CARIOCA (1985)

 

 Copertina

TRACKS

  1. Intro (Loredana Berté, Djavan) – 0:37
  2. Banda clandestina (Enrico Ruggeri, Djavan) – 3:07
  3. Topazio (Enrico Ruggeri, Djavan) – 4:32
  4. Seduzir (Una favola trascina il mondo) (Enrico Ruggeri, Djavan) – 2:36
  5. Iris (Cerchi concentrici) (Enrico Ruggeri, Djavan) – 3:04
  6. Acqua (Bruno Lauzi, Djavan) 4:18
  7. Esquinas (Qualcosa ci porta lontano) (Enrico Ruggeri, Djavan) – 4:10
  8. Transe (Canto che naviga) (Enrico Ruggeri, Djavan) – 3:43
  9. Samurai (Enrico Ruggeri, Djavan) – 3:13
  10. Infinito (Enrico Ruggeri, Djavan) – 3:46
  11. La tigre e il cantautore (Bruno Lauzi, Djavan) 4:11

 

 

Retro

 

“Carioca” è il decimo album di Loredana, pubblicato nel 1985 su etichetta CBS in versione LP/MC, poi ristampato in CD dalla Columbia/Sony.

L’album è interamente costituito da cover in lingua italiana di canzoni del musicista brasiliano Djavan, di cui aveva già cantato “Jazz” (dall’omonimo album del 1983) e “Petala” (da “Savoir Faire” del 1984).

A differenza degli ultimi LP, Loredana sceglie di estrarre un singolo, “Acqua”, di cui viene realizzato un suggestivo videoclip. Il 45 giri del brano esce con l’altro brano di punta del disco, “Banda clandestina”, anch’esso accompagnato da un videoclip utilizzato come sigla del Festivalbar.

La posizione più alta raggiunta dall’album in Italia è la numero 17, piazzandosi poi alla numero 80 della classifica finale annuale italiana del 1985.

La composizione dei testi in italiano è affidata ad Enrico Ruggeri, tranne due brani affidati alla penna di Bruno Lauzi (lo stesso singolo “Acqua” e il bellissimo brano di chiusura, “La tigre e il cantautore”), entrambi accompagnati da un coro di bambini.

L’idea iniziale era di ricantare tutte le canzoni col testo in portoghese: Loredana fu poi dissuasa dalla sua casa discografia, già piuttosto scettica riguardo al progetto, a tradurre almeno i testi in madrelingua. Alcuni titoli dell’artista brasiliano sono rimasti in evidenza relegando fra parentesi il titolo in italiano. Fanno eccezione: “Banda clandestina” che originariamente era “Lilas” e “La tigre e il cantautore” che era “Estoria de cantador”; “Topazio” e “Infinito” sono rimasti invariati, quasi come “Acqua” (“Agua”).

L’album è stato registrato tra febbraio e aprile 1985 agli studi Il Mulino, Idea Recording e Milano Studio, di Milano, Morning Studio di Castello di Carimate, Som Livre Studios di Rio de Janeiro e Sterling Sound di New York.

L’album resta nella top 50 delle classifiche italiane per ben 20 settimane consecutive.

 

(Fonti: Wikipedia)

(Grazie a Giampiero Zazzaro per i dati di vendita)

 

 

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RECENSIONI E CURIOSITA’…

 

GIOCHI NELL’ACQUA

Dopo tre giorni di ricerca trovo finalmente Loredana Bertè alla sartoria Pia Rame. “Stiamo provando gli abiti nuovi” mi dice Cesare Zucca, il più famoso curatore d’immagine in Italia, collaboratore fidato di Loredana “saranno colori sgargianti, un’immagine estiva di grande energia solare”. Cesare “fotografa” con il gusto di sempre lo stato d’animo della cantante, il suo attuale grande momentodi forma. “Il mio ultimo album” afferma la Bertè “si intitola “Carioca” perchè sprizza Brasile dappertutto. Un Brasile che lascia da parte il samba e il Carnevale di Rio, Falcao e le immagine edulcorate della spiaggia di Ipanema, per vestirsi di un abito musicale ricco di ritmo e di ampie melodie”. Da tempo Loredana accarezzava questo sogno: realizzare un album con Djavan che in terra carioca è considerato un numero uno. “Lo conosco da anni” continua la cantante “l’ho sempre stimato come musicista, come autore, come uomo. Ora che ho avuto carta bianca, ho pensato bene di lavorare con lui come meglio credevo. Nell’album ci sono due duetti con Djavan che, con i motivi “Acqua”, “Banda clandestina”, “Iris” e “Infinito”, rappresentano l’ossatura portante del mio nuovo 33 giri”. Loredana è una donna ricca di personalità e di carica. Una volta Lavezzi mi disse: “La numero uno è lei, per il semplice motivo che, rispetto alle altre, ha quel qualcosa in più non solo nel talento d’artista ma nel carattere ostinato che le consente d’ottenere ciò che vuole, senza mai perdersi d’animo”. Forse per questo dicono che abbia un carattere impossibile e una testa matta. Ma lei, conscia dei propri mezzi, si è messa addirittura a lavorare in proprio. “Sì, ho rinunciato alla figura del produttore, “Carioca” è prodotto da me, anche per questo è l’album più importante della mia carriera. Qui le responsabilità sono tutte mie, nel bene e nel male. Poi credo che per me fosse giunta l’ora di lavorare da sola. Da gente come Lavezzi e Fossati ho imparato un sacco di cose e sentivo che dovevo fare questo passo così importante. “Carioca” sarà un album con una linea ancora più dura rispetto “Jazz”, ma con melodie più ampie, un po’ come alla Stevie Wonder”. “D’altronde Djavan ha già lavorato con Wonder e ti posso annunciare che lo stesso Wonder ne produrrà il prossimo album. Ho seguito la strada lungo la quale si è attestata la musica di oggi. Si sono spostati tutti verso certe direzioni. Un cantautore come Eric Carmen che, con “I Wanna Hear It From Your Lips” ha seguito un percorso più vitale, o gruppi d’avanguardia come Dead or Alive o China Crisis che non hanno rinunciato a schemi di ispirazione melodica…”. Nell’anno del grande ritorno alla tournée estiva (questa estate non mancherà proprio nessuno) Loredana non poteva di certo stare fuori dal gioco. “Ma che scherziamo? Sarò in tournée a luglio, agosto e settembre con la BandaBertè: i ragazzi ora sono più desti che mai. Magari tengo due tre date con Djavan. Poi sto preparando una grossa sorpresa per il concerto dell’Arena di Verona, per la finale di Festivalbar, una manifestazione cui sono molto affezionata e per la quale canto “Acqua” come sigla. Intanto comincio le prove con il mio gruppo, giro un nuovo video dopo aver realizzato quello di “Acqua”, termino le registrazioni di “Risatissima” e tengo fede agli impegni per la promozione dell’album. Come vedi, non c’è nemmeno il tempo per respirare”. Da molto non mi capitava di incontrare una Bertè così su di giri. “Ho voglia di mare, di sole, di caldo. La mia immagine sarà la pelle bruciata dall’estate, bikini coloratissimi, voglia di respirare libertà e di vivere. Intanto cercherò di seguire quanti più Gran Premi di Formula 1 possibili. E’ il mio sport preferito. L’ambiente delle corse mi piace, mi è sempre piaciuto. E’ un po’ come nella musica. Ti giochi tutto nel volgere di una gara e rischi sempre, di continuo. Ma ti piace, ti affascina, è più forte di te, come salire su un palco e cantare una canzone, o sapere che il tuo disco va dritto filato verso la vetta della superclassifica.” Della sua vita privata non vuole parlare: “Lasciamo perdere”, mi dice con tono piuttosto deciso. “Oggi ho ritrovato un grande amore per il mio lavoro. Forse è quella l’unica molla che ti consente di fare bene. Credere in quello che fai e fare con tutto l’amore possibile”.

Fabio Santini – “Tutto” – 1985

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“Carioca”, il nuovo lp della Berté realizzato insieme a Djavan


SEXY LOREDANA E LE SUE CANZONI SULLA SPIAGGIA CALDA DI RIO

“NON VORREI essere fraintesa” ha detto Loredana Bertè alla presentazione del suo nuovo album (“Carioca” ed. Cbs), quando qualcuno ha alluso alle provocanti foto della copertina, dove le mani di un ragazzo di colore toccano audacemente il suo corpo abbronzato. “Non voglio speculare sul sexy” ha spiegato “è una cosa che ho fatto d’ istinto, con la massima naturalezza”. Ma come fraintendere questa gioiosa affermazione di vita ispirata alla potenza rigogliosa della cultura brasiliana? Questa volta la Bertè ha voluto dedicare tutto il disco ad un solo autore, e cioè al brasiliano Djavan, poco noto in Italia, ma una vera stella in Brasile e fra poco in tutto il mondo, se è vero che Stevie Wonder, a quanto pare incantato dalle canzoni che scrive, ha deciso di produrre il suo prossimo album. A sua volta, Djavan è rimasto incantato dai suoni, dagli arrangiamenti e dal temperamento vocale della cantante italiana. Per questo hanno lavorato fianco a fianco, scegliendo insieme i pezzi da produrre, qualche volta cantandoli insieme ( come in Topazio e Transe), curando le traduzioni italiane, affidate a Bruno Lauzi ed Enrico Ruggeri, affinchè rispondessero pienamente all’ originale. Djavan è uno dei nuovi protagonisti della musica popolare brasiliana, di quelli che sono riusciti a fondere la musica anglosassone con la tradizione etnica dell’ America Latina, ed è su questa moderna fusion che Loredana Bertè si è agganciata trovando punti di contatto, affinità di vario genere, e soprattutto la possibilità di realizzare un disco su materiale brasiliano senza mai usare gli stilemi tipici di quella musica. A parte il coro di bambini in Acqua, un pezzo corale di spirito pacifista che sarà il brano trainante del disco, e in La tigre e il cantautore, non ci sono riferimenti diretti alle tipiche sonorità brasiliane. Niente samba o bossa nova, per interderci, ma casomai una poetica di fondo, una serie di immagini e di melodie catturate nel repertorio di uno dei più interessanti personaggi del Brasile di oggi. La musica, dunque, gira sempre intorno al rock melodico a cui ci ha abituati la Bertè, ma questa volta pervaso da una sfrenata e solare vitalità, da un erotismo primitivo e trascinante, con molte tracce delle radici etniche a cui costantemente si ispirano i nuovi autori brasiliani (come appunto Djavan o Milton Nascimento), particolarmente evidenti in un pezzo come Acqua. Altra caratteristica del disco è la intensa semplicità dei testi, o meglio la capacità, anche questa tipica dei poeti brasiliani, di raggiungere forti evocazioni con un linguaggio semplice ed immediato “Continuare a vivere così ha l’ aria di un naufragio. Sì, questa vita m’ ha fregato, mi ha insegnato ad aspettare, sognare un mondo mai creato”, ( Acqua) oppure “Sono qua, morirò di sete dentro un mare” ( Esquinas), oppure ancora “Cresci luna, a illuminare lame e vecchie teorie” ( Samurai). Immagini di realtà popolari, di mare, di periferie urbane, oppure di trasfigurazioni favolistiche come in La tigre e il cantautore dove la tigre ha soggiogato il cantautore che “da quella sera canta solo per lei”. Dunque un bagno, e non solo musicale, nelle spiagge di Rio, a cercare una nuova sensualità, la freschezza di un popolo che dell’ istinto alla vita ha fatto un vero e proprio culto.

Gino Castaldo, La Repubblica – 14 giugno 1985

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Grande successo a Roma del concerto della Berté che ha proposto lo stesso programma della tournée che la impegnerà per tutta l’estate. Entusiasta il pubblico per le nuove canzoni, le minigonne e gli hot pants della cantante
SEXY, SOLARE LOREDANA
PER la gioia dei ragazzi del quartiere Prenestino, e anche per quelli accorsi da altre zone di Roma, Loredana Bertè ha mostrato, nell’ area concerti della Festa dell’ Unità, quello che va facendo in giro per l’Italia, in una lunga tournèe estiva che la porterà in ogni angolo del paese per tutto agosto e una parte di settembre. Più passa il tempo, più la Bertè perde ogni inibizione; è sempre più disinvolta, simpatica, governa a piacimento il divertimento del pubblico giovane che la sta a sentire come una sorella maggiore smaliziata e molto vissuta. Con sempre meno pudori, vive in scena la sua carica erotica, diventando definitivamente l’ unica cantante italiana capace di sprigionare questa potente e trascinante sensualità. In alcuni momenti dello spettacolo cambia abito praticamente ogni canzone, alternando minigonne, hot pants, vestiti di organza e tute ipersexy, attizzando fantasie e ardori adolescenziali di tutti i presenti. Ora, se possibile, ha ancora aumentato il suo potenziale con un tocco di solare fisicità brasiliana, grazie all’acquisizione, nel suo repertorio, delle canzoni di Djavan che compongono il suo recente nuovo album, che si intitola per l’ appunto Carioca. Di questo disco, in concerto canta Acqua e La tigre e il cantautore, due canzoni corali con melodie ripetitive che ricordano molto da vicino la musica etnica alla quale spesso si ispirano i nuovi compositori brasiliani. Sono due inni vitalistici, un po’ come tutto lo spettacolo che scorre attraverso anni di carriera in continua evoluzione. E sono le ben note canzoni di Enrico Ruggeri (Il mare d’ inverno), di Ivano Fossati (Dedicato) e tante altre, e di altri, come se “la tigre che ha soggiogato il cantautore” evocata dalla omonima canzone, fosse proprio lei, capace di prendere pezzi raffinati, d’ autore, e caricarli di ritmo, forza, sensualità. Il suo segreto rimane sostanzialmente lo stesso. Grazie ad una mentalità internazionale che la cantante ha acquisito in anni di esperienza all’ estero, viene posta la massima attenzione alle regole dello spettacolo. Come raramente fanno le sue colleghe, i gruppi che la accompagnano sono sempre di notevole livello, così come la pulizia e la modernità degli arrangiamenti. Per questo, il concerto di Bertè è non solo un esempio di alta professionalità, ma anche uno dei più godibili che si possano trovare in giro per l’Italia. Il suo temperamento straborda. Di sicuro bisogna ammirare questo, senza scandalizzarsi per la precisa volontà di ergersi a sex-symbol della nostra ben poco erotica musica leggera, né tantomeno per la disarmante ingenuità con la quale parla dal vivo ai suoi beniamini. “State buoni”, diceva al pubblico quando c’ era.

Gino Castaldo, La Repubblica – 30 luglio 1985

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IL SOLE NELLA VOCE

Imprevedibile Loredana! Quando ha raccontato agli addetti ai lavori cha andava in Brasile a fare un disco l’hanno guardata come se fosse impazzita: “Già, per molte persone – dice – il Brasile fa rima con samba, nenia, al limite con tarantella!”. Eppure lei se n’è strafregata, è partita per Rio De Janeiro, si è procurata un contratto ed è tornata, caricatissima, con un disco, “Carioca”, nella valigia. E’ un disco diverso, magico, nel quale Loredana, come in un mosaico, si compone e si scompone: c’è il giallo del sole, il rosso dell’ amore, il grigio della malinconia, l’azzurro del mare, il bianco e nero dell’anima. Un arcobaleno di note, di suoni, di acuti rochi e fumosi.

Loredana, qual’è il tuo colore preferito?

“Tutti quelli accesi, violenti. Il giallo, il verde brillante. Quest’anno mi proporrò con costumi coloratissmi.. mettono allegria, no?

Oramai in Brasile sei di casa. Com’è nata questa passione?

“Per caso, quando 3 anni fa ci sono andata in vacanza. Io odiavo il Brasile, tutto era disorganizzato, la spiaggia scomoda; rimpiangevo i comfort di Forte dei marmi. Poi, visto che è un paese che puoi amare o odiare, quasi improvvisamente ho scoperto di amare quelle cose che prima mi facevano arrabbiare!

Già, la loro filosofia di vita è assai affascinante..

“Esatto, bisogna capirla, accettarla e amarla. Pensa che quest’anno mentre preparavo “Carioca”, mi presentavo in sala il pomeriggio. Bene, il tecnico arrivava verso mezzanotte e intorno alle 2 si presentava Djavan e mi diceva: <<Ciao amor, tudo bem>> .. i brasiliani sono fatti così!”

Ti riconosci in loro?

“Per certi versi sì. Ad esempio nella loro vitalità e nel loro entusiasmo, nella capacità di prendere la vita alla giornata, senza chiedersi mai che cosa succederà domani”

Quando si cita il Brasile, si parla anche di “saudade”, cioè malinconia…

“Io sono molto malinconica e mi piace. E’ quasi uno stato di grazia. Anche Djavan ha una forte componente di “saudade” che ho cercato di riportare inalterata nel disco: Enrico Ruggeri, che ha scritto 8 testi, è stato per la verità bravissimo e pure molto fedele all’originale”

Parliamo di questo musicista, Djavan, con il quale hai già lavorato in “Jazz” e “Savoir faire”, e che in questo nuovo Lp ha un ruolo determinante…

“E’ un musicista favoloso. E’ l’altra faccia del Brasile: è vicino a Stevie Wonder che a Jobim o a Toquino. L’ho voluto far conoscere anche in Italia per dimostrare che il Brasile non è solo quello tradizionale che, pur essendo eccezionale, non rispecchia la realtà attuale. A proposito sai che il nuovo Lp di Djavan sarà prodotto da Stevie Wonder?

Com’è Djavan fisicamente?

“Molto, molto carino. Assomiglia a Eddie Grant, con le treccine da “rasta”. Ha poco più di 30 anni e spero tanto di riuscire a portarlo in Italia. Dovrebbe esibirsi con me in un concerto a Roma e in uno a Milano.

Come mai lavori sempre insieme con artisti di sesso maschile?

“Già è vero, non lavoro mai con le donne. Eppure mi piacerebbe; tempo fa c’era in ballo un progetto con Alice, una collega che stimo, ma non è andato in porto. In Italia è quasi impossibile lavorare con altri cantanti: ci sono contratti, case discografiche che intervengono… ”

La canzone “Acqua” è quest’anno la sigla del Festivalbar, un onore concesso in precedenza per lo più ad artisti stranieri. Che cosa significa per te?

“Sono 3 anni che manco dal Festivalbar e ritornare così, alla grande, non può che farmi piacere. E’ la più grande manifestazione dell’estate. E poi mi piace, mi conquista ogni volta esibirmi all’arena di Verona. Hai visto il video?

Sì. L’hai girato interamente in Brasile?

“Sì, con un regista del luogo bravissimo. Il direttore della fotografia è Luiz Garrido, lo stesso che ha firmato le fotografie di questo servizio. Siamo riusciti a fare un buon video, nonostante un budget piuttosto contenuto”

Vuoi far conoscere il nuovo Brasile agli italiani. Ma tu lì sei conosciuta?

“Non sono una signora è stata sigla di una telenovela per 2 anni. Ora è uscito un album di raccolta dei miei successi. “Carioca” uscirà anche in Brasile, visto che so cantare bene pure in portoghese”

E’ vero che ti sei separata da tuo marito?

“Siamo in un periodo di riflessione, perchè io non sono pronta per affrontare la vita coniugale classica, non sono disposta a rinunciare a niente del mio lavoro. Viviamo in 2 case separate… Più in là decideremo che cosa fare”

Loredana si accende una sigaretta, rilassata. Si vede che è convinta di questo lavoro che presenterà nella tournèe che partirà il 14 luglio. Lei è così, una donna che pretende professionalità, pretende amore, protezione, certezze, pretende il meglio della vita. Se l’è conquistato dicendo: “Bertè… naturalmente!”

TV Sorrisi e Canzoni – giugno 1985

 

 

(Grazie ad Alberto Gilardi)