TRASLOCANDO (1982)


Copertina

 

TRACKS

  1. Per i tuoi occhi – 3:49 (Maurizio Piccoli)

  2. Stare fuori – 5:09 (Ivano Fossati)

  3. Madre metropoli – 3:33 – Cover di Les caves de l’amour con testo di Marco Luberti

  4. I ragazzi di qui – 3:22 (Ivano Fossati – S. Daniels, V.Jones, R.Corley)

  5. Stella di carta – 3:42 (Maurizio Piccoli)

  6. Traslocando – 3:25 (Ivano Fossati)

  7. Non sono una signora – 3:26 (Ivano Fossati)

  8. Notte che verrà – 3:35 (Mia Martini – Guido Guglielminetti)

  9. J’adore Venice – 4:04 (Ivano Fossati)

  10. Una – 4:30 (Renato Zero, Maurizio Piccoli – Renato Zero, Roberto Conrado)

 

 

Staff/Produzione
  • Ivano Fossatiproduzione, realizzazione e co-arrangiamenti; arrangiamenti #2, 3, 7; co-produzione e co-realizzazione #2
  • Platinum Hook: co-arrangiamenti
  • Michael Brauer: tecnico del suono; missaggio, presso «Studi Idea Mix» (Milano); co-produzione e co-realizzazione #2
  • Harry Spiridakis: assistente tecnico del suono
  • Hank Meyer: coordinamento studi
  • Harry Whitaker: arrangiamento e direzione sezione archi
  • Paula Bing: contractor
  • Andy Hoffman: registrazione fiati e registrazione cori
  • Sam Baracchetti: registrazione voce Loredana Berté, presso «Studi Idea Recording», Milano
  • Greg Calbi: masterizzazione, presso «Sterling Sound», New York
  • Luciano Tallarini: ideazione e realizzazione copertina
  • Mauro Balletti: foto

 

 

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“Traslocando” è il settimo album di Loredana Berté, l’ultimo realizzato dalla cantante per l’etichetta CGD, pubblicato nel 1982.

 

L’album, prodotto e realizzato da Ivano Fossati, che ne ha curato anche gli arrangiamenti, raggiunge la posizione numero 7 nella classifica italiana degli album, piazzandosi alla numero 38 in quella finale annuale del 1982.

L’album viene registrato tra marzo e aprile 1982 in diversi studi: le parti vocali e il missaggio agli Studi Idea Recording e Studi Idea Mix di Milano; le parti strumentali e il mastering rispettivamente ai Media Sound Studios e agli Sterling Sound di New York.

 

“Traslocando” è senza dubbio uno dei lavori più riusciti della discografia di Loredana Berté. Tra i dieci brani presenti nell’album, cinque portano la firma di Ivano Fossati (“Stare fuori”, “I ragazzi di qui”, “Traslocando”, la hit “Non sono una signora”, “J’adore Venice”), due brani sono composti interamente da Maurizio Piccoli (“Per i tuoi occhi” e “Stella di carta”), uno è firmato da Luberti (“Madre metropoli”, cover di “Les caves de l’amour” di Riccardo Cocciante), uno firmato da Mia Martini (“Notte che verrà”) e il brano di chiusura del disco, “Una”, è invece scritto per Loredana dall’amico fraterno Renato Zero.

 

Il primo singolo estratto, “Non sono una signora”, diventa immediatamente il manifesto di Loredana Berté, raggiungendo la numero 3 della classifica italiana dei singoli e piazzandosi alla numero 32 della classifica finale annuale. Con questo brano Loredana vince il Festivalbar 1982 e riceve il premio come migliore artista femminile dell’anno a Vota la voce.

Il secondo singolo estratto è “Per i tuoi occhi”, composto da Maurizio Piccoli.

La raffinatezza degli arrangiamenti e l’altissimo spessore di ogni singolo brano presente nell’album “Traslocando” danno la possibilità a Loredana di dare il meglio di sé anche nelle interpretazioni.

L’album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 24.

 

L’album vende nel complesso più di 200.000 copie e resta nella top 50 delle classifiche italiane per 20 settimane consecutive.

 

(Fonti: Wikipedia)

(Grazie a Giampiero Zazzaro per i dati di vendita)

 

 

 

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RECENSIONI E CURIOSITA’…

 

 

TRASLOCANDO 1982

I. Fossati, Ed. Fonit C. Mus. Publ / Sugarmusic

 

Nel dicembre 1983 il settimanale “TV Sorrisi e Canzoni” ospitava un articolo nel quale Loredana Berté scriveva di suo pugno:

“E’ l’estate del 1982, sono su un jumbo dell’Alitalia, volo Milano-New York. Sto andando ad incidere ‘Non sono una signora’ senza sapere che il destino è lì in agguato, qualche poltrona più avanti. Proprio in quel momento, proprio su quell’aereo, viaggia il mio futuro marito”.

Si trattava del poco più che ventenne Roberto Berger, erede di una cospicua fortuna industriale e più giovane della cantante di dieci anni. Inevitabile commentare che tra i due progetti che stavano prendendo forma su quell’aereo, il matrimonio e la canzone, ha vinto quest’ultima. Ben presto infatti le nozze tra la cantante e il 23enne Berger si rivelarono un disastro. Alla cerimonia, tenutasi il 30 dicembre 1983 alle Isole Vergini, seguì un rapido deterioramento dei rapporti tra la famiglia del giovanissimo sposo e la nuora. Ma qualche mese dopo la rottura definitiva, i giornali rosa pubblicarono la sensazionale notizia: al fianco della star di Bagnara Calabra c’era un uomo nuovo, il tennista più famoso di sempre, lo svedese Bjorn Borg. I due, dopo una convivenza burrascosa, vennero uniti in matrimonio nel 1989 dal sindaco di Milano Paolo Pillitteri. Come è noto, anche questo legame andò in pezzi, finendo per rafforzare il legame tra Loredana Berté e le parole della canzone.
E dire che ‘Non sono una signora’, pur col suo tono irriducibile, pareva aver riconciliato la cantante con il mondo: 31enne, una carriera in piena ascesa, la Berté si toglieva la soddisfazione di vincere il Festivalbar davanti all’acerrima rivale Donatella Rettore, dichiarando a ‘Sorrisi e Canzoni’: “E’ un momento felice. Da bambina sognavo di diventare una regina… Ho avuto le mie vittorie. E come tutti, i miei guai. Li ho cantati, e la gente ha capito che in certe emozioni c’era qualcosa di più forte della comune rabbia che può avere qualcun altro. E forse non sono una signora, ma la regina di un’estate sì”. Per la premiazione, salì sul palco dell’Arena di Verona vestita da sposa – malauguratamente, proprio sul finale della canzone, inciampò nel lunghissimo strascico, facendo un solenne tonfo… Recuperato il microfono, ebbe la prontezza di sorridere: “Non sono una signora, questo vestito non lo so portare”.

Sicuramente, tra le tante canzoni scritte da Ivano Fossati per le dive della canzone italiana (Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Anna Oxa, Patty Pravo, Fiorella Mannoia), nessuna si adatta alla sua interprete quanto ‘Non sono una signora’. Nel 1982, quando riallacciò i contatti con Loredana Berté a qualche anno da ‘Dedicato’, Ivano Fossati non era il cantautore schivo che oggi conosciamo, ma uno dei nomi più “caldi” dell’industria discografica, in grado di scalare le classifiche sia da solo (‘La mia banda suona il rock’, 1979) che come autore e produttore (‘Un’emozione da poco’, ‘Pensiero stupendo’, ‘E non finisce mica il cielo’). E se oggi la sua immagine evoca la sua Genova e le ‘notti in Italia’, in quel periodo era quasi più americano che italiano. Si affidava quasi solo a musicisti stranieri, e viveva pressoché in pianta stabile negli Stati Uniti. In ‘Carte da decifrare’, autobiografia scritta a quattro mani con Pietro Cheli, accenna con nonchalance a come in quel periodo, a New York “Io, Loredana, Renato Zero, Walter Chiari e Chet Baker ci trovavamo ogni sera con i Platinum Hook, trascinante gruppo di neri newyorchesi che suonava nei dischi di Loredana”.
Dopo il successo di ‘Non sono una signora’ e dell’LP che la contiene, ‘Traslocando’, il sodalizio Berté-Fossati si rinnova nel 1983 grazie all’album ‘Jazz’ – ma il cantautore è sempre meno entusiasta di lavorare per altri, e decide di rinunciare a tale aspetto della propria carriera. Di fatto, nella sua biografia sembra quasi prendere le distanze da quanto scritto per altri artisti. Viceversa la Berté, anche in seguito alle vicissitudini sopracitate, finisce per identificarsi sempre di più con tale canzone, che pare riaffacciarsi in alcune grintose, insoddisfatte composizioni da lei scritte e cantate (‘Io sì, io’, ‘Stiamo come stiamo’, ‘Amici non ne ho’). E ancor oggi, quando si tratta di esprimere la sua filosofia di vita, le capita di affermare “Come sto? Bene. Anche se la guerra non è mai finita” oppure: “Forse dovrei stare sempre tranquilla, educatina, fare la riverenza, ma io non ci sto. Qualunque aria tiri, comunque si mettano le cose, io non sono una signora” (da interviste al Corriere della Sera e al Messaggero).

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CANZONI INDIMENTICABILI: NON SONO UNA SIGNORA

Il rock aggressivo di Loredana

Questa canzone scritta da Ivano Fossati è stata, in assoluto, il singolo di maggior successo commerciale dell’intera storia artistica di Loredana Berté. Compresa nel celebrato album shock  Traslocando, del 1982 (in copertina appare la cantante vestita da suora), il brano raggiunge presto i vertici delle classifiche discografiche di quell’anno, rimanendovi per ben venti settimane e conquistando la terza posizione assoluta.

Il Festivalbar edizione ’82 è cosa sua, e la Berté vive così un vero e proprio momento di grazia. L’Italia tutta sembra inchinarsi di fronte alla sua insolita, prorompente personalità, così atipica nella sua femminilità irruenta e indocile. Il merito di questo exploit è naturalmente tutto nell’ottima fattura della canzone, che sa sottolineare abilmente l’immagine aggressiva costruita dalla cantante nel corso dei lunghi anni di una carriera iniziata nel 1974 con l’album Streaking (titolo che allude chiaramente alle pratiche anglosassoni dello spogliarello di protesta) e proseguita, l’anno successivo, con la “scandalosa” Sei bellissima, censurata dalla radio e dalla televisione di Stato per la sua “audacia”. E già nel titolo, la nuova canzone della Berté prometteva sostanzialmente guerra ai conformismi, alla femminilità “borghese”, all’ideologia del perbenismo: bersagli raggiunti da questa sorta di dichiarazione di diversità personale.

E anche la musica, col ricorso a un rock brillante e a un ritmo giocato sui contrasti, asseconda la propensione di Loredana a imporsi con la forza dello “strillo” piuttosto che con l’uso della nuance espressiva. E come darle torto, del resto, visto quello che diventerà nel corso degli anni Novanta l’atteggiamento dominante (e puntualmente redditizio) di ogni politico, commentatore, opinionista o anchorman italiano di fronte a una telecamera? Si può dire che la “berciante” Berté, inconsapevolmente, non abbia fatto altro che anticipare un’epoca…

Non sono una signora,
una con tutte 
stelle nella vita.
Non sono 
una signora,
ma una per cui la guerra 
non è mai finita…

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LOREDANA BERTÈ TRASLOCANDO 1982

C’è chi la ama, c’è chi la odia, ma soprattutto c’è chi non la conosce. Ancor prima di quella negli atteggiamenti, Loredana Bertè ha portato nella musica italiana una trasgressione di qualità, sposando il talento con grandi canzoni. Un’artista da ascoltare ancora oggi, senza pregiudizi.

 

Traslocando, uscito nel 1982, è la settima fatica di Loredana Bertè e la prima prodotta da Ivano Fossati. I dischi precedenti, frutto della collaborazione con Mario Lavezzi, ne avevano già dimostrato il valore includendo alcuni brani particolarmente ispirati e destinati a diventare dei classici: da Sei bellissima a E la Luna bussò passando per Dedicato e In alto mare. Con questo album l’artista nata a Bagnara Calabra compie però il definitivo salto di qualità proponendoci una raccolta praticamente perfetta a cominciare dalla imponente Per i tuoi occhi, frutto della penna di Maurizio Piccoli. “Per i tuoi occhi ancora, ho visto un po’ di azzurro nella vita mia. Due stelle giù in pianura, che ci faranno male. E Loredana segue la scia”. E la scia la segue anche in Stare fuori, incalzante bolero di Fossati, dove la voce si fa drammatica in un crescendo mentre sussurra: “Soli, un po’ come dire stare fuori, un po’ più che un’arte stare soli, volere bene al tempo, che ti batte e che ti lascia…”, calandoci in un’atmosfera che si fa ancora più malinconica nella successiva cullante Madre Metropoli, versione italiana di Les caves de l’amour, dove un sassofono imperioso va a sottolineare in chiusura tutta la sensibilità della storia: “Qualcuno poi nasconde l’ombra in un portone, è come se legasse il collo a un aquilone. Ed io che mi risveglio per non farmi male, accanto sento un uomo ma non so chi è…”. A ridestarci ci pensa I ragazzi di qui, dalla ritmica pulsante, quadro dipinto nuovamente dalle liriche di Fossati: “Qui la notte striscia intorno, la solitudine non dà l’allarme, perché è un uncino di platino, che prende il cuore, non rabbia, non paura, non dolore…”. Altro piccolo gioiello è Stella di carta, modernissima composizione di Piccoli, con una matrice pop/rock arricchita da un bel gioco d’archi e chitarra, resa sempre più impetuosa dalla voce della Bertè che esplode: “Siamo di pasta diversa, io seguo un altro destino, se vado incontro alla notte, se ho le costole rotte è per vedere il mattino”.
Traslocando continua a stupirci con il brano omonimo. Cambio di rotta verso il jazz, idea straordinaria di Fossati con la tromba di Kevin Jasper che disegna melodia mentre ci immaginiamo la scena: “Lucy la sconveniente non mi aiutava. Davanti allo specchio si studiava la curva delle anche, quelle cellule stanche. Quel suo appetito da uomo certo così strano, non fosse stato in linea con le rughe della sua mano”. L’arrangiamento è decisamente colorato con fiati potenti e la voce della cantante calabrese su toni questa volta vellutati e narratori, abilissima a non andare mai oltre le righe.
Arrivati alla traccia sette ci imbattiamo nel manifesto della Bertè. Non sono una signora, ancora firmata dal cantautore genovese, si riconosce al primo battere: “Non sono una signora, una con tutte stelle nella vita. Non sono una signora, ma una per cui la guerra non è mai finita”, con quel piano a rispondere, l’effetto eco nella voce, la batteria, il sassofono. Inconfondibile. Notte che verrà, scritto da sua sorella Mia Martini con Guido Guglielminetti, è invece un pezzo drammatico nelle parole ma scanzonato nella musica, a sottolineare i chiaroscuri della vita, con lunghi assoli e parti strumentali: “E qualcuno si consola, tanti sono soli come me. E qualcuno si innamora, fino a quando l’alba tornerà”. Ancora Fossati firma J’adore Venice, che inizia a sorpresa, quasi priva di ritornello, con un cambio di tonalità e un testo accattivante: “I motivi di un uomo, non sono belli da verificare. Il problema è concedersi un po’ del meglio e un po’ di più”. La chiusura è affidata ad Una, il brano di minore impatto di Traslocando, firmato anche da Renato Zero, storico compagno di strada delle sorelle Bertè, il quale tratteggia: “Una…non ha fortuna, l’altra sorride in copertina. E quando passa l’amore, si ferma oppure no? La sua solitudine, la urla dal juke box”.

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CANZONETTE:

LOREDANA BERTÈ – UNA CON TUTTE STELLE NELLA VITA

“La fretta del cuore è già una novità / che dietro un giornale sta cambiando opinioni / E il male del giorno è pochi chilometri a sud / del mio ritorno del mio buongiorno / Ma è un volo a planare dentro il peggiore Motel / di questa carretera, di questa vita-balera / È un volo a planare per essere inchiodati qui / crocifissi al muro ma come ricordarlo, ora // Non sono una signora / una con tutte stelle nella vita / Non sono una signora / ma una per cui la guerra non è mai finita / oh no, oh no // Io che sono una foglia d’argento nata da un albero abbattuto qua / e che vorrebbe inseguire il vento ma che non ce la fa / Oh ma che brutta fatica cadere qualche metro più in là / dalla mia sventura dalla mia paura / È un volo a planare per esser ricordati qui / per non saper volare ma come ricordarlo, ora! // Non sono una signora / una con tutte stelle nella vita. / Non sono una signora / ma una per cui la guerra non è mai finita”

Successo da spiaggia dell’estate ’82, “Non Sono Una Signora” segnò il culmine della notorietà di Loredana Berté. Oltre che per le sue bizzarrie sceniche, i rotocalchi parlavano di lei anche per le nozze con Roberto Berger, un rampollo di famiglia bene più giovane di dieci anni. Il matrimonio fu osteggiato dalla famiglia di lui e si concluse con un divorzio, ma d’altronde non poteva essere altrimenti. Era tutto scritto nelle parole di questo testo e confermato dalla esibizione al Festivalbar, quando la Berté si presentò vestita con un abito da sposa, ma inciampò maldestramente nello strascico, ruzzolando sul palco in diretta TV. È raro trovarsi di fronte a una così evidente identificazione tra interprete e brano musicale. Il fatto è ancor più sorprendente se si pensa la canzone fu scritta da Ivano Fossati, il quale, oltre ad essere un grande cantautore, deve possedere indubbie doti di psicologo. Del resto la Berté non aveva mai fatto mistero del suo carattere problematico e aveva anzi fondato la propria carriera soprattutto sulla trasgressione indirizzata ai benpensanti in un percorso che dalle tensioni ribelli degli anni ’70 portava all’edonismo degli ’80. Fossati non fece che mettere in versi questo carattere sguaiato attraverso il ritratto di una donna depressa continuamente in lotta con il mondo. Su tutte le immagini evocate, spicca nettamente quel “volo a planare per essere inchiodati qui crocifissi al muro”, un’immagine dura e crudele come il destino avverso. Oppure, per usare termini più moderni, come il DNA. (26-03-2007)

 

(Grazie ad Alberto Gilardi)