JAZZ (1983)

Copertina

 

TRACKS

  1. Un’automobile di trent’anni – 4:11 (Ivano Fossati)

  2. Così ti scrivo – 4:38 (Maurizio Piccoli)

  3. Il testimone – 3:53 (Enrico Ruggeri – Luigi Schiavone)

  4. Quanto costa dottore – 4:55 (Maurizio Piccoli, Guido Guglielminetti – Guido Guglielminetti)

  5. Jazz – 4:47 (Ivano Fossati – Djavan)

  6. Il mare d’inverno – 4:14 (Enrico Ruggeri – Luigi Schiavone)

  7. La donna della sera – 4:05 (Enrico Ruggeri – Bianco Mauro)

  8. Ho chiuso col rock’n’roll – 4:18 (Bernardo Lanzetti)

  9. Jimmy B. Goode – 4:34 (Enrico Ruggeri – Luigi Schiavone) – (Track presente solo su musicassetta)

 

 

 

Retro

 

“Jazz”, il nono album di Loredana, viene pubblicato nel 1983 su etichetta CBS in versione LP/MC, poi ristampato in CD dalla Columbia/Sony.

L’originale 33 giri su vinile e la ristampa in compact disc contengono otto brani, mentre la versione musicassetta (sia quella originale del 1983 che la ristampa successiva) include anche un nono brano, “Jimmy B. Goode”.

Dall’album non vengono stati estratti 45 giri: la promozione è stata affidata per lo più ai passaggi radio-televisivi di due pezzi: la title track, “Jazz” (adattamento in lingua italiana della canzone “Sina” del musicista brasiliano Djavan, curata da Ivano Fossati) e “Il mare d’inverno”, scritto per Loredana da Enrico Ruggeri, che diventerà uno dei brani più famosi di Loredana ed una pietra miliare del repertorio evergreen della musica italiana. 

Nella versione in cassetta, alla cover di Bernardo Lanzetti “Ho chiuso col rock’n’roll” segue, senza stacchi, la citata bonus track “Jimmy B. Goode”, tanto da sembrare un unico brano.  

La canzone “Jazz” verrà poi tradotta in lingua inglese e resa popolare in tutto al mondo dal gruppo vocale Manhattan Transfer (col titolo “Soul food to go”). Caso più unico che raro nel panorama musicale italiano.

Loredana interpreterà in seguito altri brani di Djavan in lingua italiana, con testi a cura di Ivano Fossati, Enrico Ruggeri e Bruno Lauzi.  

Salutato dai giornalisti italiani con critiche eccellenti, l’album raggiunge facilmente la numero 5 nella classifica italiana dei 33 giri, piazzandosi invece alla numero 46 nella classifica finale annuale.

La scelta di non estrarre alcun 45 giri dall’album ha giocato a favore dell’omogeneità del lavoro, evitando così, almeno all’epoca dell’uscita, la prevalenza dichiarata di una traccia o due sulle rimanenti canzoni.

L’album è stato registrato nell’agosto 1983 agli studi Media Sound di New York, eccetto il brano “Jazz”,  registrato al Townhouse Studio di Londra.

La foto di copertina è affidata al fotografo newyorkese Christopher Makos della Factory di Andy Warhol, e fa parte della stessa sessione fotografica fatta per la copertina dell’album “Made in Italy” del 1981.  

 

L’album riscuote un enorme successo ed è probabilmente uno dei più venduti dell’intera carriera di Loredana, restando in classifica nella top 50 per 21 settimane consecutive.

 

 

(Fonti: Wikipedia)

(Grazie a Giampiero Zazzaro per i dati di vendita)

 

RECENSIONI E CURIOSITA’…

 

JAZZ E NOSTALGIA DEGLI ANNI RUGGENTI

Loredana, sempre nuova e sempre diversa e pur sempre se stessa. Ieri calzoncini cortissimi di jeans, poi “stile pirata”, con alamari e fusciacche, poi ancora suora più o meno di clausura, con la candida cuffia inamidata. Oggi adotta la moda “world end”, sopravvissuta alla fine del mondo, o magari soltanto vecchio blue-jeans e un nuovissimo maglione.

Loredana libera e imprevedibile. Ieri graffiava tutto e tutti, oggi scopre sorprendenti dolcezze e fragilità. Loredana simbolo dei nostri giorni, inquieta, irridente, vulnerabile, generosa, impulsiva, sincera, ali per volare e nostalgia per ritornare, perchè la sua vita è sempre trascorsa alla ricerca di qualcosa, ma forse non sapeva neppure che cosa fosse…..

Adesso dice che vorrebbe fermare questo momento che sta vivendo, perchè si sente appagata come donna e come artista. E ha quasi paura che il tempo possa portarle via una parte di questa nuova felicità  a cui è arrivata dopo tante amarezze e delusioni, anche se dava di sè un’immagine sicura ed aggressiva, perchè era come difendersi dal dolore e apparire meno fragile e scoperta.

Il cambio della casa discografica e dell’ambiente di lavoro le ha dato una nuova carica. E poi c’è quel sogno americano sempre sognato, e la CBS l’aiuterà certamente a realizzarlo.

“Mi sento pronta ad affrontare un nuovo pubblico, magari più esigente, sicuramente più difficile, ma di certo molto stimolante. Adesso abbiamo in progetto l’Europa, prima la Germania e poi la Francia,l’Inghilterra, l’Olanda, e dopo l’America latina. A febbraio parteciperò al festival di Vina del Mar,in Cile, e poi mi sposterò negli altri paesi.Il mio traguardo ovviamente sono gli Stati Uniti, e voglio arrivarci preparata. Lì, in questo momento, c’è una notevole crisi di idee, anche se loro sanno supplire a tutto con la tecnica più avanzata, e quindi sono molto attenti a tutto quello che viene da fuori. Quando, durante l’estate, ho inciso il disco a New York, erano tutti incuriositi e interessati. Il gruppo che ha suonato con me, quello che di solito accompagna Aretha Franklyn e Ashgford & Simpson, dice che vorrebbe assolutamente accompagnarmi in un tour americano…”

L’America è sempre rimasta il tuo sogno lontano…

“No, non più l’America come paese, come magia, come favola incantatrice, perchè ormai non ha più il potere di sorprendermi ancora, ma come nuovi orizzonti musicali, come vastità di successo”.

Perché non ti basta il successo italiano?

“Perché amo questo lavoro e vorrei farlo sempre meglio e sempre nelle situazioni migliori. Un successo più grande, come potrebbe essere quello americano, ti dà un sacco di nuove possibilità, non soltanto economiche, che significano le migliori incisioni con i migliori musicisti e tecnici, ma anche emotive. E quando un artista ha tutto questo dentro di sé, vuol dire che é pronto a dare il massimo”.

Parliamo un po’ di questo nuovo disco… intanto perché <JAZZ>?

“Perché è una parola breve, con un significato e un suono musicale, raffinato, che ricorda atmosfere suggestive ormai perdute. Jazz è una canzone che amo molto, che ho scoperto durante la mia vacanza brasiliana, lo scorso inverno. Ivano Fossati è stato talmente d’accordo con me che ha voluto riscrivere lui stesso il testo in italiano”.

JAZZ è anche un po’ l’atmosfera di <Ciao Rudy>, la commedia musicale con cui il pubblico imparò a conoscerti. C’è un po’ di nostalgia di quei tempi?

“Forse, nostalgia dei miei sogni, quando pensavo che avrei conquistato il mondo e tutto sarebbe stato facile, come nelle favole. Invece, da quando sono nata ho sempre pagato sulla mia pelle le mie scelte, le mie ribellioni e i miei amori sbagliati…. Adesso forse ho imparato a difendermi, a non permettere che mi facciano ancora del male. E infatti sto vivendo il periodo più sereno della mia vita”.

Quali sono i pezzi più importanti dell’album?

“Tutti, proprio nello stesso modo, tanto che non ne abbiamo tratto un 45 giri. Così, nelle varie promozioni, proporrò di volta in volta un pezzo diverso.

Mi sembra un disco molto importante, per me, calibrato in ogni brano, perfettamente aderente al mio momento di donna e di artista. Ti fa paura l’attuale crisi del disco?

“Beh, certo, non può lasciarmi indifferente, ma credo che sia importante continuare a cercare il meglio, e a darlo sempre, senza lasciarsi scoraggiare”.

Quali artisti ti piacciono in questo momento?

“Billy Joel, Donna Summer, i Police e, in Italia, Ruggeri. Quest ultimo, secondo me, è la vera novità della musica leggera. E io infatti, nell’album, ho inciso ben 4 pezzi suoi”.

Che cosa ti rende felice?

“Il sole, la cyclette ogni mattina, il mio baule di abiti vecchi, il sorriso di un bambino, una vacanza a Rimini, le chiacchiere con un’amica… In fondo non chiedo molto”.

E di cosa hai più paura in questo periodo?

“Della solitudine. Ma ora spero sia lontana”.

Un tempo Loredana forse non avrebbe risposto così. Forse perché non era mai sola. Poi la solitudine l’ha provata e ora la teme. Ma siamo anche sicuri che una donna come lei sia sempre padrona del suo destino.

 

Lucia Castagna –  “Tutto”, ottobre 1983

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LOREDANA BERTE’ – JAZZ

Loredana Berté fa ancora centro con un LP di buonissima fattura, merito di Lavezzi prima e di Fossati poi, che negli ultimi anni l’hanno saputa contornare di grandi session men e musicisti provenienti dalle aree più disparate. In questo 33 dal titolo JAZZ ci sono tre famosissimi brani di Enrico Ruggeri e cioè IL MARE D’INVERNO, LA DONNA DELLA SERA e IL TESTIMONE.

Specialmente la prima è il motore che fa camminare l’intero album. La scelta del titolo JAZZ è da ricercarsi nella brevità della parola e nel titolo della canzone che, scoperta durante una vacanza brasiliana, ha voluto incidere col testo scritto da Ivano Fossati. La versione originale è di Djavan. Per la prima volta la Berté non fa stampare un singolo tratto dall’album, cosa che da ora in avanti sarà quasi la norma per i cantanti italiani. Altre canzoni da citare sono UN’AUTOMOBILE DI TRENT’ANNI e HO CHIUSO CON IL ROCK’N’ROLL scritta da Bernardo Lanzetti. Un disco ben fatto, ben suonato e bene arrangiato. Anche la Berté è piacevole sebbene esageri come al solito assumendo atteggiamenti sguaiati che contrastano con l’eleganza dell’intero lavoro.

www.hitparadeitalia.it

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“LOREDANA BERTE’: UN ROCK BELLO E CRUDELE”

“JAZZ TOUR” al Teatro Orfeo di Milano
Milano, 12 febbraio, Orfeo Music Hall tutto esaurito pomeriggio e sera per Loredana Bertè. Ragazzi e divi in prima fila, come per un concerto di Debbie Harris al Roxy di New York. Il rock sta diventando a Milano (da quando è ritornato in teatro) un evento mondano.
Fiorella Mannoia, Bernardo Lanzetti, Ivano Fossati, Enrico Ruggeri, Mario Lavezzi sono ai suoi piedi. Qualche fila più indietro Roberto secchioni ascolta, con gli occhiali inforcati, il concerto.
Si comincia a luci spente: un sipario bianco, trasparente come un baby-doll, l’ombra in controluce di un sassofonista che inanella le frasi smozzicate di un assolo. Ricordando Charlie Parker. È jazz, quello vero, aspettando Loredana Bertè e le canzoni del suo ultimo album. Una rete separa lo spazio della musica dai territori dell’avventura, una pala gira lentamente come nei film di Humphrey Bogart. È nostalgia anni Quaranta drappeggiata con stracci bianchi, post-atomici forse, sicuramente non apocalittici. Dietro troneggia, come in Time Square a Broadway, l’insegna Jazz, parola passe-partout per sognare e titolo dell’ultimo album di Loredana. Jazz come il linguaggio dei sax di Claudio Pascoli, come complicità ed emozioni forti, libertà e sfida, solitudine e sofferenza. Gli arrangiamenti hanno suoni ruvidi e scarni, armonie elastiche e funky, colori latini. La musica cammina dondolando, sexy ed indolente, un po’ imbronciata come la bellezza mediterranea e sfacciata di Loredana. Lei non ha classe ma istinto: non sfila come un’indossatrice ma sa come muovere i fianchi davanti a una platea rock. La sua voce scortica il nostro cuore senza farci male, come vuole il crudele copione del rock.
Sgrana i grandi occhi scuri, scuote una cascata di riccioli, ti conquista con il selvatico sex appeal di due labbra da habanera. Il ritmo zoppica con il funkdal brivido nero, si abbandona all’incedere molle del reggae, rotola felice, senza problemi. Dietro la bella, spinge una band essenziale e redditizia, possente ed inarrestabile come l’autocisterna di “Duel”. Bobby Douglas, gigante nero, armonizza “soul” con voce e tastiere, doppia con Aida Cooper la vocalità spericolata di Loredana, la aiuta nei passaggi più difficili. E il fax di Claudio Pascoli racconta il “doppio” che c’è in noi e in molte canzoni, la nostra anima jazz.
In tuta e maglietta, romantica e svestita di stracci post-atomici, in salopette bianca, Loredana interpreta, quasi sempre sicura, un repertorio di buone canzoni: Traslocando, Ninna nanna, In alto mare, Non sono una signora, Per i tuoi occhi; e le ultime cose: Jazz, Il mare d’invero e Ho chiuso col rock’n’roll. La Goccia e Dedicato (ai suoi amici cantanti e cantautori) chiudono un concerto di memorabile professionalità. Il tour europeo continua.”
p.s.: io c’ero, e se penso a quanti volanti avevo distribuito per poter racimolare i soldi per comprare i biglietti sia del pomeriggio che della sera……INDIMENTICABILE!

Marco Mangiarotti, “Corriere della sera” – 14/02/1984

 

 

(Grazie ad Alberto Gilardi)