato Zero, s’intende. Quello degli intermezzi della segreteria telefonica di casa è l’intercalare curioso che Loredana Berté ha scelto di inserire nel (finalmente!) nuovo cd “BabyBertè ” (lei in copertina è una specie di Mafalda timorosa col pollice in bocca) in uscita oggi.Ad ottobre seguirà uno show-evento allo Smeraldo di Milano, forse una “convocazione” da Celentano per Rockpolitic e poi, «se il disco andrà bene», un vero tour. «Ho una gran voglia di fare concerti, ma come dico io e sto cercando un grande manager», spiega Lori, magra e con lunghe extension mechate ai capelli. «Me le ha regalate Asia – dice – e sono quelle della Barbie…. ». Proprio Asia Argento firmerà i prossimi video della cantautrice di Bagnara Calabra. Per Natale poi è prevista un’edizione speciale del cd con quattro popup, dei veri e propri diorami, e forse una versione in vinile per i collezionisti. «La pirateria si combatte così: i falsari copiano solo il supporto, ma se la grafica è curata uno preferisce comprare l’ originale!» afferma.

Ieri sera dalle 23 in poi, le Messaggerie Musicali di Milano hanno effettuato un’apertura straordinaria per i fan, con Loredana disponibile a firmare le prime copie del cd, in vendita al prezzo “consigliato” di 15 euro. Loredana è orgogliosa dei suoi sostenitori: «Esistono numerosi siti Internet, molto ben organizzati, che controllano il download pirata. Se uno tenta di copiare un mio brano illegalmente invece della canzone appare Wanna Marchi che grida… Saranno i miei fan a organizzare la vendita dei biglietti per il concerto al teatro Smeraldo, così non ci saranno favoritismi».

Il disco. Lori si conferma come rockeuse naturale e ancora attualissima. Dentro, umoralmente, c’è molto dell’ eccellente “Pettirosso da combattimento”, l’album del ’97 già autoprodotto, come quello nuovo d’altronde. «Un disco – spiega la Berté -che mi sono pagata totalmente con i soldi del lavoro teatrale per l’Opera di Roma e Music Farm: 450 milioni di vecchie lire. Ci lavoro da cinque anni, con tutti i problemi che ho avuto nel mezzo, e ho fatto tutto in analogico, con veri musicisti e veri strumenti al Forum di Roma».I brani, suoi i testi e le musiche di Philippe Léon, sono efficaci e lineari. “Sola come un cane” ha un riff coinvolgente e le grandi chitarre di Giorgio Cocilovo. “Mufida” è una storia di confine e segregazione («Sono disillusa dalla politica anche se sono sempre di sinistra… »). “Mercedes Benz” è un brano originale, anche se nel titolo ricorda quello della Joplin. “Joe” è forse il rock che preferiamo. “Una storia sbagliata” («Poco nota: uscì solo in singolo e in pochi capirono che si parlava di Pasolini») per concessione di Dori Ghezzi è nella versione integrale eseguita al Carlo Felice di Genova per “Via del canto” e si sentono i commenti di Fabio fazio, David Riondino e Michele Serra.

“I ragazzi italiani” è quella di Ron, amico e mentore dei tempi difficili così come Renato Zero, che le regala “Deliri a 45 giri”, in stile “terzinato” anni Cinquanta. Molto personale “Non mi pento”, mentre “Strade di fuoco” è co-firmata da Giulia Fasolino. Anche se il cd si chiude con l’acido rock di “Sto male”, Loredana ci sembra decisamente messa meglio che nel recente passato. I fantasmi di Mimì, Borg, e dei genitori-padroni sono meno invasivi. «E’ vero – conclude – e lo devo a me stessa e ai miei pochi “fratelli” come Renato, Asia, Ron, Dori e Rosita Celentano, che mi auguro faccia carte false con papà Adriano per portarmi nel suo show televisivo. Ho tante cose da dire… ».

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IL NUOVO DISCO DI LOREDANA BERTÈ

UN’ INVETTIVA CONTRO CHI CREDE CHE ESISTE LA JELLA

Mario Luzzato Fegiz

“Il malessere e planetario, e l’Italia è un Paese d’ignoranti. La canzone “Mufida” vuole essere un’invettiva contro l’ignoranza di queli astrologi, parrucchieri-presentatori e quei leader di salotti bene che decidono di anno in anno chi porta jella. Contro le brave dame che chiedono la scarcerazione di un assassino ma poi quando incontrano un gatto nero, si fanno il segno della croce e magari lo mettono sotto. Io non vedo più un gatto nero neanche a pagarlo:Non sarà mica colpa di quella pubblicità televisiva dove una signora si ferma davanti al gatto nero…”. Così si sfoga Loredana Bertè, mentre lancia il suo nuovo album “Babybertè”, cinque anni di gestazione turbolenta e un mix di canzoni e frammenti di segreteria telefonica cui partecipano amici  come Renato Zero, Dori Ghezzi, Asia Argento, Morgan, Rosita Celentano, Ron, Enzo Gragnaniello e anche degli ignari fan che la insultano perchè ritarda in continuazione l’uscita dell’album. “Mufida, i gatti neri, Mimì sono vittime dell’ignoranza di gente cui andrebbero spezzate le gambe appena aprono bocca”, aggiunge Loredana.

Rabbia e dolore:in alcune canzoni – “Sola come un cane”, “Non mi pento”, “Sto male”, “Mufida “ – dominano un album molto originale, provocatorio, che farà discutere. C’è anche la sua rilettura di “Una storia sbagliata “ di De Andrè (dal Vivo), una canzone soavemente retrò di Renato Zero intitolata “Deliri a 45 giri” oltre a << I ragazzi italiani >> di Ron.

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 ALFABETO ROCK: “BABYBERTÈ”

ROSARIO BONO

A – Come anni. Tutto il tempo che abbiamo aspettato questo nuovo disco (anzi, questo nuovo format), perchè solo lei, oggi, poteva concepire un lavoro così nuovo e particolare. Praticamente un film. Quando si dice: “avere delle idee”

B – Manco a dirlo, come Bertè… Un cognome importante per la musica italiana al quale Loredana ancora oggi (purtroppo da sola) fa onore con la qualità del suo lavoro. E questo album è un’ulteriore, bellissima conferma.

C – Come cane. O meglio, “Sola come un cane“, il brano che apre il disco, dopo il primo, esilarante messaggio in segreteria. Un’invettiva dura e disperata. Stile inconfondibile. Conosco bene e condivido l’opinione su “quello schifo di città dove il sole è sempre a metà”. Il posto “ideale” per sentirsi ancora più soli.

D – Sta per “Deliri a 45 giri“. Un demo divertissement stile anni 50 di Renato Zero, molto piacevole, che stempera in un giro di note leggere tutta la rabbia esistenziale del film. L’intervallo tra il primo e il secondo tempo; la ricreazione…

E Esistenza. La sua, la nostra… Un po’ sgangherata, un po’ virtuale, sempre più complicata. Spesso scorticata dalla rabbia e dalla solitudine, piani basculanti sui quali oscilla il progetto di comunicazione del disco.

FForza e fragilità, a corrente alternata, nella quotidianità e nelle canzoni come in un gioco di specchi. Due estremi che si scontrano, compensano, annullano… a seconda dei casi (della vita)

G – Come giovane. Giovane è questa voglia di fare buona musica. Nel disco (che suona alla grande!) Loredana ha ancora 20 anni.

H – Sta per hard. Roba tosta. E’ tutta vita vera, stra-vissuta: prendere o lasciare!

IImpronta. Esclusivamente la sua! Impressa con forza sia nei brani firmati da lei e P. Leon (bellissima “Sto male“), sia in “Strade di fuoco” alla cui realizzazione ha collaborato Giulia Fasolino e anche nella graffiante “Al lupo” firmata a quattro mani dalla Bertè con il grande Maurizio Piccoli (the best!).

J – “Joe“, nella rosa dei brani migliori: “Ehi! Joe che fai, quando ti senti perduto e ti serve un aiuto, e dove vai altro cane randagio facile al contagio. Ci vuole fortuna, non chiedo più niente…”.

L – Cielo a tratti limpido. Nonostante le tematiche ricorrenti, presenti nei testi, in questo disco non si avverte più la cupezza e la chiusura totale di qualche canzone fa… E’ passato l’angelo?

M – “Mufida“, il piccolo capolavoro del disco. Cortometraggio all’incontrario che piacerà molto a chi non ha più vent’anni e nemmeno trenta, a chi ha amato Mimì, a chi magari, pur viaggiando da sempre a “sinistra” non ha ancora imparato a guidare contromano. Un concentrato di attualità e amarcord degno della pasionaria del rock italiano. La mia preferita (per tutti questi motivi e altri ancora…)

N Non mi pento“, canzone scelta come primo singolo per le radio. E’ forse il brano che il grande pubblico si aspetta da Loredana. Ritmato, orecchiabile e con un testo non troppo impegnativo, facile da ricordare. A mio avviso, comunque, tutti i brani inediti del disco potrebbero diventare con la giusta promozione dei singoli di successo.

0 – Come originalità. Della confezione dell’album, del titolo, del disegno scelto per la copertina e di tutto il progetto nella sua globalità, compresa l’indicazione sul prezzo di vendita.

P – Come pericolosa… Di chi stiamo parlando? Sempre e solo di lei! Notato il ruggito? Vietato abbassare la guardia!

Q – …e quando mai lo faranno le “colleghe” italiane un disco così? Immagino le invidie mascherate dai complimenti di rito, dalle pacche sulla schiena e dai sorrisi di circostanza…

R – Sta per raggio di sole. E’ quella luce che si intravede di tanto in tanto, mentre il disco continua a suonare. A volte è uno spiraglio tra un guizzo di ironia del testo e una particolare inflessione della voce, a volte è un squarcio nel cielo, carico di energia positiva, oppure il colore acceso degli arrangiamenti… a volte è “soltanto” quello che ognuno ci vuole trovare..

SSoddisfazione. Non sono un fruitore di musica che punta alla quantità ma alla qualità. Però devo ammettere che inserire il dischetto nel lettore e vedere comparire nel display 1h e 3m. di tempo totale è stata una bella sorpresa. Chi si è lamentato dell’inserimento di alcuni brani già pubblicati, gridando all’imbroglio o allo scandalo, per ricredersi non deve fare altro che una semplice sottrazione e si ritroverà comunque ad ascoltare 40/50 minuti di musica inedita. Qual è il problema? Chi, come me, non possedeva i precedenti “supporti fonografici” ha gradito immensamente questo regalo!

T – Come treno. Loredana qui è un treno che corre veloce nella notte, è un viaggio senza fermate che macina chilometri di emozioni, dalla traccia 1 alla 30, segreterie comprese… E a proposito di treni… A quando una bella versione di Treno di panna?

U – “Una storia sbagliata“, canzone “live” già pubblicata (nella versione delle prove) e felicemente recuperata (nella versione ufficiale) dal tributo live dedicato a Fabrizio De Andrè di qualche tempo fa… Come accadeva nelle ultime performance di Mimì, prigioniera dei propri limiti vocali, anche qui si respira soprattutto grande carica emotiva e alto livello di comunicazione, che sono poi gli elementi che distinguono i cantanti (a cui va il dovuto riconoscimento) dagli interpreti (che spesso rappresentano un mondo totalmente a parte).

V – Come voce… Voce che ruggisce, urla, sbraita. Voce sporca, avvelenata, ma capace di riscattarsi con momenti assolutamente perfetti e con un’interpretazione da 10 e lode in tutti i brani. Da evitare per gli amanti del “bel canto”. Ma in questo album Loredana dimostra anche di sapere ancora usare la voce con dolcezza, provocando un’inevitabile overdose di tenerezza…

Z Zero (naturalmente Renato). Da 40 anni, nel bene e nel male, ancora tra i personaggi eccellenti di questa lunga e intrigante storia che, c’è da scommetterci, non finirà mai di stupirci!

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15 Settembre 2005

www.stelleitaliane.altervista.org

UN RUVIDO CONCENTRATO DI VITA, LA RICERCA DELLA SERENITÀ: BABYBERTÈ

G.C.

L’impressione è quella di entrare in casa di qualcuno, in un misto di curiosità e imbarazzo. Ogni dettaglio parla della proprietaria, della sua vita presente e passata e dappertutto si scorgono tracce di speranza per un futuro diverso e migliore. Babybertè è genuino, vero e casereccio come la pasta fatta in casa, golosamente nutriente, significante legato ad un significato più profondo che sa di focolare e cose perdute. Loredana Bertè impasta il disco con il sangue, quello stillato dal tempo che le è servito per convincere fonici, discografici e forse anche lei del valore di un progetto non così scontato. L’album è caccia ad una donna in perenne fuga dal mondo e da sé: tutti la cercano, mentre lei sceglie di far parlare la sua musica, si mette a nudo con la sincerità che solo un bambino può avere. Trasudano emozioni senza compromessi questi pezzi intrisi di rock ruvido, quelle di chi non ha filtri (forse come le tante sigarette che fuma) e sceglie, nel bene e nel male, di percorrere il suo sentiero tutte curve e salite senza mai fermarsi, mai cedere alle facili lusinghe. BabyBertè è sua figlia, sì, femmina, perché questo è un disco profondamente donna, giocato sull’isterico desiderio di farlo nascere con tutti i cromosomi di una Loredana che le fa da specchio e corollario. Le foto di un packaging estremamente curato sono sue, come i disegni, che appaiono come ricalcati da una mano inesperta in un pomeriggio di pioggia battente.

Qui ci sono i suoi affetti più cari, che si fanno tracce tangibili nelle originali segreterie che aprono e chiudono ogni brano. Questa è una delle novità più simpatiche e significative del disco: la Bertè è inseguita da chi le vuole ferocemente bene, che la cerca dal telefonino, mentre è in viaggio, lavora o riposa, e lei ostinatamente si rifiuta di rispondere, lasciando parlare solo la musica, la sua. Niente digitale, trucchetti ed effetti plastificati, il disco suona solo di strumenti e voce. Fin da “Sola come un cane”, la Bertè inizia il suo viaggio fumoso con una voce potente, graffiante ed emozionata come non mai. Tonalità alte e ben tenute, questo è il suo timbro, che si arricchisce di una profondità che la avvicina drammaticamente alla rimpianta Mimì. Nel primo pezzo la cantante calabrese rivendica il diritto di essere libera di godere la solitudine di una condizione scelta e voluta.

E’ orgogliosa dei suoi dolori e delle conquiste di questi anni e un rock scatenato e ammantato di inquietudine lo evidenzia, trascinando gli ascoltatori nel suo mondo frastagliato da sogni e incubi. “Mufida” è un grido di vita invece, di denuncia e infanzia a due, quella perduta delle sorelle Bertè. Ostinata come sempre, la cantautrice inserisce nel suo nuovo album i tre pezzi di “Dimmi che mi ami”, ignorati dai più, e invece tre perle musicali firmati con il fido Leon, per poi mettere a nudo un altro dolore. Attraverso le voci di Dori Ghezzi, Fabio Fazio e Michele Serra, infatti, Loredana presenta due brani dedicati allo scomparso De Andrè. In “Joe”, ballata disperata, la cantante racconta di un personaggio che ha una storia simile alla sua e che purtroppo conclude il viaggio prematuramente.

I Joe sono tutti quegli amici andati via e che l’hanno lasciata sola.

L’omaggio a De Andrè continua con “Una storia sbagliata”, la versione live intensa e grintosa di qualche anno fa, ma il gioco delle cover non si ferma qui; I ragazzi italiani, pezzo firmato da Ron, De Gregori e Dalla le calza, infatti, a pennello e lei lo canta con la giusta rabbia.

Mentre le voci dei suoi illustri amici si susseguono ironicamente ed evidenziando con malinconia il suo essere amata, ma anche lasciata sola, si diverte con un omaggio anni ’50 al vinile, “Deliri a 45 giri”.

Questa è davvero un gioiellino di simpatia e rimando storico. Il pezzo è un demo di qualche anno fa, ma si cala perfettamente nell’atmosfera verace di BabyBertè. Se “Al lupo” scritto con Piccoli sa un po’ di già sentito e appare più un gioco alle citazioni che un pezzo grattato via dalla sua pelle, come testimonia anche la voce di Gragnaniello che le ricorda la sua vena rockissima, Loredana torna a raccontarsi con “Non mi pento”, “Strade di fuoco” e “Sto male”, un trittico di canzoni diverse ma intensamente belle.

Nel triduo di chiusura del disco i suoni si fanno più compiuti, pieni ed emozionanti. Da queste parti testo e musica diventano capolavoro. “Non mi pento” è il pezzo che risuona nelle radio e rappresenta lapidariamente il senso di tutto il disco, a metà tra ballata e rock, passato e speranza. “Strade di fuoco” è la canzone più bella, invece: le immagini di una donna vissuta, coraggiosa e sofferente si susseguono senza sosta, al ritmo trascinante di una musica aperta ed estremamente godibile. Il reality show di Loredana Bertè si chiude con “Sto male”, il pezzo che racconta maggiormente di lei, della depressione latente che attanaglia la sua esistenza e sconvolge e cattura la tormenta che lei mostra con tenacia e orgoglio.

Ogni canzone di Babybertè si lega indissolubilmente alle segreterie che l’accompagnano. Ad un Renato Zero, preoccupato e paterno corrisponde Asia Argento, dolce e disperata, che sente il bisogno di riaffermare il suo affetto per la più matura Loredana, la sua mamma rock. E rumori di fondo, temporali, macchine da scrivere e strade sono il sottofondo di un concept album impastato da mani e voce da una donna che lo ha desiderato con tutte le sue forze. La bambina ora è nata: BabyBertè, la sua creatura più personale è lì, che la guarda in attesa di essere portata in giro, allattata e cambiata.

Loredana è intenzionata a difenderla da tutto ciò che può costituire una minaccia al frutto del suo talento e insieme a lei ci sono i migliaia di fan che la seguono da anni e si riconoscono nella sofferenza degli amori sbattuti in faccia e di una solitudine che non molla. Anche gli errori grammaticali e sintattici presenti nei commenti ai pezzi sul libretto fanno sorridere e trasudano verità.

Questo disco è stato fatto come lo voleva lei, e ogni fotografia, disegno, parola, canzone e segreteria telefonica sono un ingrediente di quel pranzo ottimo e genuino che ha preparato con le sue mani, la voce roca e la rabbia di una vita. Sul finire dell’album, la Bertè ha il coraggio di sperare e ad un Renato Zero che la chiama, annunciando la sua imminente visita, lei risponde con la voce dell’apparecchio del casello autostradale.

Loredana sta pagando il biglietto di uscita perché vuole tornare a casa. Incontrerà il suo amico, si abbracceranno e lei sarà finalmente felice.

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15 Settembre 2005

www.gaytv.it

DOPO SETTE ANNI LOREDANA BERTÉ TORNA CON UN NUOVO, SOPRENDENTE ALBUM: BABYBERTE`. ECCOLA IN UN’INTERVISTA A CUORE APERTO. ANZI: APERTISSIMO

A TU PER TU CON LOREDANA

GIULIANO FEDERICO

Andrea è visibilmente nervoso. Abituato com’è ad avere i suoi alunni pronti a pendere dalle sue labbra, non sa come affronterà i prossimi minuti a tu per tu con Loredana Bertè. Fabrizio è più sciolto, muove lo sguardo di qua e di là, osservando i dischi d’oro di Craig David e di Dolcenera appesi ai muri della sala d’attesa dove consumiamo i nostri ultimi minuti, prima di intervistarla. Io mi faccio un caffè dalla macchinetta.

Andrea ha 38 anni. Insegna in una scuola di design. Il primo album che comprò di Loredana fu Jazz nel 1983.

Fabrizio ha 21 anni. Scoprì Loredana Bertè nel 1999 ascoltando Mi manchi (che è del ’93) su un cd masterizzato di un amico… Quando ho capito che sarei riuscito ad avere l’intervista, mi sono chiesto quali domande le avrei mai posto. L’unico mio cd di Loredana è una raccolta delle sue più grandi canzoni, le classiche, le solite, le celeberrime. Quelle che conosciamo tutti in questo paese di cantanti. No, io ero davvero il meno adatto ad intervistarla.

Andrea ci fa cenno di star zitti. Sentiamo le grida di Loredana arrivare dall’ufficio in cui è chiusa. Grida incazzata dura. È arrabbiata. Con chi? Fabrizio mette il cd di Loredana tra i denti in segno di terrore. Andrea sembra divertito. Un ragazzo che avevamo conosciuto poco prima che entrasse nell’ufficio dov’è ora Loredana, ne esce con l’espressione a pezzi, bianco in volto.

No, non avrei mai potuto toccare le corde giuste con lei. Un’intervista fatta da me sarebbe stato un fiasco totale. Loredana avrebbe gridato contro di me, o magari avrebbe risposto a monosillabi, tanto per farla, solo per promuovere il disco. Io poi avrei trascritto un’intervista asciutta. Bella schifezza per l’infinito popolo gaio che ama questa signora che qualcuno definisce rockstar, che ha l’età esatta di mio padre e che la metà dei miei amici ama alla follia, mentre l’altra metà ne conosce a memoria almeno 10 canzoni. Occorrevano due fan.
Il ragazzo appena uscito dall’ufficio ci racconta che Loredana si è incazzata proprio con lui. Si è alterata, quando il ragazzo le ha mostrato due libri scritti in passato su di lei. Fabrizio mi guarda terrorizzato. Andrea quasi sghignazza, seduto su un orrendo divano di Cappellini giallo, di plastica dura. Io sorrido al ragazzo e cerco di consolarlo. In cuor mio ringrazio me stesso di aver scelto di farmi accompagnare da due fan di Loredana. Quello 40enne e quello 20enne. Quello che ha amato Loredana in diretta e quello che ne ha ripercorso a ritroso le tappe e i dischi. Loro due –dico tra me e me infilando un’altra cialda nella macchinetta del caffè – loro due sì che sapranno toccare le corde giuste.

Entriamo nell’ufficio e Loredana è in fondo ad una grande stanza che ha al centro un tavolo di quelli lunghi da sala riunioni. Lei è sulla finestra, sfumacchia. Ha una sciarpa rosa al collo. Una t-shirt arancio, i capelli a strisce bianconere sono fermati da un cerchietto su cui fioccheggia del pizzo nero. Minigonna jeans, stivaletti bassi, a punta. Gambe nude. Volto meravigliosamente intenso. Al dito anulare sinistro un anello di plastica lampeggiante, di quelli che vendono i cinesi. Ci ordina gentilmente di iniziare con le domande. Fabrizio e Andrea aspettano che io faccia il mio cappello introduttivo, prima di lasciar loro campo libero. Ci sediamo, ma lei resta alla finestra. ‘Signora –inizio- vorremmo farla intervistare da suoi fan appartenenti a due generazioni diverse. Abbiamo qui Andrea, un suo fan 40enne, e Fabrizio, un suo fan 20enne.’ Si volta, mi osserva stupita e fa ‘Potevi portare anche un 70enne’. Sprofondo sotto il tavolo, osservo una confezione aperta di cialdine al cioccolato, e dentro di me penso: questa sì che è una rockstar. Fabrizio, per fortuna, arriva a salvarmi.

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A TU PER TU CON LOREDANA BERTÈ

Andrea Batilla E Fabrizio Santamaria

 

FABRIZIO (21 ANNI): Il disco nuovo, che esce dopo 7 anni dal precedente con tredici canzoni, si chiama Babybertè e ha te bambina in copertina. Cosa c’è della Loredana bambina in questo disco? Quali sono i capricci a cui non potresti mai rinunciare?

LOREDANA: Sì, quella bambina sono io. È l’io bambina che c’è in me e si chiama Mafalda. No, non faccio capricci. Io non mi sono mai potuta permettere di fare capricci. Ma quali capricci? Non c’era neanche l’essenziale a casa mia. No, non c’era spazio per i capricci.

ANDREA (38 anni): Un disco fortemente voluto e interamente prodotto da te, curato nei minimi dettagli e suonato praticamente live. Un disco che riesce ad essere ‘sporco’ come una volta erano i dischi suonati e cantati con tutti gli strumenti in studio. Com’è stata quest’esperienza in studio?

LOREDANA: Irripetibile. Ho fatto a botte tutti i giorni con i musicisti. Tutti maschi! E non accettavano che una donna dicesse loro cosa e come suonare. Se fossi stata un uomo, tutto sarebbe andato diversamente. Invece è stata una lotta continua. Non parliamo poi degli studi! Ormai gli studi analogici li hanno smantellati tutti, hanno fatto in fretta! Che vergogna.

FABRIZIO (21 ANNI): Mi hanno colpito molto il tuo look e i tuoi capelli, tutti questi tuoi fiocchetti. Il tuo look vuole dire qualcosa? È una scelta dettata da un tuo cambiamento interiore?

LOREDANA: Ma guarda questo look non vuol dire niente. Nessun cambiamento interiore. Io sono sempre la stessa. Il fatto è che noi donne abbiamo questa schiavitù, ogni volta dobbiamo perdere tempo a imbacuccarci, a tingerci. Io mi sono rotta. Anzi sai che ti dico, non appena la mia ricrescita aumenta, mi farò pezzata. E poi vediamo chi è che ha da ridire.

FABRIZIO (21 ANNI): E i fiocchetti?

LOREDANA: Questi li faccio io, con le mie mani. Perché ti piacciono?

FABRIZIO (21 ANNI): Un casino.

LOREDANA: Pure ad Asia piacciono (Asia Argento ndr). Ogni volta che ci vediamo lei me li ruba tutti.

FABRIZIO (21 ANNI): E a te cosa rimane?

LOREDANA: Li rifaccio daccapo.

ANDREA (38 ANNI): Sia in ‘Sola come un cane’, sia in ‘Io ballo sola’ ed anche in ‘Sto male’ parli di solitudine. E malgrado le tue canzoni siano sempre molto autobiografiche la riflessione sembra universale. Secondo te c’è un antidoto?

LOREDANA: In realtà ‘Sto male’ parla di un male globale. Non so, c’è un male diffuso che io… io non capisco. Stiamo tutti un po’ male. Sul disco c’è infatti proprio quel messaggio in segreteria di Asia… quel suo malessere. Che è un malessere diffuso, generale. C’è un mondo di paure, c’è qualcosa che ci stringe tutti alla gola, un malcontento planetario. L’antidoto no, non c’è. La gente non ha più potere, quello che sognava Bob Dylan non è possibile, la gente non cambierà il mondo. Non mi piace nulla di quello che vedo in giro. Meglio starsene lontani, per i fatti propri e resistere senza lasciarsi contaminare. Certo mi verrebbe da dire che il popolo andrebbe informato, istruito. La gente io dico… quando va a votare… (espressione di schifo sul suo volto). È che la gente è ignorante, cede alle superstizioni. E nessuno combatte queste superstizioni… (continua)

Tutta l’intervista integrale sarà pubblicata sul numero di Ottobre di GAY.tv On Paper e sarà disponibile online dal 28 Settembre.

Loredana ci ha parlato anche di Mimì, dell’Italia che secondo lei è uno stato di polizia, di quando Renato Zero la raggiunse allo Studio 54 da Rio de Janeiro, di Celentano, e di molto altro ancora.

 

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19 Settembre 2005

www.tgcom.it

 

HIT PARADE, LORY ALLA RISCOSSA. “BABYBERTÈ” AL SECONDO POSTO

HIT PARADE, LA RINASCITA DI BERTÈ

“BABYBERTÈ” SALE IN SECONDA POSIZIONE

La riscossa degli over 50. Poche parole per commentare le prime posizioni della classifica dei dischi più venduti in Italia. In testa, per la seconda settimana consecutiva, c’è il nuovo album dei Rolling Stones (oltre 60 anni ciascuno), “A bigger bang“. E balza direttamente al secondo posto “Babybertè“, il nuovo album di Loredana Bertè, (che il 20 settembre festeggia 55 anni).

Un curioso terzetto trionfa nelle prime posizioni della Top 10 settimanale (compilata da Ac Nielsen). Dopo gli Stones e la Bertè, il trio è completato da Paul McCartney (63 anni), altra nuova entrata della settimana con il suo nuovo lavoro “Chaos and creation in the back yard”. Per trovare un gruppo piu’ “giovanile” occorre arrivare al quarto posto (nuovo ingresso) con gli islandesi Sigur Ros, artefici dell’album “Takk…”.

A seguire, nella top ten, al quinto posto “Tutto Max” di Max Pezzali, al sesto “Convivendo parte 2” di Biagio Antonacci, al settimo “Black & White 050505” dei Simple Minds, all’ottavo “X&Y” dei Coldplay, al nono “Where you live” di Tracy Chapman e al decimo “Mentre tutto scorre” dei Negramaro. Tra gli altri nuovi ingressi, all’undicesimo posto “Le avventure di Lucio Battisti e Mogol 2”. Per quanto riguarda i singoli, dominio della “Camisa negra” di Juanes, davanti a “Semplicemente” degli Zero Assoluto e a “Everything burns” di Ben Moody. Sempre in testa, nella graduatoria delle compilation, le due raccolte del Festivalbar.

 

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 19 settembre 2005

Il Giornale

«IO, LA SCOMUNICATA CHE CANTA COL CUORE PER TORNARE BAMBINA

Scappa da dirle «sei bellissima», citando una sua canzone famosa, quando irrompe sul terrazzo della sua casa discografica, zona Navigli, par d’essere in campagna e il cielo è sempre più blu. Perché la vera bellezza irradia da dentro, serbata, nel caso specifico, tra i rovesci e i successi d’una vita senza risparmio, da «pettirosso da combattimento» – come lei stessa si definì in un album, citando De André. Irrompe col suo look irrequieto, crestina di pizzo sui capelli corvini, striati di bianco, al dito un anello che lampeggia quasi come il suo sorriso. E la precede, col suo passo meccanico, un gattino nero caricato a batterie e coperto di cerotti: «Si chiama Cepu – spiega lei -, in giro di gatti neri non ne vedi più, c’è licenza di ucciderli: dicono che portino sfiga, lo dice anche una pubblicità di questi giorni, che ci stanno a fare le associazioni animaliste?».

Il concetto rimbalza in Mufida – «sorella», in arabo -, brano di Baby Berté, nuovo album di Loredana dopo anni di silenzio. «L’ha reso possibile Music farm, mi hanno strapagata consentendomi di mandare all’aria tutte le regole, le diete, la ginnastica, le levatacce, chissenefrega». Rieccolo dunque, il pettirosso da combattimento: inerme ma pugnace, «com’è giusto in questo mondo dove i discografici e i musicisti sono tutti maschi, dicono: cosa vuole questa qui, è solo una donna».

E tu?, le chiedo. «Io ho detto: spegnete i computer, questa non è una banca, la musica si fa suonando. Tutto di fila, buona la prima. E loro a guardarmi, sbalorditi. Ecco perché escono tanti dischi perfettini e senz’anima. Per le sorelle Berté cantare è aprirsi il petto e mostrare il cuore. Io la voce non la curo: la lascio esplodere». E si sente: Baby Berté è un album a cuore aperto, senz’altri ornamenti che la passione e lo sdegno di chi mette in gioco, con splendente impudicizia, la propria vita. «Della quale non mi pento – dice lei, citando un titolo del disco -: né degli amori sbagliati e pagati, né di chi ho mandato a fanculo. Con un solo rimpianto, avrei potuto rinunciare a qualche viaggio per stare più vicina a Mimì. Quando è morta non credevo che esistesse un dolore così, ho passato dieci anni senza andare al mare e senza portare vestiti scollati, solo ora mi dico: hai fatto la tua penitenza, torniamo a vivere».

Ma Baby Berté – Perché baby? «Perché hai bisogno, a volte, di tornare bambina» – non è solo il diario d’una donna «scomunicata dalla vita». È il commentario d’una civiltà: imbelle, infingarda, cinica. Sgorgato «dalla muffa di questo muro a luci spente/in questo disordine di niente e di tagliole»,canta Loredana e tra un brano e l’altro la confortano le voci di Renato Zero, Dori Ghezzi, Ron, Morgan, Asia Argento, Rosita Celentano, Gragnaniello. Un viaggio nel mestiere di vivere, insomma, tra omaggi a Baudelaire, «il poeta del bacio dell’inferno», Mickey Mouse, Bukowski, Janis Joplin «che i ragazzi d’oggi non conoscono, sono troppo occupati ad ascoltare i Subsonica». E indirettamente a Pasolini, attraverso Una vita sbagliata di De André, rifatta in una versione da brividi.

Sullo sfondo, ma mica tanto, c’è «un paese in ginocchio, dove comandano duecento partiti e sei costretto a votare sempre il meno peggio. Un mondo arrivato alla frutta, ma avvelenata. Dove le piazze sembrano cimiteri, o parcheggi, e il gusto del bello va a pu****, guarda piazzale Cadorna. Dove non riescono ad acciuffare nemmeno l’Unabomber, figurarsi poi Bin Laden, uno spilungone di due metri, dializzato, che gira con l’asta delle flebo. In compenso le persone per bene sono costrette a morire: guarda Mimì, mia sorella».E la musica? «Ormai la fanno le macchine, aridateci i grandi album vissuti, veri, scritti dal cuore. E date carta bianca alle voci autentiche, Dolcenera, per esempio: un talento puro, in mano a persone che non so se la capiscano. Smettiamola di considerare la musica un genere merceologico: la canzone è sfogo, rabbia, via d’uscita. Da cosa? Da un calvario. Dall’assenza di stelle che ti porti conficcata dentro, dall’infanzia. Dai compleanni che non hai mai potuto festeggiare: sempre in giro per il mondo, persa nei tuoi casini e anche nei successi, perché no».

E ora? «Ora c’è questo disco, che sta ottenendo una grande attenzione, perché è un disco vero. E poi un gran concerto, allo Smeraldo, sotto Natale. Ripreso da Sky, con i nuovi brani e quelli storici: che è come raccontare la trama della mia esistenza. Lasciando che a cantare sia, come al solito, il cuore, il computer lasciamolo ai commercialisti».

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 19 Settembre 2005

Dream

BABYBERTÈ : IL RITORNO DELLA REGINA DEL ROCK

ARMANDO FUSCO

Torna a sorpresa sul mercato, in questi giorni, con un nuovo disco ” la ribelle del rock italiano “, Loredana Bertè. Di lei ormai si è detto tutto e il contrario di tutto: il suo personaggio sfrontato, anticonvenzionale, aggressivo, ha animato per anni le cronache rosa e non dei giornali, suscitando a tratti stupore e qualche antipatia e oscurando, ingiustamente, il suo alto artistico che, nonostante tutto, merita di essere rivalutato. Un tempo pupilla dei cantautori nostrani più prestigiosi, vedi Lavezzi, Ruggeri, Fossati, Pino Daniele, che hanno scritto per lei pezzi entrati nella storia come Non sono una signora, Dedicato, Il mare d’inverno ecc., Loredana oggi sceglie di scriversi da sola le proprie emozioni in musica, regalandoci brani di spessore umano che riflettono la sua anima di donna ferita, provata dalla vita: un esempio è Amici non ne ho, un suo successo al Festival di Sanremo 1994 . La sua carriera, che l’ha vista trionfare con i look più disparati sulle balere di tutta Italia e non per anni, ha subito spesso interruzioni, dovute non solo al suo carattere difficile ma anche a un estro artistico di tutto rispetto che vuole manifestarsi in totale libertà, la vita poi ha fatto la sua parte, riservandole forti dolori, come la perdita prematura dell’amata sorella Mia Martini, altra gloria della canzone. Ma come si fa a non dare un’ altra chance a questa Regina indiscussa della musica italiana che canta davvero col cuore , stregando sempre i suoi tanti fans che non l’hanno mai abbandonata? E’ questo che deve aver giustamente pensato qualche discografico che ora le permette di pubblicare BABYBERTE’, contenente quattordici pezzi, tra inediti e cover che ci restituiscono una Loredana tenera, arrabbiata, impegnata socialmente. In copertina una caricatura dell’Artista bambina impertinente, quasi a suggellare una nuova infanzia, che ci auguriamo sia per lei foriera di cambiamenti più positivi

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TV Sorrisi & Canzoni

20 Settembre 2005

www.publiweb.it

 

LA BERTÈ SECONDA IN HIT PARADE

Classifica Ac Nielsen Settembre 2005
Il suo grido di rabbia, una rabbia tenuta soffocata per anni dovuta all’incomprensione da parte degli addetti ai lavori che non l’avevano capita è stata ampiamente ripagata: Loredana Bertè con il nuovo “BabyBertè” è al secondo posto della classifica ufficiale di vendita redatta dall’Ac Nielsen che indica i dischi piu’ venduti in Italia.
E oggi 20 settembre 2005 – compleanno di Lori – credo che l’artista non possa festeggiare in maniera migliore questo ritrovato grande successo. In testa, per la seconda settimana consecutiva, c’e’ il nuovo album dei Rolling Stones ”A bigger bang”. Al terzo ancora una new entry con Paul McCartney e il suo nuovo album in studio ”Chaos and creation in the back yard”.

 

Classifica album 20 settembre 2005:

1.A bigger bang – Rolling Stones

2.Baby Bertè – Loredana Bertè (new entry)

3.Chaos and creation in the backyard – Paul Mc. Cartney (new entry)

4.Takk – Sigur Ros (new entry)

5.Tutto Max – Max Pezzali

6.Convivendo 2 – Biagio Antonacci

7.Balck % White 050505 – Simple Minds (new entry)

8.X & Y – Coldplay

9.Where you live – Tracy Chapman (new entry)

10.Mentre tutto scorre – Negramaro

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20 Settembre 2005

www.vipline.it

 

RETTORE E BERTE’ TORNANO A GRAFFIARE

Oltre a Donatella Rettore, che ha appena rifatto capolino, c’è un’artista che continua a meritare, nonostante le sue eterne intemperanze da ragazzina arrabbiata con la vita. Loredana Bertè è tornata ( VipLine lo aveva anticipato ) con “Babyberté” un disco composto da tredici brani, realizzato con la partecipazione di ospiti come Morgan, Asia Argento, Renato Zero, Rosita Celentano, Enzo Gragnagniello e Dori Ghezzi. La cantante che, ha firmato tutti i testi, presenta anche le cover di “I ragazzi italiani” (testo di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, musiche di Ron) e “Deliri a 45 giri” di Renato Zero. Il primo estratto dal Cd sarà “Non mi pento”. A pensarci, non poteva che essere questo.

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«VINCO SEMPRE IO, PER SFINIMENTO DELL’AVVERSARIO»

LA BERTE’ SECONDA IN CLASSIFICA DIETRO I ROLLING STONES

FABRIZIO ZAMPA

 

ROMA Un bell’album, ma soprattutto un album diverso, costruito come un film con brevi messaggi (voce, segreterie telefonica, rumori d’autostrada) che legano dodici canzoni tutte scritte e arrangiate da lei (tranne Una storia sbagliata di De Andrè e I ragazzi italiani di Dalla e De Gregori) , e l’operazione funziona così bene che il disco, uscito da due settimane, è balzato al secondo posto in classifica subito dopo, chi l’avrebbe mai detto, i Rolling Stones. Ecco Babybertè , che Loredana Bertè ha inciso a cinque anni di distanza dal precedente e dopo sette anni passati senza dare concerti.

 

«Non li faccio perché in palcoscenico mi devo divertire, e se non mi diverto non vado. Potrei fare le solite marchette, trecento serate l’anno cantando Non sono una signora e In alto mare , ma così non mi va. Ho solo partecipato a Music Farm , e quella è stata una fortuna perché se non ci fossi andata sarei ancora a casa a aspettare il budget per il disco», dice lei. E dell’album, al quale hanno collaborato Renato Zero, Morgan, Rosita Celentano, Enzo Gragnaniello, Dori Ghezzi e persino Asia Argento ( sta facendo da regista e protagonista, i videoclip di tutti brani), Loredana racconta la storia. Una storia, si potrebbe dire, quasi di altri tempi.

 

La ricetta? «E’ rock di strada, asciutto, registrato live e cantato insieme ai musicisti. Già trovare gli studi è stato un problema. Quelli analogici, che registrano senza trucchi né elettronica, sono scomparsi: tutti incidono in digitale per poter correggere gli errori col computer, ma a me piace la musica vera, che si suona sul serio, dal vivo».

Da uno a dieci quant’è soddisfatta? «Sarebbe stato perfetto se avessi potuto fare anche gli altri brani scritti: sono quaranta, tutti belli. Ma comunque sono soddisfatta diciamo sei su dieci. Sarò molto più soddisfatta quando arriverò a un milione di copie vendute e potrò finanziarmi da sola». Quanto si è incazzata da uno a dieci, incidendolo?

«Venticinque. Ho preso a botte un sacco di gente, un chitarrista l’ho cacciato dalla sala a calci». E il disco ha preteso anche sacrifici. «Sì. Niente cioccolata, nutella eccetera. Dovevo ridiventare una strafica, e ci sono riuscita».

 

Loredana ha voluto una copertina speciale. «La gente si deve innamorare di nuovo dell’oggetto disco. Ora c’è una copertina d’emergenza per non perdere l’uscita di settembre ma fra un mese arriva quella vera, con pop-up a colori che saltano fuori quando apri il disco. Voglio vedere come faranno i pirati». Che sarebbe venuto fuori se Bertè non avesse fatto tutto da sola? «Niente. Ma siccome io sono di coccio ho tenuto duro su un’idea precisa che avevo da cinque anni: se dai al pubblico una cosa diversa tutto funziona».

 

C’è qualcuno di cui Loredana vuol parlare bene? «E di chi mai potrei parlare bene? Io conto sul fatto che tutti cadono a terra esausti e me la danno vinta». Ecco perché non vi dovete perdere le canzoni di Babybertè, da Sola come un cane a Strade di fuoco, Sto male , e soprattutto la bandiera del disco: Non mi pento.

 

Chi si sarebbe potuto aspettare il contrario?

 

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28 Settembre 2005

www.gaytv.it

L`ULTIMA ROCKSTAR

Loredana Bertè a cuore aperto. Il nuovo album, l`Italia, i ricordi di Mimì, le avventure con Renato. Raccontati a due fan di due generazioni diverse.

 

FABRIZIO (21 ANNI): Il disco nuovo, che esce dopo 7 anni dal precedente con tredici canzoni, si chiama Babybertè e ha te bambina in copertina. Cosa c’è della Loredana bambina in questo disco? Quali sono i capricci a cui non potresti mai rinunciare?

LOREDANA: Sì, quella bambina sono io. È l’io bambina che c’è in me e si chiama Mafalda. No, non faccio capricci. Io non mi sono mai potuta permettere di fare capricci. Ma quali capricci? Non c’era neanche l’essenziale a casa mia. No, non c’era spazio per i capricci.

ANDREA (38 anni): Un disco fortemente voluto e interamente prodotto da te, curato nei minimi dettagli e suonato praticamente live. Un disco che riesce ad essere ‘sporco’ come una volta erano i dischi suonati e cantati con tutti gli strumenti in studio. Com’è stata quest’esperienza in studio?

LOREDANA: Irripetibile. Ho fatto a botte tutti i giorni con i musicisti. Tutti maschi! E non accettavano che una donna dicesse loro cosa e come suonare. Se fossi stata un uomo, tutto sarebbe andato diversamente. Invece è stata una lotta continua. Non parliamo poi degli studi! Ormai gli studi analogici li hanno smantellati tutti, hanno fatto in fretta! Che vergogna.

ANDREA (38 anni): Ma alla fine sei contenta dei pezzi?

LOREDANA: Sì, sono contenta. Non solo. Ho altri 15 pezzi nel cassetto. Avevo anche in mente di pubblicare un doppio, ma sarebbe stato troppo logorante e anche troppo dispendioso. Con tutto quello che m’è già costato questo. Quando poi siamo arrivati al momento master… volevano fa’ di testa loro! Ma io dico: un artista paga per avere un servizio e invece no, sembra che oggi chi comanda siano questi tecnici. Non va bene. Quando io morirò, questo disco resterà e io vorrei che sia come dico io, non come dice un tizio di uno studio di mastering.

ANDREA (38 anni): La musica oggi passa necessariamente attraverso la televisione prima di arrivare alle orecchie sia con i video che con le apparizioni televisive. Tu sei sempre stata un personaggio che ha lavorato molto e bene con questi due mezzi (ricordiamo il video di Mare d’inverno, uno dei primi videoclip italiani in assoluto). Che rapporto hai oggi con la tv e i video?

LOREDANA: A me la tv non piace. Non mi va di andarci. Andrei e andrò volentieri, se mi vorrà, solamente da Celentano. È la prima volta che capita che ho un disco in promozione e Celentano fa un programma. Vorrei proprio andarci con lui. Mi chiamò quando ero uscita da Music Farm per darmi delle dritte su una diretta che dovevamo fare da casa mia. Fu lui a suggerirmi di stare zitta e leggere barzellette su Totti.

FABRIZIO (21 ANNI): Mi hanno colpito molto il tuo look e i tuoi capelli, tutti questi tuoi fiocchetti. Il tuo look vuole dire qualcosa? È una scelta dettata da un tuo cambiamento interiore?

LOREDANA: Ma guarda questo look non vuol dire niente. Nessun cambiamento interiore. Io sono sempre la stessa. Il fatto è che noi donne abbiamo questa schiavitù, ogni volta dobbiamo perdere tempo a imbacuccarci, a tingerci. Io mi sono rotta. Anzi sai che ti dico, non appena la mia ricrescita aumento, mi farò pezzata. E poi vediamo chi è che ha da ridire.

FABRIZIO (21 ANNI): E i fiocchetti?

LOREDANA: Questi li faccio io, con le mie mani. Perché ti piacciono?

FABRIZIO (21 ANNI): Un casino.

LOREDANA: Pure ad Asia piacciono (Asia Argento ndr). Ogni volta che ci vediamo lei me li ruba tutti.

FABRIZIO (21 ANNI): E a te cosa rimane.

LOREDANA: Li rifaccio daccapo.

ANDREA (38 ANNI): Sia in ‘Sola come un cane’ sia in ‘Io ballo sola’ e sia in ‘Sto male’ parli di solitudine. E malgrado le tue canzoni siano sempre molto autobiografiche la riflessione sembra universale. Secondo te c’è un antidoto?

LOREDANA: In realtà ‘Sto male’ parla di un male globale. Non so, c’è un male diffuso che io… io non capisco. Stiamo tutti un po’ male. Sul disco c’è infatti proprio quel messaggio in segreteria di Asia… quel suo malessere. Che è un malessere diffuso, generale. C’è un mondo di paure, c’è qualcosa che ci stringe tutti alla gola, un malcontento planetario. L’antidoto no, non c’è. La gente non ha più potere, quello che sognava Bob Dylan non è possibile, la gente non cambierà il mondo. Non mi piace nulla di quello che vedo in giro. Meglio starsene lontani, per i fatti propri e resistere senza lasciarsi contaminare. Certo mi verrebbe da dire che il popolo andrebbe informato, istruito. La gente io dico… quando va a votare… (espressione di schifo sul suo volto). È che la gente è ignorante, cede alle superstizioni. E nessuno combatte queste superstizioni. Vi rendete conto che c’è la Cepu che fa le pubblicità sfruttando la superstizione dei gatti neri. Nessuno ha detto niente.

ANDREA (38 ANNI): Nel disco ci sono due canzoni non tue, ‘Una storia sbagliata’ e ‘Ragazzi Italiani’ e una tua, ‘Mufida’, che raccontano storie di emarginazione sociale. Secondo te raccontare le storie di emarginazione serve a qualcuno o a cambiare qualcosa?

LOREDANA: Celentano stesso l’ha detto. Mia Martini è stata ammazzata dall’ignoranza della gente. Le canzoni… sì possono dire, ridire, ribadire. Ma quando è lo stesso potere discografico che strumentalizza l’ignoranza della gente che ci puoi fare? Mia sorella… a un certo punto qualcuno nella discografia ha deciso che lei era troppo brava, che non andava bene. E hanno cominciato a diffondere quelle cazzate sulla jella. Mimì non poteva uscire di casa. Registi e programmi importanti si rifiutavano di ospitarla, per paura che cascasse un faro in studio.

FABRIZIO (21 ANNI): ‘Mercedes Benz: me la compri stasera, ancora qui ad aspettare’ dice una tua canzone. Cosa aspetta Loredana nella sua vita? Cosa desidera? Cosa sogna? Le basterebbe una Mercedes?

LOREDANA: Quello è un omaggio a Janis Joplin. No io non mi aspetta nulla. Mentre lei dice ‘voglio la mecedes’ a me piaceva l’idea di ribaltare il desiderio e dire insomma ‘beh se non me la compri tu questa Mercedes chi me la compra?’ Ne ho visti 5 di concerti di Janis.

ANDREA (38 ANNI): A proposito dai… raccontaci quali concerti hai visto?

LOREDANA: A beh! Ne ho visti io di concerti. Pink Floyd a Los Angeles, Beatles all’Adriano a Roma 4 volte, pomeriggio-sera e pomeriggio-sera, Elvis alle Hawaii, Bob Dylan, Michael Jackson, Tina Turner. E poi senti questa: ero in Jamaica in vacanza. Suonava un certo Bob Marley. In Italia non sapevamo minimamente chi fosse. Entrai in questo stadio e c’erano 100mila persone.

ANDREA (38 ANNI): Nei testi di tutta la tua carriera e anche in quelli di BabyBertè si sente spesso che ce l’hai con due cose, due entità: gli uomini e dio. Per buttarla sul ridere secondo te dio è maschio?

LOREDANA: Entrambi assenteisti. Lo disse anche Woijtyla, grande uomo e grande politico quello. E comunque sia chiaro, io al massimo credo nello sciopero dei treni. No, non ci credo a dio.

FABRIZIO (21 ANNI): Mi sono appena trasferito dalla Calabria a Milano, metropoli di solitudine: il tuo album si apre con SOLA COME UN CANE. Cosa consiglieresti a un 20enne che come te dalla Calabria arriva a Milano e vuole aggrapparsi alla libertà e alla propria vita?

LOREDANA: La Calabria. Mimì era patita per la Calabria. Io no. La Calabria è bellissima, ma io sono fuggita. Dovevi scendere a troppi compromessi da quelle parti. La mafia che c’è eccome. Gli impresari… e poi i parenti. Tu dalla Calabria a Milano? Io veramente ti consiglierei di cambiare paese. Che stai a fare a Milano? Che fai in Italia? Scappa, lascia questo paese.

ANDREA (38 ANNI): Ti sento molto incazzata con il nostro paese. È così?

LOREDANA: Certo. Mi sembra uno stato di polizia. Senza parlare di grosse questioni, prendiamo il fumo. Lo Stato vende e guadagna dal fumo e poi non ti fa più fumare da nessuna parte. In questo paese ci si sente in ostaggio di tutti gli apparati. Ci siamo già dimenticati del G8. Ma siamo matti? Lì a Genova hanno messo di fronte due ventenni che si sono guardati negli occhi e uno dei due era dalla parte sbagliata. Vi sembra una situazione normale quella di un paese dove accade quello che è successo al G8? Questo è uno stato di polizia e noi non ce ne rendiamo conto.

FABRIZIO (21 ANNI): Perché negli anni 80 la Bertè con il pancione a Sanremo faceva scandalo e la Oxa nel 2000 in e senza pietà col tanga era easy? Frutto di un cambiamento di costume oppure è ignoranza che si tramanda?

LOREDANA: Io volevo solo far capire che una donna incinta non è mica malata. Quel look l’avevamo provato e riprovato per due mesi, clandestinamente, nessuno doveva sapere nulla. Quando la sera all’Ariston uscii dal camerino Marcella mi disse ‘Ti stai suicidando’. Invece Sting quando mi vide dietro il backstage disse ‘Wow’. Quando tornai a Milano, c’era il carnevale ambrosiano e in Duomo le ragazzine giravano mascherate con il pancione finto e ci andavano in discoteca.

FABRIZIO (21 ANNI): Io Fabrizio, personalmente, ho due miti e sono Loredana Bertè e Renato Zero. Chi è Renato Zero per te: amico, nemico o compagno di vita? O cos’altro?

LOREDANA: Renato è mio fratello, nell’arte e nella vita. Siamo insieme da quando avevamo 11 anni.

FABRIZIO (21 ANNI): Dai raccontaci qualche aneddoto.

LOREDANA: Ero a New York e un giorno arriva Renato da Rio de Janeiro. Alla sera una discografica della Sony si rifiuta di portarmi con lei e Renato ad una cena, allora io dico ‘Vabbè Renà, me ne vado al 54’. Vedo negli occhi di Renato accendersi una luce, ma lui doveva per forza andare a questa cena ‘Dai Lory ti raggiungo dopo mezzanotte’. Il fatto è che al 54 non è che facessero entrare chiunque all’inizio, avevano tenuto fuori persino Frank Sinatra. Dopo un po’ viene un tipo della sicurezza e mi fa ‘C’è un pazzo che dice di essere amico tuo’. Vado all’ingresso e c’è Renato, con in testa le piume come fosse Toro Seduto.

FABRIZIO (21 ANNI): Il tuo anticonformismo, il tuo essere libera, il tuo essere Loredana ha messo in moto la coscienza dei falsi perbenisti. Quanto secondo il tuo essere vera fino in fondo è stato favorevole alla tua carriera e quanto no?

LOREDANA: Non mi ha mai aiutato. Se fossi stata più furba non avrei detto certe cose, come le pensavo, nel momento esatto in cui le pensavo.

ANDREA (38 ANNI): Se Loredana Bertè non avesse sperimentato il dolore, se la sua vita non avesse avuto certe vicissitudini, se insomma fosse stata un’esistenza più tranquilla e normale, oggi tu saresti quello che sei?

LOREDANA: Intanto sia chiaro che io mi sono anche molto divertita nella mia vita. Ci sono stati lunghi periodi in cui mi potevo permettere di fare una valigia, andare in aeroporto e prendere il primo volo per qualsiasi posto del mondo e non era come farlo oggi. La tua domanda beh… non lo so. Non so se poi alla fine una soffre e quindi diventa ribelle o se è ribelle, quindi soffre e quindi arriva a compiere un certo percorso artistico. Io sono così da quando avevo 5 anni. Sono curiosa, la curiosità mi divora, una cosa io la voglio provare e sbatterci contro e poi provarne un’altra. E poi un’altra. Vedete il rock è una cosa che viene da dentro. Purtroppo.

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29 Settembre 2005

LOREDANA BERTE’, UNA ROCKER PAZZESCA

Massimo Del Papa

Qualche rockstar vera ce l’abbiamo anche noi. Non le bufale tipo Vascorotti o Ligabove, ma un’autentica fuori di testa con lampi di saggezza come Loredana Bertè. A fine anni Settanta, nel periodo di maggior fulgore, me la ricordo sfrecciare in vespa uscendo da via Abano, dove viveva; io abitavo nella via d’angolo, via Carpi e quando con i miei amici ce la trovavamo davanti, bruna, mediterranea, sexy, le gambe nude, ci bloccavamo come colpiti dal vento stregato. Poi ne sono successe di tutti i colori, l’amorazzo con Borg, che era un drogato e l’ha trascinata, le situazioni assurde, una volta lui la legò a un calorifero e se ne andò, i tentativi di farla finita, fu l’amico fraterno Renato Zero una volta a salvarla chiamando l’ambulanza dopo aver capito che a via Abano non rispondeva nessuno, e qualcosa di terribile stava succedendo. Questo significa essere rockstar. Per anni è sembrata sull’orlo del tracollo, destinata a seguire nella tragedia la sorella Mia Martini. Nessuno più la voleva, alcuni dischi uscivano senza futuro, per entrare subito nell’oblio. Ma, quasi a tradimento, Loredana adesso è tornata, anzi è risorta, con un disco più che dignitoso, che addirittura ha scagliato l’ex moribonda sulla scia dei Rolling Stones in classifica. Ed è una bella storia, perché la Bertè, ormai uscita dai giri che contano, non poteva godere di buona stampa e di ottime marchette come un Ligabove. Ha fatto tutto da sola. Il disco è un incubo, è persino inquietante per quanto è sottosopra. Fa parecchio rumore, schitarra un bel po’, ma quello che conta davvero è che quel gran casino è credibile. Puzza di vita, non è recitato. Per completarlo Loredana si è infilata in un reality vergognoso, ha tirato su abbastanza soldi da finire il disco e il risultato è un album sicuramente retorico, sopra le righe qua e là, ora ripetitivo, ora anche patetico. Ma avvincente. Le grida di dolore sono grida vere, la speranza è vera, la rabbia è più che vera. E la musica è sincera. Quello che se mai stona, sono le voci impresse sulla segreteria di Bertè. Non si capisce perché tutti, da Asia Argento a Morgan a decine di altri più o meno famosi debbano lasciare urla, latrati, nitriti. Alla fine l’unico normale pare proprio Renato Zero, che prima commenta la confusione telefonico-esistenziale dell’amica nella sua inconfondibile maniera: “’A Lori, se questa è una segreteria io so’ Giulio Cesare”. Infine, dopo un paio di chiamate inutili lascia un laconico commento: “Pazzesco”.

 

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29 Settembre 2005

Brescia Oggi

UNA TOP TEN VERDE, BIANCO E ROSSA

LIGABUE SUBITO IN VETTA, IL RITORNO DELLA BERTÈ E L’«AMORE» DEGLI STADIO

Milano. Il primo posto del Liga inaugura il lungo autunno caldo della musica italiana: come previsto, «Nome e cognome» è filato dritto al primo posto delle classifiche di vendita dopo aver totalizzato 250 mila copie ad una sola settimana dall’uscita. Un successo largamente annunciato, specie dopo i trionfi (e le polemiche) del megaconcerto di Campovolo, che ha di fatto rafforzato l’impressione di una congiuntura nuovamente favorevole alle produzioni musicali autoctone. Lo testimoniano il terzo posto raggiunto sorprendentemente dall’album nuovo «L’amore volubile» degli Stadio, il secondo posto conquistato da Loredana Bertè con «Babybertè», l’album della grande rentrèe dopo oltre sette anni di silenzio. Il pubblico ha del resto deciso di ripagare con generosità anche i cinque anni di lavoro che sono serviti a Loredana Bertè per realizzare il suo nuovo disco «Babybertè» (che ha debuttato al secondo posto), disco faticoso, 13 canzoni e produzione in grande stile, che ha riportato in scena la sorella di Mimì dopo sette anni di silenzio e il successo ottenuto due anni fa a «Music Farm».

Ottobre 2005

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3 Ottobre 2005

 

www.chictrills.altervista.org

 

DONNA DEL MESE:

BABYBERTE’. IL RITORNO DELLA TIGRE

A sette anni da Un Pettirosso Da Combattimento ritorna sulle scene musicali la rockstar più incazzata d’ Italia, LOREDANA BERTE’. Tredici nuove canzoni, intervallate dalla voce di Asia Argento, Renato Zero, Rosita Cementano, Ron….

MARCO NARDINI

Quando una signora di mezza età è apparsa sul palco del Teatro Ariston di Sanremo con addosso un giubbotto di pelle nera borchiato, minigonna e stivaletti neri con tacco a spillo, e ha cominciato a cantare con voce roca “Io non sono normale, lo so, odio il telegiornale… me la prendo con tutti per niente, e ce l’ho con la gente… io non sono normale”, ecco, lì sono rimasto veramente colpito. Ho pensato che doveva essere una donna davvero particolare e con un magone enorme in gola che non voleva scendere.

Una che si presenta al Festival di Sanremo, la vedi e ti sembra completamente inadeguata, mentre urla al mondo il suo malessere… sì, deve essere davvero una persona particolare.

Perché sapeva benissimo che quella partecipazione, ai fini di vendite e successo di pubblico (sanremese), non sarebbe servita a niente. Ma lei aveva bisogno di cantare, di tirare fuori tutto ciò che le galleggiava dentro. E Sanremo era una soluzione possibile per poterlo fare, una soluzione che poteva portargli contratti discografici e un nuovo cd tutto da riempire.

Era il 1995. L’anno precedente, sempre su quel palco, aveva avvisato tutti di non avere amici. Ora dichiara al pubblico di non essere normale. Di lì in poi è stata una discesa, lenta, estenuante, dolorosa. Il 14 maggio dello stesso anno Loredana viene a conoscenza, dalla tv, della morte della sorella, Mia Martini.

La stampa ne parla per mesi, lei rimane profondamente scossa dall’accaduto: non riesce più a risollevarsi. Due anni dopo prova a tornare sul palco di Sanremo e lo fa con un brano d’intensità disarmante, Luna. Loredana è visibilmente depressa, ingrassata, incazzata.

Negli studi di Renato Zero, a Fonopoli, registra Un pettirosso da combattimento, prendendo spunto da un brano di De André. È un disco dove è impressa, indelebile, la figura della sorella scomparsa, e che riesce a ottenere anche un discreto successo di pubblico.

Ma è un album sfortunato: per una questione di diritti d’autore viene tolto dal commercio, per uscire successivamente senza il brano Rap di fine secolo, sostituito da Pomeriggi. Loredana è fortemente provata da tutte le difficoltà che le stanno ruotando attorno, è confusa, ma una cosa la sa: vuole cantare.

Realizza un mega concerto al Testaccio Village di Roma, che viene registrato per diventare Decisamente Loredana, un cd live uscito per celebrare i suoi 25 anni di carriera e il compleanno (20 settembre) suo e della sorella Mimì. Intanto le udienze in tribunale, sempre relative a Rap di fine secolo, proseguono e portano alla vittoria finale della causa da parte dei legali della Bertè.

Le sue esibizioni cominciano però a farsi più sporadiche. Lei dichiara di avere pronte una cinquantina di canzoni e di voler realizzare a breve un nuovo disco. Ma con la fatica di trovare una casa discografica il suo corpo allaga ancora di più nell’ombra nera della depressione.

Loredana sta male, anche se scherzando su se stessa dice di litigare con la vita da quando ha 5 anni. Poi incontra il produttore Beghjet Pacolli ( l’ex marito di Anna Oxa), che nel 2002 la riporta all’Ariston per interpretare un brano d’amore scritto per lei, per farle lasciare alle spalle la sua rabbia e guardare in faccia il pubblico con una nuova veste. Invece non è così.

Sul palco Loredana ci torna (dopo varie vicissitudini e minacce di abbandono), ma non sembra lei, è stanca, disorientata, quasi fuori luogo a cantare una canzone del genere nello stato in cui si trova. Pochi giorni prima aveva dichiarato di voler vincere assolutamente il Festival perché nessuna delle due sorelle c’era riuscita ed era indegno. In classifica arriva negli ultimi posti, portandosi dietro i chiacchiericci della gente sul suo stato di salute mentale.

E dopo Sanremo non esce nessun album, ma un misero Ep con 4 brani. Pacolli viene mollato e Loredana è di nuovo sola.

Ci ha messo 5 anni e i soldi rimediati grazie alla partecipazione al reality Music Farm per registrare un nuovo album. E ha fatto tutto lei, alla faccia delle malelingue. BabyBertè esce il 9 settembre distribuito da Edel sotto le severe direttive di miss Bertè, che ha voluto incidere i brani in analogico, suonandoli live e senza supporti informatici.

Ha pagato i musicisti, i tecnici del suono, l’illustratore della copertina, e tutto doveva essere come voleva lei, perché il rock, dice in un’intervista, “non è un’accozzaglia di suoni, è un modo di essere, di stare al mondo”. All’interno, tra una canzone e l’altra, i messaggi lasciati (veramente!) nella sua segreteria telefonica da Renato Zero, Morgan, Asia Argento, Rosita Celentano, Ron e altri; un brano dedicato a Charles Baudelaire, uno a Janis Joplin, l’arrabbiata Joe per Fabrizio De André e la struggente Mufida, in cui torna ancora sulla sorella.

E tre video girati da Asia Argento. Ad attenderla, la notte tra l’8 e il 9 settembre, alle Messaggerie Musicali di Milano c’erano più di mille persone.

Lei è arrivata puntuale e in forma, vestita (come sempre) di nero, con cappello e stivaletti da cowboy e capelli bianchi e neri. Dimagrita e col viso rilassato. Per fare questo disco ci ha messo “degli anni, i soldi e un po’ di salute, ma è servito a partorire un cd di qualità e si vede anche dalla copertina. Per questo l’ho chiamato BabyBertè, è stato come un parto”.

 

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4 Ottobre 2005

La Provincia

 

BERTÈ, GRAN RITORNO: UN DISCO DOPO 5 ANNI POI DA CELENTANO

PARIDE SANNELLI

 

MILANO. Si prepara a tornare in tv, il 20 ottobre, con Adriano Celentano in Rockpolitick e in teatro, allo Smeraldo di Milano, a fine ottobre.

E’ un momento davvero positivo, per Loredana Bertè, 55 anni, che firma il nuovo album BabyBertè. Sostenuta dall’affetto dei fan, la Bertè appare bellissima – in occasione del suo disco – come nella canzone che l’ha resa famosa. Anche se ad aiutarla stavolta c’è un “ritocco” d’autore.

<Come la Loren, mi sono data qualche aggiustatina pure io. Ecco perchè tra le foto del disco ho voluto mettere pure quella del mio chirurgo plastico Angelo Villa>.

Ma l’album no, non ha bisogno di aggiustamenti perchè non sente il peso dell’età smanioso di ricominciare senza quella amarezza che lutti, abbandoni e giorni in pretura avevano steso su una carriera costruita su album come Made in italy, Traslocando e Jazz.

Insomma Loredana è nuovamente “un pettirosso da combattimento”, tanto per citare un’immagine di Maurizio Maggiani ripresa da lei e da Andrè. Proprio dal bagaglio del cantautore genovese BabyBertè riprende Una storia Sbagliata, mentre da quello della coppia Dalla, De Gregori, Ron arriva i ragazzi italiani. Renato Zero firma Deliri a 45 giri.

Fra gli ospiti del disco c’è pure Asia Argento; la figlia del re del brivido è uno dei personaggi che entrano ed escono dalla segreteria telefonica di Loredana assieme a Morgan, Dori Ghezzi, Rosita Celentano, Renato Zero, Enzo Gragnianiello, i fans più duri e puri. Ma le registrazioni più o meno pirata che legano una canzone all’altra si spingono fino alla presentazione fatta da Fabio Fazio e Michele Serra al concerto in memoria di Fabrizio De Andrè. Il nostro quotidiano l’ha incontrata a Milano.

Loredana, un ritorno atteso cinque anni.

Mi sono presa tutto il tempo necessario a registrare il disco che volevo. Ho cresciuto queste canzoni una ad una come delle figlie. Le ho registrate all’antica, mettendoci di tasca mia 450 milioni delle vecchie lire.

“Mufida” è dedicata a sua sorella Mimì

La storia della jella non la digerisco proprio. Sono disgustata per come la superstizione viene trattata sui giornali, in tv, nei salotti buoni. Sembrano scemenze, e invece sono cose che ti rimangono addosso: mia sorella ci è morta per questo.

Alcuni clip portano la firma di Asia Argento.

Ne ha girati tre. In “io ballo sola” veste addirittura nei miei panni. Quello ke ha girato per prima è stato “notti senza luna”, perchè ama Baudelaire come lo amo io.

Mercedes Benz è un omaggio a Janis Joplin??

Certamente si, anche se non è una cover della sua celebre canzone. Un pezzo in cui me la prendo con Dio e dico che l’unica cosa in cui credo è lo sciopero dei treni. Janis era grandissima, e lo dico a ragion veduta, dato che l’ho vista un paio di volte in America.

Perchè ha dedicato  BabyBertè a Padre Clemente della Fondazione Fratelli di San Francesco D’Assisi?

Perchè lui è un frate di frontiera. Non predica, non ti fa la morale. Ma guarda all’uomo e non alla sua fede religiosa.

 

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9 Ottobre 2005

 

Famiglia Cristiana n. 41

 

MUSICA: “BABYBERTÈ”, IL NUOVO ALBUM DELLA CANTANTE

LA RINASCITA DI LOREDANA

UN PO’ PIÙ TRANQUILLA DEL SOLITO, MA NON DEL TUTTO. IL DISCO È COME UN VIAGGIO MILANO-ROMA, CON TANTI RINGRAZIAMENTI AGLI AMICI CHE L’HANNO AIUTATA. ALCUNI FAMOSI, ALTRI MENO.

Gigi Vesigna

Babybertè è rinata: s’è autodisegnata sulla copertina che porta quel titolo e sembra un po’ Mafalda, il personaggio del disegnatore Quino, quella pupetta che ripeteva: «fermate il mondo, voglio scendere». Loredana un po’ Mafalda lo è sempre stata e anche ora che rivive, risuscitando da un magma di trasgressione, posizioni scomode nei confronti della discografia presa di petto (pagandone le conseguenze), sembra sdoppiarsi in quella che appare senza tradire quella che è stata.

«Cominciamo a dire che non ci sono più in giro gatti neri», mi arringa perentoria. «L’hai visto quello spot dove due studenti devono andare a sostenere un esame quando traversa la loro strada un gattino nero. Si bloccano sinché arriva un altro che passa tranquillo perché lui ha avuto il tutor. Ma ti rendi conto? Ogni anno si fa campagna di sensibilizzazione perché gli animali non vengano abbandonati e alla Tv uno spot criminalizza un micio dal colore diverso. Se non è discriminazione questa, per non parlare del babau della superstizione, quello che ha ucciso mia sorella…».

Loredana la conosco da quando, nel 1965, faceva la collettina di Rita Pavone insieme a Renato Zero, ma prima avevo conosciuto sua sorella Mimì, la maggiore. Viveva praticamente in un’enorme casa di registrazione a Milano e il suo mentore Carlo Alberto Rossi me la presentò come una futura star della canzone. Aveva visto giusto, peccato che il primo disco di Mimì si intitolasse Il magone e le parole dicevano: «Il magone non è un grosso mago…». Non era proprio adatta a un’artista che oggi viene ricordata tra le più sensibili interpreti della canzone italiana, tanto che ogni anno, a Sanremo, c’è un premio Mia Martini che viene assegnato da tutti i giornalisti accreditati al Festival.

Una canzone per la sorella

Mimì ci ha lasciato troppo presto, ma le sue canzoni sono destinate al futuro. Contro di lei s’era scatenata una faida che l’aveva tacciata di essere una che portava iella. Ecco perché Loredana ce l’ha con lo spot del gatto nero e in una delle canzoni del disco, Mufida, che in arabo vuol dire “sorella”, lancia un’invettiva contro gli idioti che, per superstizione e ignoranza, distruggono prima una carriera poi una vita.

E pensare che le due sorelle Bertè erano ragazze allegre, piene di vita. Poi Loredana cominciò a spiccare il volo. Il teatro con Garinei e Giovannini in Ciao Rudy, la versione italiana di Hair con Teocoli e Renato Zero. «Con Renato abitavamo in una pensioncina di Porta Romana, non avevamo una lira e ogni mattino venivamo a trovarti al giornale dove sapevamo di trovare sempre cappuccio e tante brioche, spesso il nostro unico pasto quotidiano».

Per fortuna il tempo non ha cancellato le belle amicizie e questo disco ne è la prova tangibile. Che ne pensi?

«È così, ma è anche molto di più: prima di tutto il disco l’ho inventato io, dal disegno di copertina, alla grafica interna del libretto. Ci ho messo le persone che mi hanno arricchito, come Andy Warhol, Fabrizio De André e sua moglie Dori Ghezzi, grazie a lei ho potuto inserire nel disco Una storia sbagliata; e ancora a Ron, un fratello che mi ha dato con Lucio Dalla e De Gregori l’indimenticabile i Ragazzi italiani. Ho voluto ricordare Janis Joplin con Mercedes Benz, un mio mito cui ho rubato il titolo della sua canzone-manifesto… E Renato che mi ha detto: prenditi, se vuoi, Deliri a 45 giri. Se continua così questa non è più un’intervista, diventa un elenco».

Loredana è inarrestabile: «Se è vero che sono stata scomunicata dalla vita, è ancora più vero che mi sono rimasti accanto tanti amici. Rosita e Rosalinda Celentano, Adriano stesso, Enzo Gragninello».

Contando su di loro ci ho messo cinque anni e quasi 450 milioni di vecchie lire (guadagnati con la farsa di Music farm, dove ero stata ingaggiata per fare la bambina cattiva e prepotente) per realizzare questo disco.

Ho scritto tutte le altre canzoni e poi sono andata in sala e mi sono imbattuta nella cultura del digitale che oggi comanda la musica. Ragazzi, ho detto, questo disco lo pago io e si fa a modo mio.

Tutto deve essere suonato e cantato come una volta. Si suona una canzone dall’inizio alla fine e non a spezzatino per poi rimontarla. Se ne sono andati tutti e ne ho trovati altri. Ma che fatica!

È il mio primo impegno di produttrice, autrice e cantante».

Il disco di Loredana è come un viaggio da Roma a Milano: ogni tanto si sentono i messaggi degli amici nella segreteria telefonica. Poi, finalmente, appare l’altra faccia di Loredana.

«È Asia Argento: 25 anni fa, un giorno all’aeroporto, una bimba mi chiese un autografo. Io le regalai il mio orecchino a forma di ciucciotto. Non se lo è mai dimenticato».

Così, durante il viaggio, arriva un messaggio vocale di Asia, che da New York saluta il suo “doppio” e le fa sentire qualche momento di Sei bellissima che sta ascoltando alla radio in auto.

«Adesso Asia sta girando un film con Sophia Coppola, poi tornerà in Italia e da ogni canzone girerà un video. Ne ha già fatti tre».

Un televisore, si illumina e Asia appare con i più famosi vestiti di Loredana, quelli di Non sono una signora, Sei bellissima, Il mare d’inverno, Dedicato. La voce è della Bertè, ma Asia offre un playback perfetto.

«Abbiamo scoperto molte affinità: per esempio l’amore per Baudelaire, cui ho dedicato Notti senza luna. Nei video appare anche Morgan, il compagno di Asia; e poi la mitica Mercedes Benz, proprio il modello cantato dalla Joplin. E noi giochiamo a fare Thelma e Louise».

Cinquantacinque anni, un matrimonio con Bjorn Borg che sembrava una fiaba ma poi si rivelò un disastro, e non per colpa di Loredana. Tanti successi, tanti eccessi.

Ma anche la soddisfazione di partecipare per due anni all’Opera di Roma a cantare romanze di Verdi mentre Carla Fracci volteggiava sul palco.

«Ci pensi, io alle prese con Il trovatore, Un ballo in maschera. Il poeta Luzi mi chiese di dar musica alle sue poesie che poi definì “il pop di fine secolo”».

Loredana, ti rendi conto che spesso è difficile accettare la tua contestazione, il tuo brontolare su tutto e tutti…

«Che, non lo so? Ma sono fatta così. Prendere o lasciare».

Arriva la fine del viaggio. Una voce metallica dice: “Per favore introducete il biglietto”. Come continuerà questa Loredana un po’ quieta, ma ancora tanto battagliera?

Gli amici la sosterranno e lei li ringrazia nel libretto.

C’è anche una dedica…«A padre Clemente perché grazie a lui la solidarietà non è più una parola vuota, Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi». Chi è Loredana?

«Un grande uomo che dà da mangiare a chi ha fame, cura i malati terminali. Agisce a Milano, ma vorrei che non se ne parlasse. Lui preferisce così».

 

 

(Grazie ad Alberto Gilardi)