L’ISOLA CHE NON C’ERA: RECENSIONE CONCERTO “AMICHE Sì TOUR 2017″@TEATRO NAZIONALE CHEBANCA (MI)

novembre 10, 2017

Teatro Nazionale CheBanca, Milano

Loredana Bertè

Loredana Bertè non poteva che scegliere Milano come luogo in cui chiudere la sua tournée Amiche Sì Tour 2017, cominciata quest’estate e che ha raccolto oltre 200.000 spettatori. Una rock band di tutto rispetto e un’ospite di rilievo come Aida Cooper (splendida voce al fianco di Loredana ormai da decenni…) sul palco del Teatro Nazionale, dove la Bertè ha ripercorso i suoi quarant’anni di carriera. Poco lo spazio per le chiacchiere, ma tanta, tantissima musica.  Emancipazione, ribellione, provocazione: queste le parole chiave del concerto come, del resto, di tutta la sua vita artistica (e non…). Una carriera iniziata in quel lontano 1974 con l’album Streaking, titolo provocatorio e anticipatore di un percorso sempre controcorrente e per cogliere ancora meglio il senso ascoltate Il tuo palcoscenico (clicca qui), seconda traccia di quel primo album e andate al minuto 3:14 per capire chi era Loredana nel 1974!

Ma torniamo al concerto milanese del 30 ottobre. Dietro di lei, un videowall accompagna le sue canzoni con immagini prese dal suo repertorio, ma anche e soprattutto con i volti di quei personaggi che, come lei, si sono emancipati, ribellati, provocando; così, ad esempio, sulle note di Amici non ne ho spicca il viso di Frida Kahlo, una donna che di certo non si può dire che non abbia sfidato il suo tempo. Sulle note di Re, brano scritto da Mango e dal fratello Armando, viene proiettata la celebre esibizione al Festival di Sanremo nel 1986 la quale (“molto prima di Lady Gaga”, ci tiene a precisare) venne accompagnata da una coreografia nella quale lei e le due ballerine simulavano una gravidanza (guarda il video del brano); “in realtà tutti si sono concentrati sulla finta pancia ma non sulla canzone. Il mio messaggio era un altro, volevo far sapere alla società che le donne incinte non devono essere considerate e trattate come delle malate, anzi… Le donne in gravidanza spaccano ancora di più! Nessuno lo aveva capito, tutti dicevano ‘la Bertè è impazzita’. L’unico che capì la mia provocazione fu Sting”.

Il concerto prosegue scavallando tra gli anni Ottanta e Novanta per arrivare ad uno dei momenti più intensi, quello dove Loredana presenta un pezzo che non ha mai smesso di cantare ai live, Padre davvero: “Mio padre era un bastardo, picchiava mia madre quando era incinta, fino a farle perdere il bambino. Avrei dovuto avere un fratellino. Ma ora finalmente sto bene perché, finalmente, è morto! E finalmente potrò spargere le ceneri di Mimì dove lei avrebbe voluto [Per volontà del padre, le ceneri di Mia Martini vennero tumulate]”. Sulle note di Padre davvero, la sua voce graffiante e grintosa, carica di un rancore sempre fresco, riempie tutto il teatro, e il pubblico non esita a rispondere, restituendole energia.

Tante le collaborazioni in questi quarant’anni e tra queste ha ricordato Mango, Pino Daniele, Ivano Fossati, ma più di tutti “Mario Lavezzi, che mai smetterò di ringraziare e stimare e che rimarrà per sempre nel mio cuore”. Ci si rende conto, ad un concerto della Bertè, di quanto lei abbia anticipato i tempi sia musicalmente che come spettacolarizzazione della musica. Una conferma che arriva anche mentre ripropone E la luna bussò, il frutto di un viaggio in Jamaica e dell’ascolto della musica di Bob Marley, ai tempi quasi sconosciuto oltreoceano. Loredana tornò in Italia con un suo disco, andò da Lavezzi e gli chiese di scrivere un qualcosa dalle sonorità simili. Così, nacque (molto probabilmente) il primo brano reggae-pop cantato in italiano.

Man mano che ci si avvicina alla chiusura del concerto l’atmosfera diventa ancora più intensa, come l’omaggio a Rino Gaetano perché “le parole sono pesanti come macigni e quelle di Rino lo sono ancora di più”.

E poi, proprio quando le luci si spengono, i bis terminano, la band smonta e il concerto sembra finito, un occhio di bue si accende, una foto sul videowall, Loredana e Mimì: la Signora del Rock intona a cappella Almeno tu nell’universo… Stop. Tutti a casa.

Foto di Francesca Losappio

link all’articolo

Devi essere collegato Per scrivere.