UN PETTIROSSO DA COMBATTIMENTO (1997)

loredana_berte-un_pettirosso_da_combattimento-front

 

TRACKS

  1. Pomeriggi (solo terza edizione)(Philippe Leon, Loredana Berté)

  2. La pelle dell’orso (Mauro Paoluzzi, Loredana Berté) – 4:59

  3. Condominio N. 10 (Philippe Leon, Loredana Berté) – 4:10

  4. Luna (Maurizio Piccoli, Loredana Berté) – 4:16

  5. Treno speciale (Giuseppe Deodato, Loredana Berté) – 4:18

  6. L’esodo (Mariella Nava) – 4:04

  7. Rap di fine secolo (Luca Rustici, Paolo Costa, Loredana Berté) – 4:37 (solo prima edizione ritirata)

  8. Padre padrone (Luca Rustici, Loredana Berté) – 4:20

  9. Zona venerdi (Philippe Leon, Loredana Berté) – 5:22

  10. Cuore in stallo (A.M.Barletta, Philippe Leon, Loredana Berté) – 3:31

  11. Padre davvero (Antonello De Sanctis – Piero Pintucci) – 3:02

  12. Buon compleanno papà (Loredana Berté) – 1:06

 

 

 

Retro

 

 

 

“Un pettirosso da combattimento” è il primo album di Loredana dopo la morte della sorella Mia Martini, e a lei interamente dedicato.

Tutti i brani portano la firma della cantante, eccetto “Padre davvero”, sua personale versione di un brano di Mia Martini, e “L’esodo”, composto da Mariella Nava.

L’album ebbe una gestazione difficile in quanto nel 1996, Renato Zero, che doveva inizialmente esserne l’editore, continuava ad insistere su una produzione con arrangiamenti più commerciali, mentre Loredana spingeva per un taglio decisamente più rock. A metà lavoro, i due litigarono e Renato Zero si appropriò di quanto era stato inciso fino a quel momento, chiedendo ben 100 milioni di lire per il successivo utilizzo di tali registrazioni da parte di Loredana, dando origine ad una spiacevole contesa legale. A questo punto, Loredana registrò nuovamente le sue canzoni con la produzione del musicista Mauro Paoluzzi e il disco venne distribuito dalla Sony.

Ma a causa di un’altra controversia, legata alla paternità del brano “Rap di fine secolo”, l’artista venne nuovamente trascinata in una seconda battaglia legale (da lei vinta nel 2003), motivo per cui l’album venne ritirato dal commercio e successivamente ristampato.

In tutto ne uscirono tre versioni: la prima, quella ritirata dal commercio; la seconda, che vedeva l’esclusione del brano “Rap di fine secolo”; e la terza, che include anche il brano “Pomeriggi”.

Il grido di dolore per la perdita di Mia Martini esplode in tutta la sua potenza nel brano “Zona venerdì”, composto da Loredana stessa ed osannato dalla critica.

Nel 2012, una quarta ristampa in versione economica  ad opera dell’ex manager Nando Sepe  ne assembla per la prima volta tutti insieme i 12 brani.

La canzone “Luna” fu presentata al Festival di Sanremo 1997, mentre “La pelle dell’orso” è il brano che presenta nella sua ultima partecipazione al Festivalbar. Singolare il gioco di parole del titolo di quest’ultimo brano, dedicato all’ex marito Borg, quasi una risposta alla precedente “Mi manchi”: “Borg”, infatti, significa “orso” in lingua svedese.

Dopo il Festival di Sanremo, Loredana presenta l’album nel contenitore televisivo Domenica In, cantando una canzone a puntata.

Il titolo dell’album prende spunto dalla canzone “La Domenica delle Salme” di Fabrizio De André: Loredana stessa chiese personalmente a De André il permesso per l’utilizzo di questo suo verso.

 

(Fonti: Wikipedia)

 

 

Foto 3

 

Foto 5

 

Foto 9

 

Foto 10

 

Un Pettirosso Da Combattimento 2

 

 

 

Un Pettirosso Da Combattimento 1

 

 

 

RECENSIONI E CURIOSITA’…

 

Un grande ritorno

LOREDANA BERTÈ UN PETTIROSSO DA COMBATTIMENTO

Il fatto di vederla ogni anno al Festival di Sanremo potrebbe ingannare: la Bertè non si presta al repertorio leggero, ma estrae l’arma a lei più congeniale, quella della verità. Così, eccola cantare le proprie angosce esternando l’indignazione senza peli sulla lingua . In Rap di fine secolo punta l’indice contro la televisione, la mafia, la massoneria, ma anche i genitori. In altre due occasioni lancia frecciate al padre (Padre-padrone e Padre davvero). Quest’ultima ripresa dal repertorio Anni 70 di Mia Martini, sorella compianta a cui dedica Zona Venerdì. Testi della stessa Bertè, davvero ispirati, ma anche la musica è quella giusta, con chitarra elettrica in primo piano, adatta nell’esaltare le doti vocali di Loredana. Lei canta come una tigre, sa attendere e sprigionare il meglio di sé. Una voce graffiante che eccede solo in un paio di occasioni (Cuore in stallo e Padre davvero). Il resto è ottimo.

 

Tutto – marzo 1997

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

UN PETTIROSSO DA COMBATTIMENTO
Loredana Berté: Un pettirosso da combattimento (Sony).***

Lontani da Sanremo, almeno fino all’anno prossimo, si può parlare finalmente di musica. E confermare per esempio che Loredana Berté a Sanremo non scherzava affatto. Ci è andata per rabbia, per la necessità fisica e morale di tornare a vivere dopo tante disgrazie, dopo tante chiacchiere inutili, dopo tanto sciacallaggio sulla sua persona e su quella di Mimi, la sfortunata sorella. Al festival della frivolezza «cuore-amore» la Berté ha imposto la sua figura scomoda, sfigurata dal dolore e dalla tragedia, che non ce la fa più a cantare le solite stupide finzioni, ma pesca nel torbido delle verità più imbarazzanti per esorcizzare in qualche modo il male. Altro che musica leggera che consola: la voce di Loredana è un ringhio screpolato di disperazione che se la prende contro tutti, il padre padrone, l’ex marito Borg, l’amministratore di casa e tutti gli opportunisti più sciocchi, culminando con un «rap di fine secolo» che è il suo inno apocalittico alla decadenza di oggi. Certo i rigurgiti autobiografici possono offuscare la lucidità del canto, ma prendendo in prestito il titolo Un pettirosso da combattimento da Fabrizio De André, l’agguerrita cantautrice costruisce l’album più autentico e impressionante della carriera. Con la determinante collaborazione musicale di Mauro Paoluzzi, il disco è certo il più riuscito del dopo Sanremo. Ma quanti sono disposti ad ammetterlo? Loredana-Strega può mettere paura agli utenti televisivi di canzoncine troppo sceme per essere pungenti.

 

Panorama – 11/04/1997

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

UN PETTIROSSO DA COMBATTIMENTO

Da Sanremo i cantautori fuggono perché la farsa vorrebbe tradursi in storia. Certi palcoscenici sembrano fatti apposta per mettere in luce il falso che annida nei versi di molte canzoni. Un sovrabbondare di maschere tardive, in piena Quaresima. Plastica spacciata per platino. Invece per Loredana quella scena si è trasformata in un grido. Di dolore. Di rabbia. La verità delle sue parole avrebbe dovuto iniziare con un pugno nello stomaco, con quel”….e vaffanculo luna” cancellato all’ultimo momento per la tv e invece presente in questo ultimo e travagliato lavoro nato dalla sofferenza e dalla tragedia personale. Un Pettirosso da Combattimento (omaggio alla perduta Mimì) nasce da dentro, dove non si vede. Nasce da un’autrice che ha scoperto di poter contare ancora un un’insperata creatività. Canzoni come quella del Festival (Luna), La pelle dell’orso, Cuore in stallo, Condominio n.10 dimostrano che la Bertè è capace di lottare per un ruolo da protagonista che probabilmente non ha mai avuto. E brani come Treno Speciale e Zona Venerdi, con la straordinaria intensità che possiedono, svelano un’artista da rivalorizzare. Assolutamente.”

 

Paolo Bernardin, La Repubblica – marzo 1997

—————————————

LOREDANA BERTE’ AI MAGAZZINI GENERALI

“UN PETTIROSSO DA COMBATTIMENTO TOUR”

“Loredana Bertè – 14/04/97 Magazzini Generali Milano

Fin dalla prima canzone, Amici non ne ho, Loredana sfoggia una voce abrasiva che è lo specchio del suo attuale stato d’animo. Una voce che diventa un ringhio sporco e selvaggio, come quello di una belva ferita. Riemersa a Sanremo come un’aliena iperrealista in mezzo a tanti zombie dell’effimero, la Bertè ha poi sfornato “Un Pettirosso da Combattimento”, un disco dove mette in scena la sua tragedia personale senza peli sulla lingua.
E il palpitante concerto finisce per assumere una valenza purificatrice, una sorta di rinascita dopo tanti mali, disillusioni e disgrazie. Con un rantolo quasi catartico da novella Janis Joplin, in pelle nera come una vedova-punk, Loredana Bertè rigenera vecchi trofei come “Il mare…” di Ruggeri, “Buongiorno anche a te e Voglio di più” di P. Daniele, Ragazzo Mio di Tenco, E la luna bussò di Lavezzi in chiave reggae, oltre ai revival di “Io”, Sei Bellissima, Dedicato, Il Comandante Che e ai rabbiosi sfoghi più recenti, come Luna in versione non censurata, La pelle dell’orso, Rap di fine secolo e Padre Davvero, in omaggio a Mimì. Una serata trionfale per un’interprete autentica fino all’impudicizia.”

La Repubblica – maggio 1997

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

BERTE’, GRAFFI ROCK. LOREDANA INFIAMMA FESTADESTATE

BARI. Il ritorno in grande stile della cantante calabrese

E’ l’unica vera cantante rock che il panorama nazionale italiano abbia mai contemplato. E’ rock la sua storia di vita, è rock la sua rabbia, è rock la sua voce roca, è rock il suo aspetto fisico. E’ rock, se non addirittura glam, la solita minigonna nera, il trucco marcato e la chioma-parruccone. E’ rock soprattutto per la sua perseveranza da bastian contrario, per l’incazzatura storica nei confronti del grande circo della musica e soprattutto dei burattinai dello showbusiness.

Negli anni del grande abuso della parola rock, delle infiltrazioni commerciali pop e soprattutto del canto delle sirene-classifiche che hanno ammaliato più di un combattente di strada, è bene che si sappia che la nostra Loredana, la “folle” e incontrollabile Loredana Berte’, l’accezione di “signora del rock” se la merita tutta. Eccola rilucere in tutta la sua cruenta e trasgressiva onestà sul palco di Festadestate. E’ toccato a lei la scorsa sera inaugurare la quarta edizione, in una serie del levante che traboccava di gente e di S.N.A.O.M.S. le sue canzoni un coro di almeno 5000 persone, vecchi fan e semplici curiosi, tutti accorsi a celebrare uno dei personaggi più bizzarri e fuori dalle regole che la storiografia della canzone italiana possa fino ad oggi annoverare.
“Datemi affetto” dice Loredana promettendo subito che non smetterà di cantare se non quando il pubblico non ne potrà più. A vederla così padrona della scena non si può che pensare che sia in piena forma. Gli ultimi conti con il passato li ha pagati con l’album “Un pettirosso da combattimento”, un onesto e sincero viaggio nella sorte di una famiglia difficile, in cui qualcuno ha finito per rimetterci la vita. Oggi che Mia non c’e’ più, Loredana sembra non darsi pace nel suo ricordo. Ha il braccio poggiato sul leggio, come in un ideale e sconfinato abbraccio, che però questa volta non regge le parole di una canzone ma una fotografia della sorella, vittima dei pregiudizi e della codardia dello showbusiness. Parla spesso di lei accusando i responsabili morali della sua morte, come se avesse una missione per conto di Mimi’ e cioè dire come davvero sono andate le cose e perchè dopo tanto successo l’hanno lasciata morire in solitudine.

E’ un concerto rock quello che Loredana Berte’ regala al pubblico di Festadestate, ricco di sferzate elettriche, di singulti ritmici, di energia, ma anche di malinconiche parentesi melodiche, in cui riemergono vecchi dolori e ferite mai curate. In scena c’e’ la sua vita. La canta senza pudicizie e ipocrisie di sorta. Ancora una volta vuole essere capita per quello che è, e anche sul palco cerca sensazioni dirette, senza ipocrisie e falsi valori. Fra una canzone e l’altra parla con il pubblico, si preoccupa di una ragazza che si è sentita male per il caldo e non rincomincia a cantare se non quando si è accertata che le siano state presentate le dovute cure.
Loredana si racconta spesso, parla della sua difficile storia artistica, ma soprattutto canta e lo fa con la grinta di sempre, con quella voce che fa venire i brividi in “Padre davvero”, cavallo di battaglia di Mia Martini. “Il mare d’inverno” di Ruggeri è introdotta dalle tastiere che manterranno un’atmosfera rarefatta per tutto il brano, ed è bellissima in questa versione più dedicata “Ragazzo mio” è datata 1984 e resta una grande canzone così come lo è ancora oggi quel manifesto femminile di “Non sono una signora” di Fossati.

Del repertorio di questi ultimi anni canta “Amici non ne ho”, “Rap di fine secolo”, “luna” che quest’anno ha portato a Sanremo, “Voglio di più” di pino Daniele, si tuffa nelle atmosfere reggae di “E la luna bussò” e poi ancora “Mi manchi”, “Buongiorno anche a te”, percorrendo in lungo e in largo la sua carriera. In questo viaggio, un pò sofferto, l’accompagna una buona band. E sullo sfondo del palco, su un telo bianco, è disegnato un pettirosso. E’ come se avesse voluto finalmente svelare di se stessa quanto nessuno ha mai sospettato davvero. Eccola lì, sul suo rametto, con la paura di cadere e l’incapacità di volare.

 

La Gazzetta del Sud – giugno 1997

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

SANREMO ‘97

Parla Loredana Bertè, sorella della Martini, il giorno dopo della censura della canzone che porterà al festival.

“VINCERÒ SANREMO NEL NOME DI MIA”

Milano – Loredana Bertè torna a Sanremo. E scoppiano le polemiche, secondo copione. Il pezzo sanremese, che la cantante ha scritto con l’autore Maurizio Piccoli, se la prende con l’astro degli innamorati e non va tanto per il sottile: “Vaffanculo luna”, recita un passo del testo. Ieri abbiamo raggiunto la cantante dai microfoni di RTL 102,5. Loredana è in questi giorni in sala di incisione dove sta ultimando un nuovo disco: “Il primo album inedito dal ’93. Il titolo è “Pettirosso da combattimento”, me l’ha consigliato Fabrizio De André”, dice la Bertè, che è tranquilla e serena e getta acqua sul fuoco. “Non mi sembra il caso di fare un dramma di questo piccolo episodio. Gli esperti mi hanno consigliata di modificare il testo. E allora l’ho fatto, in fin dei conti, il gioco vale la candela, visto che per tre sere sto sul palco di una manifestazione tanto importante… e allora sono ricorsa allo stratagemma “occhiali neri”. Ma non ci vedo nulla di così trascendentale. Del resto, il prezzo che ti chiedono si può anche pagare. Comunque ci tengo a precisare che il giorno dopo la finale, canterò “La luna” nella sua edizione originale. E poi quel “vaffanculo”b è detto senza un’enfasi ingiuriosa e volgare, sta per “ma va a quel paese”, d’altronde non è mica scritto da nessuna parte che sia vietato prendersela con la luna”. Un attimo di pausa, poi Loredana fa il punto della sua carriera. “Sono stati anni duri gli ultimi, le cose della vita, le gioie, i ripensamenti, un grande profondo dolore. Piangi per tre anni. E poi ti accorgi che la vita va avanti. Che la musica ti aiuta, che ti metti a scrivere canzoni. E che lo stile Bertè è lì pronto a prendere un’altra volta il volo. Quella forza interiore che mi ha sempre consentito di andare avanti, che non mi ha lasciata per strada…”. E che la cantante di Bagnara Calabra sia in gran forma, lo si intuisce dal suo gioco a carte scoperte. “Si, vado a Sanremo per vincere. Chi l’ha detto che non possa accadere? E allora ce la metterò tutta, vedrete…”. Già, ma non sarà facile. Radiofestival ha già attivato il tam-tam della vigilia. Favoriti dai bookmaker Al Bano, Patty Pravo, e Nek. Commenta Loredana: “Bene, vuol dire che la sfida sarà più elettrizzante. Io vado al festival per vincere in nome di mia sorella Mia Martini. Me stessa. Per la forza che ho ritrovato. Devo tanto al mio manager Nando Sepe (lo stesso di Patty Pravo, n.d.r.) che non mi ha abbandonata e ha creduto in me, nel mio pubblico. Li ricambierò. Sto pensando a una vera e propria performance sul palco dell’Ariston. Una grande scena, per un gran pezzo”. Intanto, Loredana trova spazio anche per tirare ulteriormente fuori le unghie. Vediamo come. La cantante, infatti, scende in campo per difendere la memoria di Mia Martini, inviando una diffida nei confronti della casa discografica Dig It che, nel novembre scorso, aveva distribuito “Indimenticabile Mia”, una raccolta prodotta dalla “Promovideo” e contenente anche due canzoni inedite registrate dall’artista scomparsa nel maggio 1995: “SOS verso il blu”, scritto da Vistarini e Lopez, e “Col tempo imparerò”, di De Santis e Cheli. Nel Cd sono contenuti altri dieci brani famosi tra cui “Almeno tu nell’universo” e “Donna”. Nella lettera di diffida, la Bertè, dichiarandosi erede di Mia Martini, spiega che la pubblicazione di quei brani non è autorizzata e, quindi, sarebbe illegale, ed invita a sospendere la pubblicazione e la messa in commercio di “Indimenticabile Mia” e di ritirare quelle già in commercio. Dalla lettera della diffida emerge che l’azione della Bertè è volta a tutelare l’immagine della sorella e che non le interessa avere i soldi ma solo evitare danni ai diritti di Mia Martini. Diverso il parere della Dig It: “La diffida ci ha stupito – afferma Luigi Di Prisco, amministratore della casa discografica che, con la raccolta ha venduto ventimila copie – perchè “Mimì” non aveva mai contestato questi brani che, peraltro, sono stati elogiati da molti critici. Noi crediamo che Loredana non abbia neppure i titoli per diffidarci, non essendo ancora stata accertata l’eredità di “Mimì”.

Ma il palcosceni dell’Ariston non sopporta parolacce e volgarità

In principio era il caos. Il buon Dio ha creato il mondo, poi Adamo, in seguito, da una costola del primo uomo, è nata Eva e il giardino dell’Eden, da paradiso terrestre si è trasformato in semplice Terra per colpa della fatidica mela. Da quel momento è tornato il caos. In principio erano solo canzonette. I famigerati cantautori hanno nobilitato dei piccoli brani con messaggi di grande (o scadente) poesia e il giardino della canzone d’autore da paradiso della colta comunicazione si è trasformato in un semplice territorio della musica pop per colpa di artisti (spacciati come cantautori) tipo Marco Masini. Da qul momento è tornato il caos. L’irrequieta Loredana Bertè, mandando la luna a quel paese (nel modo volgare che tutti conosciamo) non è certo arrivata prima. Il deprecato Masini ha dedicato, un paio di anni fa, un’intera canzone al classico “vaf…” stradaiolo. Viste le precedenti malefatte del “disperato” Marco, definimmo l’ignobile composizione come la canzone meno volgare da lui cantata fino ad allora. Tutto è stato già detto, tutto è stato già scritto e, sfortunatamente per la bizzosa Loredana, tutto è già stato cantato. Ma che bisogno c’è di cercare la provocazione a tutti i costi, quando le provocazioni vere provengono spesso dall’impassibilità, dalla non considerazione e dal menefreghismo? E, per giunta, scegliendo un palcoscenico come quello del Festival di Sanremo che notoriamente è quanto di più nazional-popolare la televisione può offrire? La malconsigliata Bertè, invece di cercare di usare al meglio la sua partecipazione alla prossima kermesse canora, spreca il suo tempo nel difendere una parolaccia che, siamo certi, non le assicura nessun successo garantito. Le volgarità nella musica leggera non vanno più di moda, non stupiscono e non creano pubblicità. Cara Loredana, canta la tua canzone sul palco dell’Ariston senza stonare e augurati che piaccia. E’ questo il tuo più grosso problema.

 

Il Tempo

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Sanremo ‘97

“MI SEMBRA DI ESSERE IN PARADISO… PERCHÈ FINALMENTE SENTO UN’ARIA DI GRANDE RISPETTO VERSO LA MUSICA…”

Come era facile pensare, la canzone della Bertè che concorrerà al 47° Festival sarà in parte dedicata alla memoria della sorella scomparsa (come lo sono “Zona Venerdì” o “Padre Davvero”, contenuti in “Un Pettirosso da Combattimento”): è un brano dal testo arrabbiato con il mondo e con se stessa, che parla della grande solitudine che l’ha per tanto tempo allontanata dal mondo e dai suoi fan. “Dopo la morte di Mia mi sono lasciata andare. Non ho parlato con nessuno per mesi e mesi, stavo lì, sola col mio dolore. Ora voglio stare solo sul palco, voglio vivere sul palco. Voglio vivere”. Con la forza e la determinazione che l’hanno sempre caratterizzata e che hanno molto fatto parlare di lei, Loredana è pronta ad affrontare questo Sanremo da protagonista e con molto humor. “Ho disegnato personalmente alcuni vestiti di scena. Penso che indosserò un tailleur, rigorosamente nero: sono a dieta perché a noi donne non è permesso nemmeno un chilo di troppo. Non è giusto, però: agli uomini con la ‘panza’ nessuno dice nulla”.

Una delle protagoniste dell’ultima edizione festivaliera e stata Loredana Bertè, una donna che non ha paura di apparire fuori luogo e che confida col suo pubblico sia le sue crescite musicali che personali. Dopo quasi tre anni di assenza dalle scene musicali, ritorna a Sanremo per la settima volta con la canzone “Luna”, che presentata per la prima volta sul palcoscenico del Teatro Ariston, non ha entusiasmato per l’interpretazione… chiaro e stato I’attacco fuori tono, la stonatura insomma, forse causata anche dallo stress che una manifestazione così importante provoca. Mentre bisogna riconoscere che il testo è sicuramente tra i migliori dell’ultimo festival, intelligente, coraggioso, che affronta con esasperazione temi come la solitudine, le separazioni, le ansie, ma quello che spicca in maggior modo e I’interpretazione grintosa ‘ ed arrabbiata dell’artista.

Una donna Loredana, che grazie al sua nuovo album, racconta il ritrovato coraggio di vivere e di costruire partendo dalle emozioni di questi tre lunghissimi anni faticosi e sofferti. Una donna oggi più sicura e sincera sia con se che con gli altri, anche a costo di apparire antipatica; siamo sicuri che gli insuccessi della cantante negli ultimi anni sono più imputabili al personaggio Bertè che alla qualità delle sue performance. Forza Loredana, e arrivato il momento di volare ancora con “Un Pettirosso da Combattimento”. “Dopo la morte di Mia mi sono lasciata andare. Non ho parlato con nessuno per mesi e mesi, stavo lì, sola col mio dolore. Ora voglio stare solo sul palco, voglio

Le abbiamo rivolto alcune domande…

Che ti è sembrato questo Festival?

Mi sembra di essere in Paradiso… perché finalmente sento un’aria di grande rispetto verso la musica… artisti che presentano prodotti che sono costati anni di fatica, lavoro e danaro, cosa che non e mai successo, almeno ai festival in cui ho partecipato io. Mi sembra che tutti abbiano fatto il proprio ruolo bene in una atmosfera di relax.

Quale festival ricordi con piacere?

Ricordo tutti malissimo, perché nella mia vita ho fatto vn sacco di errori, la musica per me non era cosi vitale…nella vita, pensavo, non si possono fare solo dischi, ci sara qualcos’altro… una continuità, lasciare una traccia su questa terra, cos’è, io lascerò solo dischi? Non ci ho pensato due volte e speravo di diventare una buona moglie, mi son messa a cucinare per sei anni… potevo aprire un ristorante, tant’ero diventata brava a cucinare! Riprendere a fare musica e stato durissimo e difficile, perché non avendo più credibilità nell’ambiente, tutti pensavano di me che sono la solita rompicoglioni “… questa poi parte, ritorna, ti pianta in asso, pianto casini…”; questa cosa mi ha penalizzata parecchio. Ora che finalmente sono riuscita a riprendere a fare musica, con questo bellissimo disco, sono contenta perché ho scoperto che la musica e I’unica cosa che non ti tradisce: ti da cose che nessun uomo potrebbe darmi, questo e sicuro! E neanche io voglio più tradirla…

Parliamo di questo nuovo album…

Penso che sia il più bello della mia carriera: canto spaccati di vita personali, come una canzone che ho dedicato al mio amministratore di condominio, che non cambia proprio niente, al quale da due anni mi rifiuto di pagare il dovuto perché a casa mia regna un casino… rumore dalla mattina alla sera, sembra che stiano costruendo la Cappella Sistina! E quindi mi sono sfogata con queste schegge di vita quotidiana; sono molto autobiografica, troppo forse…

 

 

(Grazie ad Alberto Gilardi)