UFFICIALMENTE DISPERSI (1993)

 

Copertina

 

 

 

TRACKS

  1. Kabul – 5:16 (Loredana Bertè – Philippe Léon)

  2. Ufficialmente dispersi – 5:38 (Loredana Bertè, Maurizio Piccoli – Maurizio Piccoli)

  3. Da queste parti stanotte – 4:15 (Loredana Bertè, Maurizio Piccoli – Maurizio Piccoli)

  4. Mi manchi – 4:10 (Loredana Bertè – Mauro Paoluzzi)

  5. Canta vaya con dios – 4:50 (Maurizio Piccoli)

  6. Il comandante Che (Let’s Face It) – 7:29 (Loredana Bertè, Maurizio Piccoli – Paul Gerard Buchanan)

  7. Uomini senza amore – 4:55 (Franco Mussida)

  8. Dormitorio pubblico – 4:17 (Loredana Bertè, Maurizio Piccoli – Maurizio Piccoli) – Canzone cantata precedentemente da Anna Melato

  9. Viva la Svezia – 3:44 (Loredana Bertè – Mauro Paoluzzi)

  10. Stiamo come stiamo – 4:15 (Loredana Bertè, Maurizio Piccoli – Maurizio Piccoli) – Cantata in duetto con Mia Martini

 

 

 

 

Retro

 

“Ufficialmente dispersi”  viene pubblicato nel 1993 dalla Sony Music, in occasione della partecipazione al Festival di Sanremo col brano “Stiamo come stiamo”, firmato con Maurizio Piccoli, interpretato in gara con la sorella Mia Martini.

Sembra che la canzone “Stiamo come stiamo” fosse stata scritta per essere cantata insieme a Patty Pravo, fu invece presentata al Festival di Sanremo e cantata insieme a Mia Martini. La presenza di Loredana al Festival rappresentava il suo grande ritorno artistico dopo anni di assenza dalla discografia e dopo alcune travagliate vicende personali, culminate con la separazione da Björn Borg.

Con questo album, Loredana intensifica e definisce la propria attività di autrice.

“Mi manchi”, scritta da Loredana stessa pensando all’ex marito Borg, diventa uno dei successi dell’estate 1993. Anche il brano “Viva la Svezia” è composto pensando all’ex marito e alla Svezia, dove Loredana visse per quasi quattro anni.

L’intero disco è caratterizzato dalla collaborazione con Maurizio Piccoli, con cui Loredana aveva già collaborato e con cui firma molti dei brani dell’album.

L’album è un disco maturo nel quale trovano spazio brani raffinati e maturi che la critica italiana non manca di evidenziare ed esaltare. Tra gli altri, sono degni di menzione brani come “Da queste parti stanotte”, “Il Comandante Che” e “Ufficialmente dispersi”, title track dell’intero album.

Sul retro della copertina viene riportata una frase di Mia Martini, col senno di poi fin troppo veritiera: “I cimiteri sono pieni di gente indispensabile mentre il nostro pianeta è popolato di morti viventi”. 

L’album è stato registrato all’Umbi Studio di Modena, e mixato al Morning Studio di Milano.

 

(Fonti: Wikipedia)

 

 

 

Interno 1 Interno 2

 

 

RECENSIONI E CURIOSITA’…

LA RABBIA DELLA COMPAGNA LOREDANA BERTE’

Sentimenti e denuncia sociale in un album tutto grinta ed impegno.

“Allah è grandissimo, attesto che non vi è divinità al di fuori di Allah, attesto che Mohamed è l’inviato di Allah, venite alla preghiera, venite alla salvezza, Allah è grandissimo, non vi è divinità al di fuori di Allah” Con questa chiamata alla preghiera registrata in arabo da Farid, di Radio Popolare di Milano, comincia il brano “Kabul” che apre il nuovo album di Loredana Bertè “Ufficialmente Dispersi”.

È un disco di rabbia e disagio che coniuga musica moderna a pulsioni antiche, viscerali e al recente impegno politico e civile della Bertè, su cui sarebbe ingeneroso sorridere. “Kabul” è un brano dedicato alla resistenza afgana, la fuga degli uomini che vanno a combattere, mentre le donne e i bambini restano in città a faccia a faccia con il nemico. “Ufficialmente Dispersi”, il branche dà il titolo all’album, non troppo orecchiabile, è un inno al disagio e alla diversità di chi non riesce a integrarsi in questo mondo (“apertamente ammetto che ho perso le vele e il diario di bordo e il mondo è sempre più sordo…”).

Tra i vari riferimenti autobiografici spiccano due canzoni, “Mi Manchi” e “Viva la Svezia”. La prima è la storia di un uomo che se ne va e lei scopre di amarlo, l’altra riscrive un episodio della sua vita col l’ex marito Bjorn Borg. Secondo la versione ufficiale, la Bertè-Borg si presentò a una festa del sovrano di Svezia con un abbigliamento non adatto alla circostanza. Lei nella canzoni sostiene che erano tutti abbastanza informali (“Alla corte del re tutti al party in deshabillé….”).

Un’altra canzone notevole è “Il Comandante Che” che si apre con le grida di una manifestazione contro l’embargo a Cuba cui segue l’annuncio della morte del condottiero, dalla voce di Fidel Castro. È una canzone moderna nei suoni, il cui spirito sembra però arrivare davvero da un altro pianeta. Nel brano il “Che” diventa il simbolo del riscatto, della lotta per la dignità degli uomini, di chi finisce per essere sempre “contro”. Il momento scelto per un discorso del genere e la sincerità che trasuda da tutto il brano escludono qualsiasi ipotesi di opportunismo. C’è invece una sorta di eroica ingenuità. Un mondo di piombo, di incomprensione umana e artistica in “Uomini senza amore” di Franco Mussida (PFM), mentre in “Dormitorio Pubblico” siamo in pieno realismo socialista militante. Si parla di barboni e emarginati. Conclude l’album “Stiamo come stiamo”, canzone assolutamente splendida sul disagio dei nostri tempi che la Bertè esegue in coppia con la sorella Mia Martini. È un disco incredibile, commovente, controcorrente, in cui la Bertè scopre una vena d’autrice dove la mediazione poetica non passa attraverso la cultura, ma per strane metafore.”

Mario Luzzatto Fegiz, “Corriere della Sera” – 30/03/1993

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IL RITORNO DI LOREDANA BERTE’ ALLO SMERALDO – VENT’ANNI DI CARRIERA RIASSUNTI IN DUE ORE

20 Dicembre 93 MILANO TEATRO SMERALDO
Alla fine, al teatro Smeraldo, è tutta un’atmosfera da “volemose bene”, con ringraziamenti a pioggia per il pubblico, i musicisti, i tecnici e poi abbracci, baci in dosi addirittura un po’ sospette. Ma bisogna capirla, Loredana: erano otto anni che non cantava a Milano e nel frattempo aveva ingoiato delusioni, amarezze, psicofarmaci, e c’erano state storie di cronaca rosa che avevano riempito le pagine dei giornali pettegoli, facendola ormai passare per un ex cantante. Invece l’altra sera Loredana Bertè ha raccolto più di mille appassionati, ben felici di ritrovarla vivace, volitiva, un peperino (riserva qualche battuta al vetriolo per il sindaco Formentini) che sia pure con qualche esigenza di messa a punto ha dimostrato di appartenere ancora a pieno titolo al circuito e alla comunità artistica nazionale. Per lei quasi due ore di concerto: il riassunto di circa vent’anni di carriera, per festeggiare il gran ritorno con un album dal vivo che dovrebbe apparire nei primi mesi del 94. Ad assisterla un bel gruppo di accompagnatori, con la voce di Aida Cooper a contrappuntarla. Sotto al palco, un drappello di ultras l’hanno incitata, sorretta, blandita con ogni mezzo e lei, 43 anni, tenuta da improbabile teen ager un po’ appesantita, ha risposto colpo su colpo. Nel repertorio selezionato, tutti i grandi successi: E la luna bussò, ottimo prototipo di reggae italiano, Non sono Una signora, Sei bellissima, nel tripudio generale, Dedicato, deliziosa pagina d’epoca di Fossati, e poi la toccante Il mare d’Inverno di Ruggeri, la meno nota Buongiorno anche a te di Pino Daniele, fino ai bis con In alto mare, Per i tuoi occhi, La goccia. C’è anche spazio per una canzone più che esplicita, Il Comandante Che. Loredana non è tipo che si perda d’animo e canta e suda, salta: “speriamo di rivederci presto”, confessa. E ha ragione, un altro esilio così lungo proprio non lo meriterebbe.”

Enzo Gentile – La Repubblica – 22/12/1993

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Bertè a Milano dopo 8 anni

NEL SEGNO DEL CHE GUEVARA ECCO LOREDANA: RITORNO CON RABBIA

20 Dicembre 93 MILANO TEATRO SMERALDO

Milano – Loredana è tornata, viva Loredana. Dai palcoscenici milanesi mancava da 8 anni. E l’accoglienza calorosissima che i fan le hanno riservato lunedì sera al teatro Smeraldo testimonia che nel frattempo non è stata certo dimenticata. E lei ha fatto di tutto per farsi rimpiangere altri 8 anni. Estroversa, irriverente ed impertinente, Loredana Bertè ha imperversato per quasi due ore l’altra sera, nel contesto di uno sparuto numero di date messe in piedi per poter registrare un album e una videocassetta dal vivo. “E’ un anno che aspetto che qualcuno mi chiami per farmi cantare. E stasera ho deciso che mi voglio divertire fino in fondo. Tanto a casa non m’aspetta nessuno….”: così ha esordito Loredana in mini-abito rosso, cosce al vento, camicione nero e mascherina nera sugli occhi.

Accompagnata da una robusta band e dalla voce tornita di Aida Cooper, l’ex ragazzina pestifera della canzone italiana ha ripercorso le tappe della sua lunga carriera con ugola all’inizio stranita, poi sempre più sicura.”Kabul”, la balzanamente interpretata “Jazz”, “Io”, “Traslocando”, hanno fatto alzare il già alto tasso di fanatismo in sala, costringendo in piedi sotto il palco il nutrito zoccolo duro di fan. Urla e coretti a volontà, quindi, per il gioiellino “E la luna bussò”, per “Il mare d’inverno” (con frecciatina all’autore Ruggeri, presente), la sanremese “Stiamo come stiamo”, per la quale è intervenuta a duettare la sorella Mia Martini, applauditissima.

Finale al fulmicotone con “Il comandante Che”, con tanto di ritratto guevaresco sullo sfondo. “Non sono una signora”, “Sei bellissima”, “In alto mare”. Quindi, la rivelazione fatale dal palco: la candidatura al prossimo festival di S.Remo. per ora, bentornata.”

Paolo Scalpellini, Il Giorno – 22/12/1993

 

(Grazie ad Alberto Gilardi)